TikTok mette al bando i servizi finanziari, comprese le criptovalute

Anche TikTok ha deciso di mettere al bando le criptovalute. Una decisione la quale non costituisce certo una novità assoluta nel mondo dei social, considerato che già Facebook aveva optato per l’esclusione degli asset digitali dalle promozioni a pagamento, ma che ha comunque spinto molti a chiedersi la vera ragione di questo provvedimento.
La principale differenza tra quanto deciso dal social media di Mark Zuckerberg e TikTok è da ravvisare nel fatto che in questo caso ad essere banditi sarebbero anche i contenuti non a pagamento e, in genere, tutti i servizi finanziari. La mancata distinzione sul primo punto sembra comunque riconducibile al fatto che sul social cinese è abbastanza complicato distinguere tra contenuti sponsorizzati e non.

TikTok: quali sono i contenuti banditi?

La lista dei contenuti banditi da TikTok è in effetti molto larga. Va infatti a comprendere tutti i servizi finanziari, ovvero i prestiti e la gestione di asset monetari, le carte di credito, di debito e prepagate, i servizi BNPL (Buy Now Pay Later), le piattaforme di trading, le criptovalute, gli exchange, il Forex trading, le monete commemorative, i servizi di investimento e molto altro. Nella lista vanno naturalmente compresi anche gli schemi piramidali e le tante truffe che ormai caratterizzano il settore finanziario, tradizionale o meno.
Probabilmente per i sostenitori degli asset digitali non sarà una consolazione, ma l’esclusione di criptovalute e business ad esse riconducibili è praticamente estesa a qualsiasi servizio finanziario. Resta da vedere se, in questo caso, il mal comune possa condurre al classico mezzo gaudio.

Il ruolo della FCA in quanto accaduto

Dalle prime indiscrezioni emerse sull’accaduto, sembra che il bando attuato da TikTok sia dovuto ad un preciso intervento della Financial Conduct Authority (FCA), ovvero dall’ente di controllo dei servizi finanziari condotti sul suolo britannico. Il quale avrebbe rilevato come i consumatori più giovani, ovvero sotto i 30 anni, sono attratti dai prodotti ad alto rischio, in quanto potenzialmente in grado di generare maggiori profitti.
Considerato come il social cinese vanti un bacino di utenza vastissimo in questa fascia, pari alla metà dei suoi utenti, alcuni osservatori hanno avanzato l’ipotesi che il bando ai prodotti finanziari, senza distinzione alcuna, sia da ricondursi all’avviso della FCA. Una tesi la quale, però non suona molto convincente. Soprattutto se si prende in considerazione quanto sta accadendo in Cina, per quanto riguarda Bitcoin e asset digitali in genere.

Il vero motivo del bando è da ricercare nelle decisioni di Pechino?

Come è ormai noto, il governo cinese sembra aver dichiarato guerra a Bitcoin e criptovalute in genere. Una ostilità da ricondurre all’ormai prossimo avvento dello yuan digitale e teso a spazzare via dal territorio del gigante asiatico ogni possibile forma di concorrenza. In particolare tutte quelle che non possono essere controllate o gestite dallo Stato. TikTok, quindi, si sarebbe semplicemente adeguato alle direttive del governo di Pechino.
Secondo alcuni osservatori, una decisione di questo genere potrebbe essere fonte di notevoli problemi, nel futuro. In particolare, potrebbe ripercuotersi negativamente sulla capacità tecnologica e di innovazione della Cina. La quale, però, non ha deciso di uscire dalla blockchain, ma semplicemente da uno dei suoi casi di applicazione, al momento il più conosciuto. Resta ora solo da capire quale delle due interpretazioni sia quella più aderente alla realtà.

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