Ogni estate torna la domanda, e ogni estate qualche sito risponde con una classifica delle «spiagge naturiste più belle d’Italia» mettendoci dentro posti che naturisti non sono. Sull’Abruzzo la risposta onesta è meno spettacolare, ma è quella che serve sapere.
In Italia il naturismo non ha una legge nazionale
Non esiste una norma statale che riconosca o vieti in generale le spiagge naturiste. La materia è affidata a ordinanze comunali e a regolamenti regionali sulla balneazione: sono i Comuni, con i loro atti, a poter individuare tratti di litorale dove la pratica è consentita.
Dove questo non avviene resta il quadro generale: la nudità in luogo pubblico può configurare un illecito, e in presenza di terzi non consenzienti la faccenda si complica. È il motivo per cui la maggior parte delle aree naturiste italiane riconosciute si concentra in poche regioni che hanno legiferato in modo esplicito.
La situazione abruzzese
In Abruzzo non risultano spiagge naturiste ufficialmente istituite da atti comunali. Esistono invece alcuni tratti di litorale, quasi sempre lontani dagli stabilimenti e difficili da raggiungere, frequentati per consuetudine da chi pratica il naturismo: sono tratti di spiaggia libera in zone poco antropizzate, non aree dedicate.
La differenza non è formale. In un’area riconosciuta ci sono regole, cartelli e tutela; in un tratto frequentato per abitudine non c’è nulla di tutto questo, e la situazione può cambiare da una stagione all’altra con una nuova ordinanza o con un controllo.
Le regole di buon senso che valgono comunque
- Informarsi prima presso il Comune competente: è l’unico modo per sapere se in quel tratto c’è un atto che disciplina la cosa.
- Rispettare chi non pratica. Le zone di consuetudine si trovano lontano dagli accessi principali proprio per questo.
- Niente fotografie. È la regola numero uno di tutte le comunità naturiste, ed è anche una questione di legge sulla riservatezza.
- Rispettare l’ambiente: molti di questi tratti si trovano dentro o accanto ad aree protette, dove valgono divieti specifici su accessi, fuochi e rifiuti.
Le riserve costiere, un discorso a parte
Alcuni dei tratti più selvaggi della costa abruzzese ricadono in riserve naturali, come l’area di Punta Aderci nel Vastese e la riserva marina di Torre del Cerrano fra Pineto e Silvi. Lì la priorità è la tutela dell’habitat: si accede a piedi, per sentieri segnati, e valgono i regolamenti dell’ente gestore, che non hanno niente a che vedere con il naturismo ma disciplinano tutto il resto.
Chi cerca spiagge poco affollate in Abruzzo, in ogni caso, ha una scelta ampia: la costa a sud di Ortona è fatta di calette raggiungibili solo a piedi o in bici sulla Via Verde.
Come si trova un’informazione affidabile
Le federazioni naturiste nazionali pubblicano elenchi aggiornati delle aree dove la pratica è consentita, con l’indicazione dell’atto che la consente. È l’unico riferimento serio: gli elenchi dei siti turistici generalisti mescolano aree riconosciute e spiagge semplicemente isolate, e non distinguono fra le due cose.
Per il resto — mare, onde, balneabilità e affollamento — i dati aggiornati comune per comune sono nella pagina del mare oggi.
Che cosa succede se qualcuno segnala
Nei tratti frequentati per consuetudine il quadro resta incerto proprio perché non è disciplinato. In assenza di un atto comunale che consenta la pratica, l’intervento delle forze dell’ordine dipende in genere da una segnalazione, e la valutazione riguarda la presenza di terzi non consenzienti e la visibilità del luogo dai punti di passaggio.
Questo spiega perché le stesse spiagge risultino tranquille per anni e poi, dopo un esposto o un cambio di amministrazione, smettano di esserlo. Chi frequenta questi tratti dovrebbe tenerne conto: non c’è nessun diritto acquisito, e la consuetudine non è una fonte del diritto.
Le regole scritte che valgono su tutta la costa
Al di là del naturismo, sulle spiagge abruzzesi si applicano norme che molti ignorano e che vengono fatte rispettare con controlli stagionali:
- Le ordinanze balneari di Regione e Comuni disciplinano orari, accessi, cani, fuochi, campeggio e attrezzature sulla spiaggia libera.
- Il campeggio e il pernottamento in spiaggia sono in genere vietati, anche in tenda leggera.
- I fuochi sono vietati fuori dalle aree e dalle occasioni espressamente autorizzate, e nelle aree protette il divieto è assoluto.
- L’accesso con i cani è regolato tratto per tratto: ci sono spiagge attrezzate e spiagge dove il divieto è pieno. La mappa aggiornata l’abbiamo raccolta qui.
Dove finisce la spiaggia e comincia l’area protetta
Sulla costa abruzzese diversi tratti selvaggi ricadono in riserve regionali o in aree marine protette, e lì il regolamento dell’ente gestore prevale su tutto. Nella riserva di Punta Aderci, nell’area di Torre del Cerrano, nelle riserve dunali fra Pineto e Silvi valgono limiti su accessi, sentieri, transito dei mezzi, raccolta di qualunque materiale e disturbo alla fauna.
Sono anche i luoghi dove nidifica il fratino, un piccolo uccello che depone direttamente sulla sabbia in nidi quasi invisibili: nelle stagioni di nidificazione i tratti interessati vengono recintati, e camminare fuori dai percorsi indicati può distruggere una covata senza che nemmeno te ne accorga.
Le spiagge dove si sta tranquilli
Chi cerca isolamento più che naturismo, in Abruzzo ha alternative concrete e legittime:
- Le calette della Costa dei Trabocchi raggiungibili solo a piedi o in bici dalla Via Verde: la fatica dell’accesso è il miglior filtro contro la folla.
- I tratti liberi fra un comune e l’altro, lontani dagli accessi principali, anche sulla costa nord.
- Le prime ore del mattino e le ultime del pomeriggio, che su qualunque spiaggia cambiano completamente l’esperienza.
- I mesi di maggio, giugno e settembre, quando l’acqua è già o ancora buona e il litorale è vuoto: le condizioni giorno per giorno sono nella pagina del mare oggi.
Il fratino e le dune, il motivo dei recinti in spiaggia
Chi cammina sui tratti liberi della costa abruzzese fra primavera e inizio estate incontra spesso piccole aree recintate con paletti e nastro. Non sono cantieri: sono nidi di fratino, un uccello che depone le uova direttamente sulla sabbia, in una conca appena accennata, praticamente invisibile a chi non sa cosa cercare.
Le stesse recinzioni proteggono i tratti di duna con la vegetazione pioniera che li fissa. Camminare sulla duna la distrugge molto più in fretta di quanto si immagini, e la duna è ciò che tiene insieme la spiaggia quando arrivano le mareggiate. Restare sui percorsi segnati, in questi tratti, è la regola che vale più di tutte le altre.
Domande frequenti
Ci sono spiagge naturiste in Abruzzo?
Non risultano spiagge ufficialmente istituite da atti comunali. Esistono tratti frequentati per consuetudine, che è una condizione diversa.
Il naturismo è vietato in Italia?
Non c’è una legge nazionale che lo disciplini in modo organico: dipende dagli atti di Comuni e Regioni. Fuori dalle aree consentite si applicano le norme generali.
Come si fa a sapere se un tratto è consentito?
Chiedendo al Comune competente o consultando gli elenchi delle federazioni naturiste, che citano gli atti di riferimento.
Si possono fare foto in spiaggia?
Nelle aree naturiste è vietato per regola condivisa, e in generale riprendere persone senza consenso solleva problemi di riservatezza.
Le riserve naturali costiere sono spiagge libere?
Sono aree protette con regolamenti propri: accesso a piedi, sentieri segnati e divieti specifici stabiliti dall’ente gestore.
Dove si trovano le spiagge meno affollate dell’Abruzzo?
Nelle calette della Costa dei Trabocchi a sud di Ortona, raggiungibili a piedi o in bici, e nei tratti liberi delle riserve costiere.


