Ci sono sere di settembre in cui basta un’ora e mezza di macchina da Pescara per finire dentro un rituale che va avanti da millenni. Il sole scende dietro le creste, l’aria si raffredda di colpo, e dal bosco arriva quel verso rauco e profondo, metà ruggito metà lamento, che i cervi maschi lanciano per chiamare le femmine e sfidare i rivali. È il bramito, e in questi giorni intorno a Civitella Alfedena, nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, si sente forte come in poche altre zone d’Italia.
Il fenomeno si intensifica tra fine agosto e ottobre, con il picco proprio in queste settimane di settembre, quando le notti iniziano ad accorciarsi e i maschi entrano nella fase più intensa del corteggiamento. Da Pescara la strada è quella che sali verso Sulmona e poi scendi in Val di Sangro, oppure passi per Popoli e Roccaraso: in entrambi i casi parliamo di un viaggio fattibile in giornata, anche se la formula weekend rende tutto più comodo, specie se vuoi restare fino al tramonto senza guardare l’orologio.
Le zone giuste sono due, e sono complementari. C’è Civitella Alfedena, borgo che conosci probabilmente già per il Centro Visita del Lupo, da cui parte il sentiero verso la Val di Rose, corridoio naturale aperto su creste e ghiaioni dove in autunno capita di incrociare camosci e, con un po’ di fortuna, gli stessi cervi. E c’è l’area del Lago di Barrea, più bassa e più accessibile, dove il suono del bramito si propaga bene sull’acqua e sui pendii boscosi che la circondano, con uscite serali organizzate proprio tra metà settembre e metà ottobre.
Non sei l’unico ad aver scoperto questo appuntamento: nel settembre 2025 a Villalago, poco distante, si sono radunate centinaia di persone per lo stesso motivo, segno che il bramito è ormai un piccolo evento diffuso in tutta l’area del Parco, non solo un’esperienza per pochi appassionati. Se ti stai chiedendo se serva l’attrezzatura da trekking estremo, la risposta è no: quello che serve è arrivare al momento giusto, con il comportamento giusto, per non rovinare a te stesso (e agli animali) la scena.
Il trucco per non spaventarli e ascoltare il bramito da vicino sta tutto in un dettaglio che quasi nessuno rispetta: qual è il momento esatto della giornata e come muoversi lungo il sentiero da Civitella Alfedena.
L’itinerario da Civitella Alfedena alla Val di Rose
Il consiglio, se scegli la versione diurna dell’esperienza, è partire presto la mattina: arrivi a Civitella Alfedena con calma, parcheggi ai margini del borgo e ti incammini senza fretta verso il sentiero che sale in Val di Rose. Non è un percorso impegnativo per un escursionista con un minimo di allenamento, ma il dislivello è reale e va affrontato con un passo costante piuttosto che a scatti, altrimenti arrivi in cima senza fiato proprio quando servirebbe silenzio.
Salendo, il bosco di faggi lascia spazio a tratti più aperti, e la valle si allarga mostrando pareti rocciose, ghiaioni e dorsali che a settembre hanno già quella luce tagliente tipica dell’autunno che arriva. È qui che, con un po’ di pazienza, capita di incrociare i camosci che pascolano sui versanti più ripidi, mentre i cervi restano più defilati, spesso nascosti tra la vegetazione più fitta nelle ore centrali della giornata.
Il punto è proprio questo: la Val di Rose di giorno ti regala panorami che valgono da soli la salita, ma il bramito vero, quello che ti fa venire la pelle d’oca, lo senti quasi sempre più tardi, quando il sole è già basso e tu, se hai programmato bene i tempi, stai già scendendo verso il paese o ti sei fermato in un punto panoramico ad aspettare.
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L’alternativa del Lago di Barrea al crepuscolo
Se invece punti dritto all’ascolto, senza il peso di una salita mattutina, l’area del Lago di Barrea è la scelta più pratica. Qui il paesaggio alterna acqua, faggete e radure aperte, e il suono del bramito rimbalza bene sui pendii boscosi che circondano il lago, arrivando nitido anche da distanze che a Civitella Alfedena sarebbero impensabili.
Le uscite serali organizzate in questa zona si concentrano proprio tra metà settembre e metà ottobre, il periodo in cui la probabilità di sentire più bramiti nella stessa serata è più alta. I punti migliori restano le radure sopra il lago, dove il verso si propaga meglio al tramonto, e i tratti boscosi appena sopra Civitella Alfedena, più adatti a chi vuole ascoltare che a chi insegue lo scatto fotografico perfetto.
C’è anche una terza opzione, meno battuta: i percorsi nelle aree del parco scelti di volta in volta dagli operatori locali, che conoscono i punti in cui i cervi si spostano al calare del buio a seconda del vento e delle condizioni della serata. È un dettaglio che fa la differenza tra tornare a casa con il ricordo di un verso lontano e vivere l’esperienza da vicino, senza però mai forzarla.
Il momento migliore per l’ascolto non è quello in cui rincorri il verso nel bosco, ma quello in cui ti fermi al crepuscolo e lasci che sia lui ad arrivare a te: ed è proprio da questa attesa che nascono le regole non scritte che separano chi rispetta il parco da chi lo disturba senza saperlo.
Regole per un’osservazione etica del bramito
Qui sta il punto che separa un’uscita rispettosa da una fastidiosa per gli animali (e alla lunga anche per te). La prima regola è mantenere sempre distanza: il cervo in questa fase è già sotto stress per il corteggiamento e per la rivalità con gli altri maschi, e un avvicinamento troppo insistito rischia di farlo smettere di bramire o, peggio, di spingerlo a spostarsi altrove, lontano dai sentieri frequentati.
Vanno evitati i richiami artificiali, cioè quei suoni imitativi che alcuni usano per attirare l’animale: sembrano un trucco furbo, ma alterano il comportamento naturale e possono confondere i maschi in un momento delicato dell’anno. Stesso discorso per torce e flash: la luce diretta disturba, spaventa, e in pratica vanifica tutto lo sforzo di arrivare fin lassù in silenzio.
Restare sui sentieri segnati non è solo una questione di rispetto per la fauna, ma anche di sicurezza personale, visto che ci si muove al crepuscolo su terreni che conosci meno bene del solito. Se è la tua prima volta da queste parti, affidarti a una guida locale ti toglie il pensiero dell’orientamento e ti mette nelle mani di chi sa leggere il bosco meglio di qualunque app, sapendo per esperienza dove il verso arriva più nitido in base al vento della serata.
Dove fermarsi a mangiare dopo l’escursione
Dopo un paio d’ore tra salite e ascolto, la fame si fa sentire, e la zona intorno a Civitella Alfedena non delude su questo fronte. Nei rifugi e nelle piccole osterie del paese trovi i formaggi di pecora prodotti nelle malghe vicine, le ricotte fresche che qui si mangiano ancora al cucchiaio appena scese dal fuoco, e le caciotte stagionate che accompagnano bene un bicchiere di vino della zona dopo il freddo della sera.
Non manca il pane della tradizione abruzzese, quello cotto a legna con la crosta spessa, perfetto per essere spezzato insieme ai formaggi mentre si racconta cosa si è sentito poco prima nel bosco. È il modo più naturale per chiudere una serata che, in fondo, comincia con un verso antico e finisce a tavola, come capita spesso da queste parti quando la montagna ti ha dato qualcosa da ricordare.
Fonti
- Bramito dei cervi in Abruzzo, settembre tra Civitella Alfedena e Val di Rose – viaggiando-italia.it (viaggiando-italia.it)
- Il bramito dei cervi in Abruzzo – Parco Nazionale d'Abruzzo (Parco Nazionale d'Abruzzo)
- Il Bramito dei Cervi al tramonto, un canto d'amore – parks.it (parks.it)
- Centinaia a Villalago per il bramito dei cervi – ANSA (ANSA)


