Una giornata tra gole e pastifici, il piano
Immagina un’acqua di un verde turchese così acceso da sembrare illuminata da dietro. Esce gelida dalla roccia, scorre per pochi metri e sparisce dentro un canyon. Non è un posto remoto in alta quota. A Fara San Martino, in provincia di Chieti, la raggiungi in circa 20 minuti a piedi dalla zona dei pastifici.
La regola da sapere prima di partire: puoi guardare, fotografare, fare una sosta in silenzio, ma nel Fiume Verde non si fa il bagno. Lo racconta anche la guida di The Wom Travel del 28 luglio 2026: l’accesso all’acqua è regolamentato e la balneazione non è consentita. Sono acque microbiologicamente purissime, casa di tricotteri (insetti che vivono solo in acque pulite) e del merlo acquaiolo. Il colore è bello proprio perché nessuno ci mette i piedi.
Il paese sta a circa 440 metri di quota, ai piedi del versante orientale del Parco Nazionale della Majella. Le Gole di San Martino, che sono un geosito del Maiella Geopark UNESCO, sono il biglietto da visita del borgo.
Il piano in tre mosse
Dal centro del paese scendi verso la zona dei pastifici e delle Sorgenti del Fiume Verde, seguendo la segnaletica turistica marrone. Se hai poco tempo o poca voglia di camminare su strada, vai in auto fino al parcheggio sterrato a ridosso dell’imbocco del canyon.
Dal parcheggio parte il sentiero H1, ben indicato. L’imbocco delle gole si raggiunge in una decina di minuti, con un dislivello minimo. Il fondo però è detritico, fatto di pietre smosse e ghiaia: servono scarpe con la suola ben scolpita e i passeggini restano a casa.
Porta una felpa anche se in paese c’è sole. Vicino alle sorgenti l’aria è più fresca di diversi gradi, con quell’odore netto di acqua fredda e vegetazione umida. Ottobre, senza il caldo di agosto, potrebbe essere un mese comodo per camminare qui, ma controlla il meteo prima di scendere.
Ma cosa si trova dopo l’imbocco delle gole?
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Come arrivare da Pescara
Se parti dal capoluogo adriatico, l’auto è la scelta più comoda. Prendi l’A14 in direzione sud ed esci a Lanciano o Val di Sangro, poi vai verso l’interno seguendo le indicazioni per Fara San Martino. È la stessa strada che descrive la guida di The Wom Travel (28 luglio 2026). Risale piano tra colline coltivate, poi i pendii si fanno via via più rocciosi, finché il profilo frastagliato della Majella comincia a riempire l’orizzonte. Quando lo vedi, sei quasi arrivato. I tempi di percorrenza la fonte non li dà, quindi controllali sul navigatore prima di partire.
Senza auto si può fare, ma richiede un po’ di organizzazione. Il riferimento è il treno fino a una stazione della costa, San Vito Chietino o Lanciano, da cui partono i bus locali verso l’entroterra. I collegamenti non sono fittissimi: guarda gli orari aggiornati e lasciati un margine per le coincidenze, soprattutto sul ritorno. Perdere l’ultima corsa a fine giornata è l’errore più facile da fare.
Se arrivi in aereo, l’aeroporto di Pescara è relativamente vicino alla Majella. Da lì puoi noleggiare un’auto oppure combinare treno e bus. Per chi ama muoversi senza orari, l’auto resta la formula più flessibile, anche perché da queste parti il bello è fermarsi dove capita.
Sorgenti del Verde e sentiero H1
Ti consiglio di fare le cose in questo ordine: prima le sorgenti, poi la gola. L’acqua, infatti, la vedi tutta nei pochi metri in cui esce dalla roccia, prima di infilarsi sotto terra e nel canyon. Dove la corrente rallenta compaiono riflessi lattiginosi sul verde turchese, e quello è il punto in cui conviene fermarsi con calma, anche solo cinque minuti.
Fermati ad ascoltare. Qui vive il merlo acquaiolo, un uccello scuro con il petto bianco che si tuffa nei torrenti freddi a caccia di cibo, e sotto i sassi del fondo stanno i tricotteri. Sono proprio loro a dirti che l’acqua è pulita, e il divieto di balneazione serve a tenerla così. Un picnic è ammesso, a patto di essere, come scrive la fonte, consapevole e rispettoso dell’area protetta. Il che vuol dire riportare indietro tutto quello che hai portato.
Poi si sale verso la gola. Il sentiero H1 parte dal parcheggio ed è ben indicato, quindi non ti serve una guida per orientarti. Mentre avanzi cambia la luce: le pareti verticali si stringono e il cielo si riduce a una fessura sottile. L’aria è fresca e sa di pietra bagnata, un contrasto netto con il paese, che sta pochi minuti più in basso. Questa è la parte più fotografabile dell’intera giornata.
Ricordati che le Gole di San Martino sono un geosito, cioè un luogo riconosciuto per il suo valore geologico, dentro il Maiella Geopark UNESCO. Stai camminando in una specie di museo a cielo aperto, dove le pareti raccontano la storia della montagna. Non staccare sassi per ricordo e resta sul tracciato segnato.
Più avanti, lungo il sentiero, la roccia nasconde un monastero scavato nella parete.
L’Abbazia di San Martino in Valle e oltre
Se il sentiero H1 ti ha convinto, non fermarti all’imbocco. Lungo la gola si arrivano a incontrare i resti dell’Abbazia di San Martino in Valle, un monastero benedettino in parte scavato nella roccia. Sono ruderi, non un complesso da visitare con biglietto e audioguida, ma è proprio questo il bello: la parete diventa muro, la grotta diventa stanza.
Prova a immaginare chi ci viveva. Dei monaci che scelgono una gola stretta, con l’acqua gelida a pochi passi e il cielo ridotto a una striscia, per starsene in silenzio. La fonte non entra nei dettagli della sua storia, quindi se ti interessa la cronologia dei benedettini sulla Majella conviene chiedere informazioni in paese prima di salire. Sul posto, intanto, bastano gli occhi.
Poi c’è la questione del dopo. Il sentiero H1 non finisce lì: prosegue fino al Monte Amaro, 2793 metri, la vetta più alta della Majella. Il dislivello è molto impegnativo. Considera che tra il paese, a circa 440 metri, e la cima ci sono più di 2.300 metri di differenza di quota. Non è una gita da improvvisare con le scarpe da passeggio dopo pranzo. Per l’abbazia e la gola bastano scarpe giuste e buon senso, per la vetta servono preparazione, meteo controllato e una giornata intera.
Pasta e borghi vicini
Chiudi il giro dove l’hai cominciato, tra i pastifici. Fara San Martino viene presentata come una capitale mondiale della pasta, e il paradosso è tutto lì: le fabbriche stanno a pochi minuti a piedi dalle sorgenti. La fonte non spiega il legame, ma è lecito pensare che la vicinanza di acqua così pura non sia un caso. È un’ipotesi mia, non un dato. Quel che puoi fare è guardare i pastifici da fuori mentre scendi o risali, e portarti a casa un pacco di pasta del posto come ricordo. Orari di apertura e musei della “città della pasta” non li ho trovati confermati: chiedi in paese o al Comune prima di contarci.
Con l’auto hai tre direzioni facili. Lama dei Peligni e Palena sono altri paesi dell’entroterra della Majella, ottimi per prolungare il weekend. Poi c’è Roccascalegna, con il castello arroccato su uno sperone di roccia sopra la valle del Rio Secco. Secondo la guida di The Wom Travel sui luoghi poco conosciuti d’Abruzzo (14 luglio 2026), la leggenda racconta del barone Corvo de Corvis, nel XVII secolo, e di un’impronta di mano insanguinata sulla roccia che nessuno riuscirebbe a cancellare. Una storia da raccontare mentre guidi.
Le domande che ti starai facendo
- Si può fare il bagno nelle Sorgenti del Verde? No. L’accesso all’acqua è regolamentato e la balneazione non è consentita, per proteggere acque purissime e fauna delicata come tricotteri e merlo acquaiolo.
- Il sentiero delle gole è adatto ai passeggini? No. Il fondo è detritico, con pietre smosse e ghiaia. Servono scarpe con suola ben scolpita.
- Come si arriva a Fara San Martino senza auto? Con il treno fino a San Vito Chietino o Lanciano, poi i bus locali verso l’entroterra. I collegamenti non sono fitti: controlla gli orari, soprattutto quelli del ritorno.


