Unicredit si scaglia contro Bitcoin

Nella giornata di venerdì Unicredit ha pubblicato un tweet sul suo profilo ufficiale in cui ha dichiarato la propria intenzione di vietare ai propri correntisti il trading di Bitcoin e criptovalute. Una mossa che ha in pratica ufficializzato l’evidente fastidio dell’istituto di credito nei confronti dei bonifici diretti agli exchange crypto o da essi provenienti.
La reazione della clientela orientata all’innovazione finanziaria non si è però fatta attendere. In molti, infatti, hanno dichiarato la propria intenzione di voler continuare ad utilizzare il denaro virtuale nella propria attività di investimento. Se la politica di Unicredit non muterà, quindi, buona parte di essa ne trarrà le debite conclusioni, in particolare chiudendo il proprio conto corrente.

Unicredit: cosa è accaduto

La questione è nata in maniera indiretta, a margine di un sondaggio condotto e pubblicato da The Crypto Gateway. In pratica Unicredit è stato citato da un commentatore il quale non ha esitato a postare una conversazione tenuta tramite chat con il suo servizio di assistenza. Nel corso della quale un utente che utilizzava il proprio conto corrente per le transazioni sugli asset virtuali è stato minacciato di vederselo chiudere.
Il problema sorto, non è tanto relativo all’eventuale politica dell’istituto nei confronti delle criptovalute, quanto al fatto che le linee guida pubblicate da Unicredit non contengono alcun accenno in tal senso. A rilevarlo è stato Stefano Capaccioli, uno dei massimi esperti italiani per quanto riguarda la legislazione sulle criptovalute. Dalla sua eccezione, l’istituto esce praticamente con le ossa a pezzi.

Unicredit: si tratta di abuso di potere?

Capaccioli, infatti, ha avuto facile gioco nel rilevare l’assenza di accenni alle criptovalute nelle linee politiche di Unicredit, tale da comportare un’accusa di scarsa trasparenza. Inoltre, ha rilanciato chiedendo come sia possibile ad una banca vietare relazioni con entità regolarmente operanti. Concludendo poi con un’accusa pesantissima: si tratterebbe di politiche discriminatorie, con tutta evidenza.
Il commento di Stefano Capaccioli ha a sua volta dato modo a Bitcoin Italia Podcast di tirare una vera e propria bordata in direzione di Unicredit. Sotto forma di un’accusa per abuso di potere, tale da gettare notevoli ombre sull’istituto.

Un problema già esteso

Se stavolta è stato Unicredit ad essere tirato in ballo, sembra però che il problema non riguardi solo questo istituto bancario. Come è stato fatto rilevare da altri commentatori, anzi, l’istituto bancario milanese rappresenterebbe la classica punta dell’iceberg. Sono infatti già molte, anche se di minor nome, le aziende del settore che applicano la stessa politica. Se sinora la questione non era trapelata, proprio l’importanza di Unicredit, il maggior istituto bancario italiano, rischia di farla letteralmente deflagrare. A meno che dall’azienda non giungano smentite.

Si ripropone il fastidio del mondo bancario nei confronti degli asset digitali?

La querelle scaturita dal tweet di Unicredit sembra riportare indietro le lancette dell’orologio. In particolare ai tempi in cui Jamie Dimon, amministratore delegato di JP Morgan affermava di voler licenziare i dipendenti sorpresi a commerciare con il Bitcoin.
Lo stesso Dimon, però, con il passare del tempo sembra aver completamente mutato il suo orientamento. L’istituto bancario statunitense, infatti, non solo ha modificato il suo iniziale atteggiamento di chiusura, ma ha anche varato un suo token, JPM Coin. Un mutamento talmente clamoroso da aver provocato le accuse da parte di molti nei confronti dello stesso CEO, in particolare quelle gravissime di aggiotaggio e turbativa dei mercati. Resta ora, però, da capire se anche Unicredit darà luogo ad una revisione della propria politica o meno.

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