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Costa dei Trabocchi, puoi mangiare pesce in un trabocco vecchio più di 150 anni: ecco dove si trova e come prenotare

Punta Cavalluccio, il trabocco che porta addosso 150 anni di storia

Lungo la Costa dei Trabocchi ce ne sono decine, ma pochi possono vantare una storia di famiglia lunga tre generazioni come Punta Cavalluccio. Siamo a Rocca San Giovanni, in provincia di Chieti, pochi chilometri da San Vito Chietino, in quel tratto di costa abruzzese punteggiato dalle vecchie macchine da pesca su palafitte. Ed è qui che la famiglia Verì tiene in piedi, letteralmente su travi di legno piantate nell’acqua, quella che viene considerata la stirpe di traboccanti più longeva d’Abruzzo.

A raccontarla è Laura Verì, l’ultima erede. Suo nonno Tommaso, detto “Masino”, ha passato quasi novant’anni sulle passerelle di legno dei tre trabocchi di famiglia, ereditati a loro volta dal bisnonno Orlando. Un mestiere tramandato di padre in figlio, in un paese, Rocca San Giovanni, che oggi conta circa 2.300 abitanti e che un tempo viveva quasi solo di mare.

Le cose sono cambiate, e non poco. Il pesce che un tempo si prendeva a pochi metri dalla riva oggi si trova solo spingendosi al largo: per acchiappare cefali, spigole e la papalina (il bianchetto, specialità locale) bisogna arrivare a circa due miglia dalla costa. Di fronte a questo cambiamento, la famiglia Verì ha fatto una scelta precisa: invece di lasciare che i trabocchi marcissero inutilizzati, li ha trasformati. Punta Cavalluccio oggi è uno dei ristoranti di pesce più amati sull'Adriatico, ancora costruito sulla stessa struttura in legno che si allunga sull’acqua e che un tempo serviva solo a calare le reti.

Chi si ferma qui può pranzare guardando il mare da sopra le onde, dentro una struttura che ha visto passare tre generazioni della stessa famiglia prima di diventare quello che è oggi. E proprio ai piedi del trabocco si scende su una spiaggetta attrezzata con sei ombrelloni: un dettaglio pratico che conviene conoscere, perché qui vale una regola non scrittissima ma consolidata, quella per cui l’accesso alla spiaggia è gratuito per chi si ferma a pranzo al ristorante, mentre chi vuole solo il sole paga una cifra minima per l’ombrellone. C’è anche un parcheggio ampio, comodo per chi arriva in macchina senza dover girare a vuoto lungo la statale.

Ma Punta Cavalluccio è solo uno dei tre trabocchi della famiglia Verì: gli altri due custodiscono una storia ancora più antica, quella vera, senza tavoli né ombrelloni.

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Gli altri due trabocchi Verì, Punta Torre del 1873 e Spezza Catena del 1885

Se Punta Cavalluccio è quello che tutti conoscono perché ci si può pranzare, Punta Torre è il capostipite silenzioso della famiglia. Costruito nel 1873, è il più antico dei tre trabocchi Verì e oggi resta una struttura privata: niente tavoli, niente turisti, solo il legno che porta addosso più di un secolo e mezzo di salsedine. Non si visita, ma vederlo da fuori, incastonato sulla costa come una specie di ragno di legno, dà l’idea di cosa fossero questi impianti prima che qualcuno pensasse a trasformarli in ristoranti.

Punta Spezza Catena è invece di poco più giovane, risale al 1885, e a differenza di Punta Torre resta ancora oggi visitabile. È il trabocco che meglio racconta il passaggio tra le due epoche: quella della pesca vera, con le reti calate all’alba per prendere cefali e spigole, e quella attuale, dove la struttura serve più a chi vuole fare una passeggiata fotografica che a chi vuole tirare su un pescato. Tre trabocchi, tre destini diversi, tutti nati dalla stessa mano: quella di Orlando Verì, bisnonno di Laura, che li ereditò e li tramandò fino a “Masino” e poi fino a lei.

Capita spesso, lungo la Costa dei Trabocchi, di imbattersi in strutture di questo tipo che appartengono a famiglie diverse, spesso senza alcun legame tra loro. Qui invece la continuità è tutta interna: stesso cognome, stessa terra, tre generazioni che si sono passate lo stesso mestiere e, con lui, la stessa responsabilità di tenere in piedi il legno contro il vento e il sale. È questo, più di ogni altra cosa, a rendere Punta Cavalluccio uno dei trabocchi più antichi e più autentici d’Abruzzo: non la struttura in sé, ma la famiglia che non ha mai smesso di prendersene cura.

Le spiagge intorno, dal Cavalluccio alla Fuggitella

La Spiaggia del Cavalluccio, quella proprio sotto il trabocco omonimo, è un piccolo arenile sabbioso di circa 30 metri di lunghezza e 4 di larghezza, incastrato tra il promontorio alle spalle e un faraglione imponente che tutti da queste parti chiamano “lo scoglione”. È il tratto più fotografato della zona, e non a caso è stato votato nei censimenti FAI “Luoghi del Cuore” del 2003, 2006, 2012, 2016, 2018, 2020, 2022 e 2024: un piccolo segnale di quanto la gente del posto tenga a questo angolo di costa.

Poco più in là, sempre nel territorio di Rocca San Giovanni, si trova la Spiaggia della Foce, un altro punto dove fermarsi senza dover per forza passare dal trabocco. È l’alternativa giusta per chi cerca un tratto di mare meno affollato senza allontanarsi troppo dall’auto.

Ma se vuoi uscire dal giro battuto, il posto da segnarti è la Fuggitella: una caletta selvaggia, senza servizi, senza ombrelloni, senza il rumore della statale alle spalle. Ci si arriva a piedi partendo dalla vecchia stazione ferroviaria in direzione Fossacesia, seguendo un tratto che oggi fa parte del percorso costiero riqualificato. Non aspettarti bar o noleggi: qui la ricompensa è tutta nel silenzio e nell’acqua che, per quanto poco profonda vicino a riva, resta limpida come raramente capita di trovare in tratti più frequentati.

La Fuggitella, la caletta selvaggia che pochi conoscono, non è però l’unico modo per scoprire questo tratto di costa senza usare la macchina.

Come muoversi lungo la Costa dei Trabocchi, la Via Verde

Il modo migliore per collegare Punta Cavalluccio agli altri punti della costa, senza dipendere dalla statale e dal traffico estivo, è la Via Verde della Costa dei Trabocchi: una pista ciclopedonale che corre proprio sopra il vecchio tracciato della ferrovia dismessa, tra Ortona e Vasto, per circa 40 chilometri. Si percorre a piedi o in bicicletta, con il mare quasi sempre a vista da un lato e la macchia mediterranea dall’altro, attraversando gallerie scavate nella roccia e vecchi ponti ferroviari riconvertiti al passaggio di chi cammina o pedala.

Chi arriva a Rocca San Giovanni può usare proprio questo percorso per raggiungere a piedi la vecchia stazione ferroviaria da cui si scende verso la Fuggitella, oppure spingersi verso San Vito Chietino o Fossacesia senza mai perdere di vista i trabocchi che punteggiano la costa. È un modo diverso di vivere questo tratto di Abruzzo: non in auto, fermata dopo fermata al parcheggio del ristorante di turno, ma in movimento lento, con soste libere ovunque la spiaggia lo permetta.

Per chi vuole organizzare un weekend più strutturato lungo tutta questa fascia costiera, tra Ortona e Vasto, può essere utile consultare una guida completa alla Costa dei Trabocchi, con indirizzi e indicazioni su dove fermarsi tappa dopo tappa.

La bicicletta resta il mezzo con cui si copre più terreno in una giornata, ma anche a piedi, con un paio di soste per il bagno tra il Cavalluccio e la Fuggitella, si riesce a farsi un’idea vera di cosa significhi questo pezzo di provincia di Chieti: non solo ristoranti di pesce sul mare, ma un’infrastruttura pensata apposta per chi il mare lo vuole raggiungere lentamente, senza l’auto in mezzo.

Fonti