Lu Mazzemarill a Pescara

Le storie connesse a "Lu Mazzemarill" a Pescara sono tra le più cruenti! In base alle testimonianze da noi raccolte, Lu Mazzemarill è una creatura del tutto sconosciuta. Nessuno mai è riuscito a vederlo, non si capisce neanche se possa essere fatto di solo spirito. Ci assicurano però che, esiste e si fa sentire! Agisce sempre di notte, forse proprio per non farsi vedere. Si apposta di nascosto in un angolo della camera, rigorosamente solo quando la stanza rimane completamente al buio. Aspetta silenzioso finché non si accorge che tu sia in una fase di veglia..
Ed è proprio in quel preciso istante che in un lampo si precipiterà su di te senza che tu possa accorgetene. Ti blocca completamente, sei paralizzato lì fermo sul letto, senza che tu possa muovere un solo centimetro del tuo corpo ne tantomeno aprire gli occhi. Non riesci a capire cosa stia succedendo, è una sensazione traumatica che ti lascia del tutto impotente. Fermo, immobile, senza che tu riesca a vedere ne a respirare, riesci solo a percepire una presenza oscura su di te che si impadronisce completamente dei tuoi sensi. Dura pochi attimi ma tutto ti sembrerà come se fosse durato una vita. Quando, improvvisamente, tornerai ad avere possesso delle tue capacità, ti accorgerai che nella stanza non c'è nessuno. Ti renderai conto che lu mazzemarill ti ha fatto visita e che se n'è andato nello stesso modo di come era arrivato, nel nulla! Viene descritto così dai nostri interlocutori, uno 'spiritello' che si diverte a prendersi gioco di noi con la paura.

A Città Sant'Angelo, in occasione delle tradizioni in festa "Dall'Etna al Gran Sasso", viene dedicata una serata a 'Li mazzemarill'. Vengono rappresentati come folletti, esserini dispettosi che popolavano i vicoli del borgo la sera importunando le belle donne e punzecchiando i ragazzi, solitamente armati di piccole clave per beffarsi degli sventurati paesani. Sono riconoscibili per il tipico cappello rosso a punta e l’indole burlona.




Lu Mazzamariell in Abruzzo

Ancora oggi alla soglia dei cinquant’anni, quando ripenso alle storie 'di paura' degli anziani, che vivacizzavano le torride serate estive nel paese natìo, da una parte mi assale la nostalgia, dall’altra un brivido mi attraversa la schiena al solo ricordo di nomi fantastici che la tradizione orale oramai a fatica riesce a conservare. 'La pantaffica', 'lu mazzamariell', 'lu mort ca‘ rfiurisce'… Da un confronto con i figli di quegli anziani, e con l’aiuto di alcuni miei followers, ho tracciato un identikit del MAZZAMARIELL. La prima cosa che mi è balzata agli occhi (ma questa è una considerazione del tutto personale) è che questa credenza popolare non sia diffusa in tutto l’Abruzzo. Infatti man mano che ci si sposta nell’entroterra si affievolisce la sua notorietà, per quasi sparire dalla linea appenninica in poi. Inoltre il nome di “mazzamariell” risulta fortemente contaminato dai dialetti locali, tanto che nel solo comune di Ortona, dove io sono nato, l’ho sentito chiamare con le seguenti varianti: ”mazzamariell”, ”mazzamuriell”, ”mazzamarill”. Sembra che in tutta la fascia costiera, sia invece un personaggio ben noto e che la sua fama si estenda in tutto il Molise fino alla Campania, dove però qui è conosciuto come “monacedd” (iconograficamente diverso da quello abruzzese). Per tornare alla mia esperienza personale, ti posso dire che il mazzamariell era identificato da alcuni come folletti diabolici e da altri come degli extraterrestri. In entrambi i casi erano di una malvagità unica e uccidevano con il solo sguardo! ”Zi Artur” mi ricorda che in un luogo in mezzo alle campagne ortonesi, conosciuto con il nome di “Torretta” (nel comune di Ortona vi sono diversi ruderi di torri con avvistamenti che risalgono al periodo dell’invasione Saracena della costa), la notte vi si sentivano sinistre grida e lamenti ma soprattutto fischi da fare accapponare la pelle. Erano i mazzamariell che qui custodivano un tesoro di cui loro erano i guardiani. I vecchi del paese inseguendo il miraggio di una ricchezza facile, di notte, all’approssimarsi della mezzanotte, non troppo prima né troppo tardi, quando cioè si poteva riuscire a vederli, si recavano alla Torretta ma il loro intento era spezzato dai primi lamenti che si levavano dal posto…e mi ha giurato che è la verità, ”chi lu post jè maledett…ci sta lu diavile!”. Da bambini volendo emulare i grandi, si organizzavano nottetempo, delle spedizioni  alla ricerca dei mazzamariell ma il gioco finiva con una grande fuga a gambe levate non appena uno dei componenti della banda lanciava un grido! A rincarare la dose e a contribuire a rendere “lu mazzamariell” un personaggio diabolico e temuto, erano i nostri genitori che l’hanno spesso usato come minaccia per calmare le nostre turbolenze adolescenziali.

(Testimonianza di Fattelaunarisatabruzzo)




Il folletto dispettoso e portafortuna 

Si narra che Mazzamauriello fosse uno spirito di un bambino non battezzato che si divertiva a fare dispetti e scherzi. Mai nessun uomo è riuscito a guardarlo in faccia o a toccarlo. Chi diceva che indossasse un largo mantello di colore nero con in testa uno strano cappello dello stesso colore e un piccolo campanellino alla punta. Altri lo descrivevano piccolissimo, con i capelli neri come il carbone e il viso scuro. Di notte si potevano intravedere solo gli occhi bianchi. Si racconta che, a pochi metri di distanza dove vi abitava Mazzamauriello, viveva un falegname che tutti gli abitanti campobassani chiamavano Marcellino. Un uomo sempre disponibile e dall'animo gentile. Una sera, Marcellino era talmente pieno di lavoro che rimase a lavorare all'interno della sua piccola bottega. Nel cuore della notte, strade, case e alberi erano ricoperti dal manto bianco e brillante della neve. In lontananza, solo una luce fiocca di una candela. Marcellino, intento a lavorare, all'improvviso e inaspettatamente, vide davanti ai suoi occhi accadere un fatto alquanto insolito ed immaginario. Si presentò una strana ombra di piccole dimensioni, vestito di nero, che man mano avanzava verso di lui saltellando e sghignazzando. Il falegname, distratto da questo insolito ma strano rumore si girò pensando che fosse l’ombra di sua moglie. E invece… Quell'ombra assumeva una strana forma di un folletto. Si avvicinava sempre di più fino a quando si fermò proprio davanti a mastro Marcellino, sussurrandogli a ritmo di filastrocca:
«Mastro Marcellino, preparami una bella bara di buon mattino perché ci devo mettere dentro un uomo vivo».

Il falegname dapprincipio pensava che quella strana voce fosse causata dal soffio infuriante del vento. Invece, quella voce marziale e sconosciuta che lo esortava a fare per lui un lavoro alquanto insolito, era indubbiamente quella di Mazzamauriello. Non credendo ai propri occhi, il falegname si tirò due ceffoni per cercare di svegliarsi da quella specie di 'incubo notturno'. Purtroppo, però, quello che egli aveva sentito e visto era proprio il folletto dalle 'mille peripezie', Mazzamauriello. Colto dallo spavento e dalla paura di aver visto quella strana creatura aggirarsi saltellando e ridendo nella sua bottega, mastro Marcellino uscì come un fulmine a ciel sereno per cercare aiuto, svegliando per il troppo baccano gli abitanti della città. Uscirono dalle loro case uomini, donne ed anziani con in mano fucili, forche e scope. Si diressero tutti verso quell'ombra misteriosa che poco prima aveva terrorizzato il povero falegname. All'improvviso, però, come un soffio di vento, quell'ombra sparì lasciando tutti a bocca aperta, fermandosi proprio davanti a quella strana abitazione senza finestre posta sotto le mura del Castello Monforte. Dopo molte ore, il povero falegname iniziò a raccontare ciò che aveva visto e sentito. Si guardarono tutti con incredulità. La notte seguente tutte le abitazioni furono sigillate dall'interno con sbarre di legno, mobili e tavoli, per paura di essere visitati da quello strano spiritello che si divertiva a prendersi gioco degli uomini con strane filastrocche. 


Anche a Pietracupa (piccolo comune della provincia di Campobasso) si narra, secondo un’antica credenza popolare, che, all'interno dell’imponente roccia al centro del paese, ci abitassero dei folletti. Vengono tramandati sempre come molto dispettosi, di notte si divertivano ad intrufolarsi all'interno delle abitazioni, specialmente nelle soffitte, a spostare oggetti oppure a fare tanto baccano da svegliare gli abitanti nel cuore della notte.

(Testimonianza di Claudio Esposito) 




Mazzamauriello e zì Monaca (leggenda popolare molisana)

Nora era figlia unica di un carpentiere e di una filatrice di lana. Fin da piccola aveva dimostrato una pia vocazione, trascorrendo le giornate in orazioni e in opere buone. Ancora giovane perse entrambi i genitori e, rimasta sola, decise di farsi monaca seguendo gli impulsi del suo cuore.
Da quando era diventata suora i suoi paesani avevano cominciato a chiamarla “Zì Monaca", e ormai tutti la conoscevano con quel nome. Un dì, mentre era in casa intenta ai lavori domestici, sentì un rumore e si voltò. Rimase allibita nel vedere in mezzo alla stanza uno strano essere, alto non più di due palmi, che aveva un viso lentigginoso e beffeggiatore, con un paio di occhietti brillanti e traditori, con un naso sottile rivolto all'insù, con una bocca molto ampia e un mento assai sporgente.
In testa portava un berrettino scarlatto con una nappa turchina pendente a destra, ed indossava un giubbettino verdognolo sopra un paio di calzoni che finivano per introdursi in un paio di stivaletti lunghi fino alle ginocchia. Alla vita portava un cinturino bianco dal quale pendevano dei sonagli che ad ogni minimo movimento mandavano un suono stridulo ed assordante.
Era Mazzamauriello! Un folletto modesto e dispettoso che poteva anche diventare pericoloso e letale per chiunque lo tradisse svelando la sua presenza. Nora era diventata pallida come un cencio lavato e non riusciva a dire una parola, allora lo gnomo interruppe quel silenzio e disse :
“Ciao Zì Monaca!”
“Santa Vergine benedetta! E tu chi sei? Che fai qui? Vattene! Vai via da casa mia!” esclamò Nora.
“Sono Mazzamauriello ed abito in questa casa. Non devi temere nulla da me, basta che tu non dica mai a nessuno che sono qui. Anzi se avrai bisogno di me, chiama ed otterrai aiuto.” 

Nora aveva spesso sentito parlare di Mazzamauriello. La gente diceva che andava in giro a molestare ed ad atterrire le persone, finché non trovava una casa ed una famiglia dove stare. Ma non si poteva svelare la sua presenza a nessuno, altrimenti quel folletto avrebbe fatto qualche pazzia. Egli, infatti, possedeva un anello magico col quale poteva fulminare ed uccidere chiunque lo tradisse. Se, però, veniva trattato bene diveniva un benefattore ed era disposto ad aiutare chi abitava con lui. 
Mazzamauriello appariva e scompariva più volte al giorno, svelto come un baleno. Riusciva ad infilarsi e a passare in ogni più piccola fessura, e spesso prendeva la forma di una folata di vento e si divertiva a far sbattere le imposte e a far tintinnare i vetri, oppure a far cadere sedie, tavoli ed altro a terra, dando così i brividi a Zì Monaca. A volte si metteva in mezzo ad una camera e lì saltellava, faceva giochi e scherzava ridendo e sghignazzando. Poi si sedeva sul pavimento, poneva i piedi in croce sulla nuca e in quella posizione camminava stando sui palmi delle mani. Altre volte poggiava le mani a terra e slanciava le gambe in aria, agitandole di qua e di là e girando su se stesso. Il folletto non si trastullava sempre solo, spesso tirava in ballo anche la monaca. L’afferrava per un lembo della veste, per il cordone, per il soggolo, facendole fare mille giravolte; e se Nora reagiva sgridandolo, se la rideva e fuggiva via.
Alla fine, però, voleva farsi sempre perdonare, metteva il berretto sulle sue ginocchia, strofinava le mani e da esse, come per incanto, cadevano monete nel cappello. Correva a portare il denaro a Nora, ma quella, ligia al vestito che indossava e mai avida di cose terrene, prendeva solo il necessario per poter vivere. La monaca, il più delle volte, era davvero infastidita dai giochetti del folletto che distraevano le sue preghiere, ma sopportava con pazienza temendo scherzi peggiori. Così trascorsero molti anni, finché quel nano che girava per casa non ne fece una delle sue, uno scherzo tanto pazzo che per poco Nora non ne morì. La donna stava leggendo un libro di preghiere accanto al letto, quando venne distratta da rumori provenienti dalle tavole del soffitto. Alzò gli occhi e vide il nano far capolino da una fessura del legno.
“Zì Monaca mi getto?” disse
“Possibile che tu debba farne ogni giorno di più grosse? Vatti a gettare alla malora!” Replicò Nora.
“Eccoti le braccia e le gambe!” Disse il nano, lanciando sul pavimento i suoi arti. E subito dopo:
“Eccoti il capo!" e cadde anche quello.

Alla fine venne giù anche il resto del corpo. La monaca fu presa dallo spavento a vedere quei pezzi di corpo così sparsi, ma in un attimo le membra si riunirono e il folletto tornò come prima ridendo e gridando per lo scherzo compiuto. Nora decise che non poteva più reggere ai batticuore che le venivano procurati in continuazione. Così il giorno seguente, si recò da suo cugino Menico per chiedergli consiglio e aiuto, poiché non se la sentiva di vivere ancora con Mazzamauriello per casa. Raccontò tutto, ed il cugino le consigliò di cambiare abitazione. Al ritorno, trovò tutta la sua roba imballata e pronta per essere portata via. Lo gnomo, appena la vide, disse: "Casa nuova, casa nuova!" e saltava e batteva le mani con fare iroso e cattivo. In quel momento, Nora rammentò qual'era la punizione per chi osasse svelare la presenza di Mazzamauriello. Ebbe paura e cercò di scappare, ma venne fulminata dall'anello magico del folletto e cadde a terra morta.
Da quel giorno, nessuno più volle abitare quella casa per paura degli spiriti, e chiunque passi di là si fa il segno della croce dicendo: "Croce janca e croce nera, Ru dejaure ze la carreja" ( Croce bianca e croce nera, il diavolo se la porta).


'O Mazzamauriello nella tradizione campana

'O Mazzamauriello è ditte pure Munaciello (Campania), Mazzemarill (Molise-Abruzzo), Scazzamurrill (Foggia), Monachicchio o Marranghino (Lucania) è nu perzonaggio dint a mitologgia. 'O Munaciello è nu spìreto ca cumpare facenno 'e dispiette a siconno d'a perzona. Se dice ca chistu spìreto, nzieme cu 'a Bella 'Mbriana, è uno d''e spìrete ca campano azzeccate â casa.

Descrizione

È 'nu guaglionciello piccirille che è vestute comm'a 'u frate. Se dice che vive dint'e case e ajute a chi vò aiutà, ma fa 'e dispiette a chi le stà antipatico.

'E vote fa truvà rigale ma po' pure dà 'e nummere p' 'o banco lotto. Si però se dice in gire 'e 'sta fortuna, è facile ca 'o munaciello se 'ncazze e fa cchiù dispiette.

Int''a cultura popolare

'A tradizzione è antica assaje, e Giambattista Basile dint'a raccolta 'e favule che se chiamme "Lo cunto de li cunti", quase 500 anne fa, ne parle pure isso.

Se dice ca chisto munaciello è nu fije 'e 'na storia sbenturata tra Caterinella Frezza e Stefane Manacorda. Chistu giovane era nu garzone ma vuleva bene assaje a Caterinella ca però era ricca assaje. 'A famiglia soje nun vuleva e facettero accirere a Stefane mentre Caterinella se chiurette dint'a nu cunviente. Cà nascette nu ninne ca però teneve cierte difiette fisici,'e sore,però,'o pijajono in simpatie e 'o vestetteno comme a nu frate cu' cappuccie pe' nasconnere 'sti difiette. A Napule tutte 'o chiamavane "munaciello" e se diceva ca teneve pure cierte putere 'e maggia. Â chesta storia pare che è nata tutta 'a superstizzione.

Dint'a a cummedia "'A gatta cenerentula" è propete 'u munaciello ch' ajute 'a Cenerentula 'nziemme ê femminielle.



Anche se tutte queste non sono altro che credenze popolari, il mito di lu Mazzemarill vive ancora nella mente di tutti e questa notte potrebbe far visita proprio a te!
E voi lo conoscevate lu mazzemarill? Se sì, con quale nome? Conoscete anche altre storie su di lui? Scrivetecele!


Articolo scritto in collaborazione tra PescaraWebTv e FattelaUnaRisatAbruzzo