Tetragon Financial Capital Ltd. ha denunciato Ripple Labs

Tetragon Financial Capital Ltd., il principale investitore nel round di serie C da 200 milioni di dollari dell’azienda californiana, ha citato in giudizio Ripple Labs il passato 4 gennaio.
L’atto è stato presentato presso la Delaware Chancery Court ed è teso ad obbligare la controparte a riscattare le azioni privilegiate di serie C da essa detenute, come stabilito su base contrattuale. Inoltre Tetragon chiede che sia impedita a Ripple Labs l’utilizzazione di contanti o altre risorse liquide sino all’effettuazione del pagamento. Chiedendo infine un ordine restrittivo temporaneo, un’ingiunzione preliminare e un processo il più rapido possibile.

Ripple: un guaio tira l’altro

La causa intentata da Tetragon conferma il pessimo momento di Ripple Labs, già messo a dura prova dalla vertenza inaugurata dalla Securities and Exchange Commission (SEC) degli Stati Uniti, per la vendita non autorizzata di titoli per una cifra pari a 1,3 miliardi di dollari.
Un atto di guerra il quale sta facendo praticamente terra bruciata intorno all’azienda guidata da Brad Garlinghouse. Come dimostra la decisione di un gran numero di exchange di sospendere le contrattazioni di XRP sulle proprie piattaforme, imitata da altre aziende legate al settore crypto, le quali hanno stoppato ogni rapporto con Ripple. Una decisione che, però, potrebbe essere tardiva, almeno per alcune di loro.

Anche Coinbase è nei guai a causa di Ripple

Il caso più clamoroso in tal senso è per ora quello di Coinbase, che pure ha bandito XRP dalle sue contrattazioni. Un utente della piattaforma di scambio, infatti, ha inaugurato una class action contro di essa, affermando che rendendo disponibile XRP per il trading avrebbe violato le leggi contro la concorrenza sleale vigenti in California. Sapendo in effetti come il token rappresentasse un titolo non registrato. Una interpretazione supportata peraltro da Craig Wright, il quale si è dichiarato pronto a fornire le prove del comportamento scorretto di Coinbase.

Le ultime esternazioni di Brad Garlinghouse

Nel bailamme che si è venuto a creare intorno a Ripple, è tornato nuovamente a far capolino Brad Garlinghouse. Il CEO dell’azienda californiana ha infatti ribadito il suo convincimento di essere dalla parte della ragione e che la storia farà giustizia delle accuse mosse dalla SEC. Parole le quali sembrano ancora una volta improvvide, alla luce di quanto sta accadendo. Agitare di nuovo il guato di sfida di fronte all’autorità di controllo dei mercati finanziari degli Stati Uniti potrebbe infatti provocare un irrigidimento della stessa. E rendere praticamente impossibile un tentativo di accomodamento di una vicenda che sta prendendo una brutta piega per Ripple.

La SEC sembra avere le carte giuste in mano

Per capire quanto sia pericolosa la strategia di Brad Garlinghouse, basterebbe in effetti ricordare quanto affermato al proposito da Craig Wright. Secondo il quale la SEC ha avuto ben sette anni di tempo per preparare l’affondo finale contro il Ripple Labs. Sembra quindi molto improbabile che non abbia in mano le prove in grado di prevalere nelle aule di giustizia.
Un convincimento il quale, peraltro, si è fatto ben presto strada all’interno del mondo crittografico. Spingendolo a fare il vuoto intorno a quel progetto il quale è del resto sempre stato visto con evidente fastidio da molti, ovvero da chi lo reputa da sempre una semplice speculazione. Senza alcun profilo di innovazione tale da poterlo accomunare ad altri i quali stanno ampiamente dimostrando la loro validità.

L’articolo Tetragon Financial Capital Ltd. ha denunciato Ripple Labs è apparso per la prima volta su Criptovalute News


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