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Qualità dell’aria a Pescara, vicino alla pista in pochi sanno che i dati Arta non bastano ancora: il motivo vero

Se abiti nelle zone vicino alla pista dell’aeroporto di Pescara, questo dato ti riguarda da vicino: per 73 giorni, tra l’inverno 2023 e il 2024, un laboratorio mobile dell’Arta ha misurato l’aria proprio accanto alla pista. Il risultato è che in 20 giornate su 73 le polveri sottili hanno superato la soglia di legge.

20 giorni su 73 fuori soglia, cosa ha misurato l’Arta vicino alla pista

Il monitoraggio è partito il 19 dicembre 2023 ed è andato avanti fino al 29 febbraio 2024. Settantatré giorni filati, in pieno inverno, con un laboratorio mobile piazzato a ridosso della pista dell’aeroporto d’Abruzzo.

Il limite di riferimento è quello previsto per il Pm10, le polveri sottili che si respirano senza accorgersene: 50 microgrammi per metro cubo come soglia giornaliera da non superare troppo spesso nell’arco dell’anno. Ebbene, in venti di quelle settantatré giornate quella soglia è stata superata.

C’è un altro dettaglio che la relazione dell’Arta mette nero su bianco, ed è quello che dà peso a tutta la vicenda: le concentrazioni di Pm10 e Pm2,5 registrate accanto alla pista sono risultate “notevolmente più alte” rispetto a quelle misurate nello stesso periodo dalle centraline fisse dell’agglomerato Chieti-Pescara, quelle che di solito usiamo come termometro dell’aria che respiriamo in città.

È il dato che finora nessuno aveva messo in fila con questa chiarezza: un’area della città, quella a ridosso della pista, dove per venti giorni su settantatré l’aria è risultata più carica di polveri di quanto non lo sia altrove in provincia. Ma prima di trarre conclusioni, c’è un pezzo di verità che manca ancora, ed è proprio quello che conviene capire.

il dato che nessuno aveva ancora messo in fila: 20 sforamenti in 73 giorni, tutti d’inverno

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Perché quei dati non bastano ancora

Il problema, se ci pensi, non è nel numero in sé, ma nel momento in cui è stato preso. Il laboratorio mobile ha lavorato solo tra dicembre e febbraio, cioè nella finestra dell’anno in cui il riscaldamento domestico pesa di più sull’aria che respiriamo. Stufe, caldaie, camini accesi: tutto questo alza il livello di polveri sottili indipendentemente da quanto succede sulla pista. Un dato preso solo d’inverno, insomma, fotografa la stagione peggiore per definizione, non la situazione media dell’anno.

Per questo la relazione dell’Arta non chiude il discorso, lo apre. Serve una campagna che copra anche primavera ed estate, per capire se quei venti sforamenti su 73 giorni siano un’anomalia legata al freddo o un problema che si ripete tutto l’anno. E serve spostare la centralina un po’ più vicino a dove la gente dorme, non solo a ridosso della pista: chi abita nelle case intorno all’aeroporto respira un’aria che è mescola di tante cose insieme, non solo di quello che passa in cielo.

Se ti stai chiedendo perché nessuno ha ancora fatto questo secondo giro di misurazioni, la risposta più onesta è che una campagna del genere richiede tempo, mezzi e un laboratorio mobile che stavolta resti fuori dai mesi di riscaldamento acceso. Finché non succede, il quadro resta a metà.

Cosa è cambiato da allora tra pista e voli

C’è poi un secondo limite, forse ancora più stringente: quei 73 giorni raccontano l’inverno 2023-2024, non l’oggi. Nel frattempo il traffico aereo sulla pista di Pescara e l’assetto stesso dello scalo sono cambiati, il che significa che proiettare quel dato sulla situazione attuale è un azzardo. Un aeroporto che muove più voli, o che li muove in orari diversi, produce un impatto diverso sull’aria intorno alla pista, e questo la campagna del 2023-2024 non può dirtelo.

È la stessa cautela che vale per tanti altri temi ambientali legati a infrastrutture di trasporto: un dato fermo a un certo periodo racconta quel periodo, non quello che viene dopo. Prova a pensare a quanto cambia il traffico su una strada in due anni: la stessa logica si applica ai movimenti aerei, che con l’aumento dei collegamenti possono modificare sensibilmente la pressione ambientale su chi vive vicino alla pista.

Non è, insomma, una sentenza contro l’aeroporto, ma nemmeno un’assoluzione: manca il pezzo mancante.

Perché contare i voli non basta a capire l’aria che respiri

C’è un equivoco che conviene chiarire, ed è proprio quello che tiene distinti tre modi diversi di misurare cosa succede intorno a una pista. Il primo riguarda il traffico in sé: Assaeroporti conta ogni decollo e ogni atterraggio come un “movimento”, il che significa che un aereo che arriva e poi riparte genera due movimenti nelle statistiche ufficiali. È un numero che racconta quanto lavora lo scalo, non quanto rumore o quanto smog produce quel traffico sulle case vicine.

Il secondo strumento sono le centraline acustiche, che funzionano in modo completamente diverso da quelle per la qualità dell’aria. Registrano l’ora esatta, l’intensità e la durata di ogni evento sonoro, e questo permette di verificare se un picco di rumore coincida con il passaggio di un velivolo o se dipenda da altro, per esempio dal traffico su strada o da un cantiere. È un sistema pensato per isolare la fonte del disturbo, cosa che il dato sull’aria, per sua natura, non può fare con la stessa precisione.

Il terzo pezzo del puzzle è proprio quello che manca ancora, ed è il più difficile da isolare: cosa resta nell’aria dopo che si mescolano le emissioni degli aerei, quelle delle automobili che portano passeggeri allo scalo, il riscaldamento delle case vicine e i mezzi di terra che lavorano sulla pista. Il laboratorio mobile dell’Arta ha provato a fotografare proprio questo intreccio, ma un dato sull’aria da solo non ti dice mai quale fonte pesa di più.

Per chi vive vicino alla pista, la conseguenza pratica è che nessuno dei tre numeri, preso da solo, racconta l’impatto reale dell’aeroporto sulla sua vita quotidiana. Il numero dei movimenti ti dice quanto traffico c’è stato. Le centraline acustiche ti dicono quanto rumore hai sentito e quando. Il dato sulle polveri, con i suoi limiti stagionali e di posizione, ti dice solo che qualcosa, in quei 73 giorni, ha superato la soglia venti volte, senza poter ancora dire cosa. Mettere insieme questi tre livelli, con misurazioni ripetute in stagioni diverse e più vicino alle abitazioni, resta il passo che ancora manca per avere un quadro completo di cosa respira chi abita accanto alla pista di Pescara.

Fonti

  • Sotto alla rotta degli aerei: che cosa dicono i dati sull’aria intorno all'aeroporto di Pescara (ilpescara.it)