Anche il Mining alla base della crisi energetica del Kazakistan

L’ennesimo crollo del mercato crypto sarebbe stavolta da collegare ad un evento politico ben preciso. Individuato dagli analisti nelle proteste di piazza scatenate in Kazakistan dalla crisi energetica che ha fatto seguito alla liberalizzazione dei servizi energetici.
Per capire meglio quanto sta accadendo, occorre ricordare come proprio il Kazakistan sia uno dei Paesi che si sono avvantaggiati del bando cinese al mining di criptovaluta. Nel Paese resosi indipendente dall’URSS dopo la caduta dell’Unione Sovietica, infatti, il costo dell’energia elettrica era molto basso quando il provvedimento del governo di Pechino si è abbattuto come un maglio sulle mining farm. Le aziende del settore si sono quindi spostate in Kazakistan, ove però ora si trovano alle prese con una crisi politica in piena deflagrazione.

La crisi energetica e politica del Kazakistan

La penuria di energia elettrica ha avuto come conseguenza un aumento vertiginoso del prezzo del GPL. Una escalation tale, però, da spingere la popolazione locale alla vera e propria rivolta di massa contro il governo. Oltre all’assalto ai centri del potere, colpevoli di aver liberalizzato il mercato dell’energia, i rivoltosi si sono impegnati in scontri di piazza con le forze dell’ordine e con l’esercito, schierato per cercare di arginare la situazione. La quale, però, è letteralmente fuori controllo, con morti tra i manifestanti e molti feriti tra le forze governative. Tanto da rendere necessaria la proclamazione dello stato d’emergenza.

Cosa c’entra il mining coi fatti politici del Kazakistan?

La crisi politica è quindi stata originata da quella energetica. Sulla quale una notevole incidenza spetta proprio al mining, ovvero all’attività di estrazione delle criptovalute.
Come abbiamo ricordato, molte delle aziende prima operanti in Cina, hanno eretto proprio il Kazakistan come luogo ideale per proseguire l’attività. E’ stato il Financial Times a ricordare come, nel corso del 2021, ammonti a quasi 90mila il numero delle società di mining che hanno scelto il Kazakistan. Tanto da spingere gli analisti ad affermare che nel caso in cui il Paese stacchi la corrente, il mining di Bitcoin si può letteralmente fermare.
E questo è proprio quanto accaduto. Il governo, infatti, nel tentativo di arginare le proteste ha pensato bene di spuntarne le armi. Individuate anche nell’utilizzo dei cellulari, di Internet e dei social media. Per impedirne il funzionamento ha disattivato il tutto. In questo bailamme sono finite pure le mining farm, letteralmente bloccate dagli eventi. Un quadro il quale si è andato ad abbattere con grande forza sul mercato crypto.

Il crollo dell’hashrate di Bitcoin

Il primo risultato degli eventi kazaki è stato il calo, notevole, dell’hashrate di Bitcoin. Se Coinwartz non è d’accordo, Coingape lo ha invece indicato nell’ordine del 12%. Un dato di non poco rilievo, tale da far capire quello che potrebbe accadere nel caso in cui Paesi ove l’energia elettrica è a buon mercato facessero la stessa scelta della Cina.
Di recente, ad esempio, l’Islanda ha deciso di tagliare le forniture di energia riservate proprio alle mining farm. Una mossa decisa allo scopo di evitare una crisi sul modello dell’Iran. Nel Paese mediorientale, infatti, all’inizio dell’anno passato si sono verificati alcuni blackout, causati proprio dall’eccesso di consumo del mining.
Un quadro che inizia a far paura, soprattutto alla luce di quanto sta accadendo in Europa. Le bollette dell’elettricità, infatti, stanno letteralmente decollando, ad esempio in Italia. Anche in questo caso a causa della liberalizzazione dei servizi, oltre che della situazione geopolitica. Se le cose dovessero peggiorare, Paesi come quelli nordici potrebbero seguire l’esempio di Pechino. Ecco perché BTC continua a perdere terreno.

L’articolo Anche il Mining alla base della crisi energetica del Kazakistan è apparso per la prima volta su Criptovalute News


Source link

Check Also

Bitcoin tenta il rialzo ma rimangono aperte le possibilità di un test ribassista a 29.000 dollari

Il Bitcoin sta cercando di recuperare quota al di sopra della resistenza di 30.000 dollari. …