Yuan digitale: aumenta il nervosismo degli Stati Uniti

Lo yuan digitale si avvicina a grandi passi verso il suo atteso debutto. Dopo la lunga fase di sperimentazione in alcune grandi aree della Cina, ora sembra tutto pronto per l’esordio di quello che promette di essere uno strumento di grande rilevanza per la supremazia finanziaria del gigante orientale. Tanto da suscitare grande nervosismo negli Stati Uniti, ove in molti vedono messo in pericolo il potere imperiale del dollaro. Senza però risposte di rilievo da parte del governo di Washington. Almeno sinora.

Cynthia Lummis si attiva contro lo yuan digitale

Cynthia Lummis è una senatrice già molto nota nel mondo delle criptovalute. Ormai da tempo si professa grande sostenitrice degli asset digitali e ne decanta le virtù, in particolare quelle del Bitcoin. Tanto da proporre un comitato per l’innovazione finanziaria, teso a far capire ai suoi colleghi la potenzialità del denaro digitale.
Eletta nel Wyoming, è stata di recente chiamata a far parte della “Banking, Housing and Urban Affairs Commission” del Senato, considerata un luogo chiave per le decisioni in ambito finanziario.
La sua ultima iniziativa sembra ancora una volta destinata a far discutere. Insieme ai colleghi Martha Blackburn e Roger Wicker, ha infatti chiesto al presidente del Comitato Olimpico e Paralimpico degli Stati Uniti di vietare l’utilizzo dello yuan digitale agli atleti che parteciperanno alle prossime Olimpiadi invernali in programma a Pechino il prossimo anno.

Le Olimpiadi invernali di Pechino come banco di prova per lo yuan digitale

Proprio i prossimi giochi olimpici invernali, infatti, potrebbero essere caratterizzati non solo dalle imprese degli atleti, ma anche dalla presenza della CBDC (Central Bank Digital Currency) cinese. La quale ha quasi ultimato la fase di test, nella quale sono stati coinvolti circa 21 milioni di cittadini e 3,5 milioni di aziende.
Una vetrina d’eccezione per lo yuan digitale, il quale è visto da Pechino come lo strumento ideale per attaccare la supremazia del dollaro. E da molti statunitensi come una minaccia formidabile alla leadership globale di Washington. Tanto da aver spinto alcuni settori della finanza a stelle e strisce a prendere in considerazione l’idea di un dollaro digitale. Una idea che, per ora, è però rimasta sulla carta, senza destare particolare interesse negli ambienti governativi. In questa situazione di parziale inerzia, si viene ora a calare l’iniziativa della Lummis e dei suoi colleghi.

Le motivazioni di Cynthia Lummis: semplice propaganda?

Per quale motivo la Lummis ha deciso di varare questa iniziativa? Le motivazioni che ne sono alla base sembrano in effetti abbastanza trite e ritrite: lo yuan digitale rappresenterebbe, secondo lei, uno strumento di controllo del governo cinese nei confronti dei cittadini. Una motivazione che assomiglia in effetti alla scoperta dell’acqua calda. I governi di ogni parte del mondo esercitano infatti il loro controllo sulle azioni dei propri cittadini in svariati modi. Tra i quali anche il monitoraggio sulle transazioni effettuate. Basterebbe pensare a quanto accade in Italia, ove l’Agenzia delle Entrate può chiedere l’ammontare dei soldi depositati sui conti bancari per il Risparmiometro.
Insomma, siamo in presenza di una semplice tirata propagandistica tesa a evidenziare il carattere liberticida di quello che negli Stati Uniti viene indicato alla stregua di un regime. Toni da guerra fredda che, in definitiva, nascondono l’incapacità di Washington di rispondere nella maniera più appropriata all’offensiva di Pechino in ambito finanziario.

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