Regione Lazio, l’attacco hacker fa discutere

L’attacco hacker alla Regione Lazio sembra destinato a far discutere ancora per molto. Anche perché le sue conseguenze potrebbero rivelarsi molto più gravi di quanto non si pensasse in un primo momento. Nelle ultime ore, infatti, tra le indiscrezioni che trapelano c’è anche quella relativa al sistema di backup dei dati. Secondo l’assessore regionale alla Sanità, Alessio D’Amato, anch’esso sarebbe stato criptato, rendendo quindi impossibile il ripristino del sistema. Se ciò fosse vero, alla Regione Lazio non resterebbe che pagare il riscatto e sperare che gli attaccanti onorino il proprio impegno a decrittare i dati. Cosa che non è affatto scontata.

Cripto-truffe

Cos’è accaduto alla Regione Lazio

Il sistema informatico della Regione Lazio è stato attaccato dai pirati informatici il primo giorno di agosto. L’attacco ha colpito non solo il sito della Regione e quello del Consiglio regionale, ma anche il portale di prenotazione dei vaccini per il Covid-19, tutti gestiti da Lazio Crea.
Proprio Lazio Crea, all’interno della sua relazione di bilancio per il 2020 aveva comunicava di aver adempiuto alla gestione dei Data center. Da cui vanno a dipendere non solo l’erogazione dei servizi applicativi destinati agli utenti regionali e ai cittadini della Regione Lazio, ma anche quelli infrastrutturali comuni. Tra i rientra quali, per l’appunto, la salvaguardia dei dati tramite le opportune operazioni di backup pianificate. Se non sarà recuperata la chiave di accesso, tutti i dati andranno persi, in quanto è stato criptato anche il sistema di backup. A sostenerlo è il Corriere della Sera.

Una incredibile mancanza

Proprio la parte relativa alla mancanza di backup ripristinabili è quella più incredibile all’interno di una vicenda che rischia di diventare grottesca. A metterlo in rilievo è stato Matteo Navacci, Data protection counsel, DPO, Co-Founder Privacy Network su Twitter. Secondo il quale non avere sistemi di questo genere “…è gravissimo, oltre ogni immaginazione.” Tanto da spingersi ad una accusa fortissima, sempre sulla sua pagina Twitter: “E’ inconcepibile. Un attacco ransomware può accadere – questo NO. Ci sono chiare responsabilità politiche, perché qui la colpa è tutta dei dirigenti.”
Una tesi condivisa ben presto da altri specialisti, i quali hanno anche loro puntato il dito sulle chiare responsabilità politiche. Una tesi assolutamente condivisibile, considerato come si stia parlando di una infrastruttura digitale fondamentale. Se si pensa che qualche settimana fa Virginia Raggi, sindaca di Roma, è stata accusata violentemente per una targa viaria sbagliata, la tesi in questione è assolutamente condivisibile.

Cosa accadrà ora, alla Regione Lazio?

Tra le notizie che continuano a trapelare in relazione all’attacco alla Regione Lazio, l’ultima è quella che riguarda il virus impiegato. Secondo le indiscrezioni che continuano a trapelare, sarebbe stato impiegato all’uopo Ransom.XXX, considerato un virus di tipo tradizionale.
La parte più importante è però quella riguardante gli effetti. Il primo dei quali riguarda l’impossibilità di riavviare per ora le macchine della Regione. Ove lo si facesse, si potrebbero infatti verificare ulteriori danni. A meno che non si decida di pagare il riscatto, ipotesi che permetterebbe di riattivare il sistema in una settimana circa. Ma solo se gli hacker rispettassero la parola data, ipotesi non scontata. Ove invece si decidesse di non farlo, e in mancanza di un sistema di backup cui attingere, potrebbe rendersi necessario un tempo al momento non ipotizzabile, ma largamente superiore alle due settimane. Rallentando non poco anche la campagna vaccinale.

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