Warren Buffett tuona contro Robinhood

Warren Buffett si è scagliato con inusitata violenza contro l’app Robinhood, definendolo alla stregua di un casinò. L’attacco è arrivato nel corso del meeting annuale tenuto con gli investitori di Berkshire Hathaway, il fondo di investimento da lui fondato.
Un attacco il quale fa senz’altro capire come l’oracolo di Omaha continui a diffidare non poco dello spazio crittografico, nonostante i tentativi di convertirlo all’economia digitale di Justin Sun nel passato.

Le critiche di Warren Buffett a Robinhood

Una sorta di casinò: questo è il giudizio di Warren Buffett su Robinhood, l’app che secondo gli esperti ha praticamente reso il trading un gioco. Agevolata anche dal fatto di non applicare commissioni sulle operazioni.
Un giudizio cui si è aggiunto anche il vice presidente della Berkshire Hathaway, Charlie Munger, il quale ha definito profondamente sbagliato quanto proposto da Robinhood. Aggiungendo che la loro società non intende fare soldi proponendo asset negativi per il grande pubblico. Un attacco peraltro esteso a Bitcoin, definito contrario alla civiltà e verso il quale Munger non ha esitato ad esternare il suo odio.

La risposta di Robinhood non si è fatta attendere

Naturalmente gli attacchi provenienti da Berkshire Hathaway non poteva lasciare impassibili i vertici di Robinhood, anche in considerazione del prestigio di Warren Buffett all’interno del mondo finanziario.
Un portavoce dell’azienda, come riportato da CNBC, ha infatti affermato che gli attacchi in questione rivelano il fastidio della vecchia guardia di Wall Street, la quale intende tenersi stretti i posti a tavola, senza dover cedere nulla del banchetto a nuovi invitati. Un semplice tentativo di mantenere privilegi i quali vengono messi in pericolo dall’arrivo di tanti nuovi investitori, quelli che utilizzano Robinhood senza dover passare per l’intermediazione delle vecchie strutture.

Il fastidio della finanza tradizionale torna a fare capolino

Gli attacchi di Buffett e Munger verso le nuove tecnologie che permettono un approccio diverso e non mediato ai mercati finanziari non rappresentano certo una novità. Basti pensare alle dichiarazioni rilasciate qualche anno fa da Jamie Dimon, amministratore delegato di JPMorgan Chase su Bitcoin, dichiarato uno strumento per l’economia criminale. O quelle di Davide Serra, il creatore di Algebris, anche lui pronto a bollare BTC alla stregua di una lavanderia di soldi sporchi. Parole incaute, come quelle di Munger, il quale ha voluto evocare un concetto, quello di civiltà, applicandolo alle valute fiat, dando una connotazione etica ad un problema puramente finanziario. Dimenticando che le criptovalute sono nate anche per cercare di dare una risposta a miliardi di persone che sono attualmente escluse dalla vita economica a causa dell’impossibilità di accedere a strumenti per la gestione del patrimonio.

Qualcuno si è già ravveduto

Se c’è chi si attarda in una sterile polemica contro il denaro virtuale, va comunque sottolineato che altri hanno nel frattempo mutato la loro opinione. Non solo Jamie Dimon, considerato come la banca da lui guidata abbia nel frattempo varato un suo token, JPCoin. Ma anche il direttore generale della Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI) Augustin Carstens, il quale ha riconosciuto la validità degli asset digitali nel corso di una intervista rilasciata al Financial Times e sostenuto la necessità di dare vita a versioni elettroniche delle maggiori divise fiat nazionali.
Resta da capire se anche Buffett e Munger cambieranno idea al proposito, o proseguiranno nella loro strada di chiusura verso asset che, con tutta, evidenza, non capiscono.

L’articolo Warren Buffett tuona contro Robinhood è apparso per la prima volta su Criptovalute News


Source link

Check Also

Bitcoin tenta il rialzo ma rimangono aperte le possibilità di un test ribassista a 29.000 dollari

Il Bitcoin sta cercando di recuperare quota al di sopra della resistenza di 30.000 dollari. …