Il gatto domestico è una specie aliena invasiva nociva per la natura

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By Giuseppe Scarpa

Il gatto domestico è una specie aliena invasiva nociva per la natura

CI SONO TROPPI GATTI NEL MONDO. IL GATTO DOMESTICO E’ STATO INSERITO NELLA LISTA DI ANIMALI PERICOLOSI PER L’AMBIENTE DALL’UNIONE IUCN, L’ENTE PIU’ AUTOREVOLE AL MONDO PER LA TUTELA DELLA BIODIVERSITA’

Non si allarmino i numerosissimi proprietari di gatti domestici, ma il gatto è stato inserito nella lista delle specie aliene invasive nocive per l’equilibrio della natura. Giustamente. Non si tratta di una boutade, ma il gatto domestico non dovrebbe esistere.

Secondo il più importante ed autorevole ente di tutela della biodiversità, l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, i gatti domestici non esisterebbero in natura, sono stati creati dall’uomo, selezionati dal gatto selvatico, e, successivamente diffusi in ogni angolo del pianeta, anche in quei luoghi dove non dovrebbero stare.

E’ un po’ come la storia del pesce siluro, o delle lumache giganti africane, cioè di animali frutto di incroci, che una volta immessi in natura rischiano di steminare razze esistenti e distruggere l’ecosistema. E così i nostri adorabili mici sono una minaccia e sono stati inseritella lista delle cento specie aliene invasive più dannose.

Addirittura la Polonia ha deciso di limitarne la diffusione, in quanto molto dannosi per l’ecosistema locale. Il problema è che i gatti domesti si riproducono velocemente anche grazie alle cure umane, non hanno predatori che ne limitino il numero, mentre, a causa dello spiccato istinto predatorio che contraddistingue tutte le specie feline, caccia senza sosta molte specie rischiando di estinguerle. Come se non bastasse uccide le prede senza motivo, non per cibarsi, dal momento che viene alimentato dagli esseri umani.

Quanti gatti ci sono nel mondo? Secondo le stime la popolazione mondiale di gatti domestici avrebbe superato i 600 milioni di esemplari, troppi secondo gli scienziati, considerando che in natura, il gatto selvatico, senza l’aiuto dell’uomo (cibo a volontà e luoghi protetti) e grazie ai predatori diretti come volpi e lupi e rapaci, non sarebbe mai arrivato a tale numero e, soprattutto, non sarebbe presente in ogni angolo del pianeta (anche in quei posti dove non dovrebbe essere).

Ovviamente i proprietari di gatti domestici non hanno preso bene il report degli scienziati dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura. Le associazioni ambientaliste sono contrarie alla diffusione dei risultati della ricerca temendo che questa possa contribuire  ad aumentare i fenomeni di abbandono dei gatti o di maltrattamenti sui felini.