Torna lo scavo ai Grottoni di Calascio, si visita gratis dal 9 settembre
Da domani puoi salire fino a un riparo di roccia dove i Neanderthal si rifugiavano decine di migliaia di anni fa, e trovarci gli archeologi che ci stanno lavorando, con le mani nella terra. Non è un museo, non è una ricostruzione: è uno scavo vero, aperto al pubblico, e non ti costa niente entrare.
Ai Grottoni di Calascio, un riparo roccioso a 670 metri di quota dentro il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, la campagna di scavo è ripresa l’8 settembre e va avanti fino al 26 settembre 2026. Il sito racconta la frequentazione umana dell’Homo neanderthalensis, la specie umana estinta che ha vissuto in Europa prima e insieme ai sapiens, e appartiene al periodo del Paleolitico medio chiamato Musteriano.
La parte che ti interessa di più, se stai pensando a una gita: dal 9 settembre e per tutta la durata dei lavori, il riparo si può visitare. Dal martedì al venerdì l’ingresso è libero e gratuito, senza bisogno di prenotare nulla. Nel weekend, sabato e domenica, i turni di visita guidata sono fissati alle 10:30 del mattino e alle 15:30 del pomeriggio.
Vuol dire che puoi camminare fino allo scavo, guardare da vicino come si porta alla luce un livello di occupazione preistorico, e fare domande direttamente a chi sta scavando. Un’occasione che capita raramente: di solito i cantieri archeologici restano chiusi al pubblico fino alla fine delle campagne, se non per anni.
E qui viene la parte più interessante: non stai solo visitando un sito, puoi incontrare gli archeologi al lavoro sul campo, farti raccontare cosa stanno trovando proprio in questi giorni.
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Chi scava e perché questo sito conta per la preistoria abruzzese
Dietro questo cantiere ci sono tre università che lavorano insieme da un paio d’anni sullo stesso obiettivo: riportare l’Abruzzo dentro il dibattito nazionale sulla preistoria. Lo scavo ai Grottoni rientra nel progetto Ecomuseo: patrimonio, storia e paesaggi d’Abruzzo, finanziato dalla Struttura di Missione per il coordinamento dei processi di ricostruzione dei territori colpiti dal sisma del 6 aprile 2009, a favore dell’Ufficio Speciale per la Ricostruzione dei Comuni del Cratere. Non è un progetto nato dal nulla: nel 2024 e nel 2025 il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Ferrara aveva già realizzato, insieme all’Università di Pisa e ad altri enti, i due progetti I Cammini della Preistoria, dedicati alla valorizzazione del patrimonio archeologico e paesaggistico delle aree interne colpite dal terremoto.
Quei percorsi hanno avuto una partecipazione tale da convincere l’USRC ad ampliare la collaborazione: da quest’anno il progetto Ecomuseo include anche gli scavi veri e propri, non solo divulgazione e formazione. Il coordinamento scientifico dei Grottoni è affidato a Marco Peresani dell’Università di Ferrara e Giovanni Boschian dell’Università di Pisa, con la partecipazione dell’Università dell’Aquila. Tre atenei, tre équipe diverse, un solo riparo roccioso da leggere strato per strato.
Un sito già noto, la storia degli scavi degli anni ’70
Se pensi che i Grottoni siano una scoperta recente, ti sbagli: qui si scava, con pause lunghissime, da mezzo secolo. Il sito fu segnalato da Fulvio Giustizia e indagato per la prima volta alla fine degli anni ’70 del Novecento dall’Università di Pisa, sotto la direzione scientifica di Antonio Mario Radmilli, uno dei nomi di riferimento della paletnologia italiana del secondo dopoguerra. Quelle prime campagne avevano già restituito tracce della frequentazione neandertaliana, ma con gli strumenti dell’epoca: niente datazioni al radiocarbonio ad alta precisione, niente analisi sedimentologiche di dettaglio, niente dei metodi che oggi permettono di leggere un livello di terra come una pagina scritta.
Dopo quella stagione il sito è rimasto in silenzio per decenni. Tornarci oggi, con tecniche completamente diverse, significa poter rileggere ciò che Radmilli aveva solo intuito. È un po’ come riaprire un libro letto da ragazzi con occhiali nuovi: le parole sono le stesse, ma adesso ne cogli il senso che prima ti sfuggiva. Gli archeologi che lavorano in questi giorni ai Grottoni stanno proprio facendo questo lavoro di confronto tra i vecchi dati e le nuove evidenze che escono dal terreno, giorno dopo giorno, fino al 26 settembre.
E se le nuove indagini confermano quello che gli specialisti sperano, il sito potrebbe riscrivere la storia del popolamento della Valle del Tirino.
Parcheggio e coordinate, i dettagli che la fonte ufficiale non mette nel comunicato
Sul come arrivare fisicamente ai Grottoni, il comunicato delle università resta sul vago: indica il sito, la quota di 670 metri, il perimetro del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, ma non un indirizzo da inserire nel navigatore. Le coordinate precise e le indicazioni su dove lasciare l’auto conviene cercarle sui canali social legati alle campagne di scavo in Abruzzo.
Può essere utile anche un eventuale gruppo WhatsApp informativo, pensato proprio per chi vuole salire e ha bisogno di sapere in tempo reale se il sentiero è agibile, se ci sono variazioni negli orari o se il maltempo ferma i lavori per qualche giorno. Conviene controllarlo prima di mettersi in macchina, soprattutto se arrivi da fuori regione e non vuoi rischiare un viaggio a vuoto: un riparo roccioso a 670 metri, aperto su un versante del Gran Sasso, risente delle condizioni meteo più di un museo con le pareti.
Tieni conto che si tratta di un cantiere di scavo attivo, non di un percorso attrezzato per il turismo di massa: aspettati un tragitto a piedi dagli spazi di sosta, terreno naturale, magari un po’ di polvere o di fango a seconda dei giorni. Scarpe comode fanno la differenza più di quanto immagini.
Dopo lo scavo, il resto di Rocca Calascio ti aspetta
Chi sale fino ai Grottoni difficilmente si ferma solo lì. Il borgo di Rocca Calascio, con la sua fortezza a guardia della Valle del Tirino, è a pochi minuti di distanza e resta il punto di riferimento per chiunque visiti quest’angolo del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga: la differenza, questa volta, è che puoi abbinare la solita fotografia dall’alto a un’esperienza che raramente capita, quella di vedere gli strati di terra che raccontano ottantamila anni di presenza umana venire fuori sotto una cazzuola.
Da qui il Gran Sasso si apre su Campo Imperatore e sui sentieri che collegano i borghi della zona, un territorio che vive di questo doppio binario: la montagna che si guarda e la montagna che si studia. Lo scavo ai Grottoni, in questo senso, aggiunge un motivo in più per fermarsi qualche ora di più in un’area che altrimenti si visita e si lascia in fretta.
- Musteriano: fase del Paleolitico medio associata alle comunità neandertaliane.
- Homo neanderthalensis: specie umana estinta vissuta in Europa prima e insieme ai sapiens.
- Riparo roccioso: cavità naturale nella roccia usata come rifugio nella preistoria, non una vera grotta.
- Come si arriva ai Grottoni di Calascio per la visita gratuita? Le indicazioni su parcheggio e coordinate conviene cercarle sui canali social legati alle campagne di scavo in Abruzzo.
- Serve prenotare per visitare lo scavo? No, dal martedì al venerdì l’ingresso è libero senza prenotazione; nel weekend i turni guidati sono fissati alle 10:30 e alle 15:30.
Fonti
- A Calascio riparte la ricerca sul Paleolitico: dall’8 settembre nuovi scavi ai Grottoni – Onda Tv (Onda Tv)
- I Grottoni di Calascio, viaggio di 80.000 anni – Il Capoluogo (Il Capoluogo)
- Scavo ai grottoni di Calascio (piazzarossetti.it)
- SCAVO AI GROTTONI DI CALASCIO: RIPRESA L’INDAGINE PREISTORICA CHE COINVOLGE ANCHE L’ATENEO AQUILANO – Abruzzo Web (Abruzzo Web)
Foto: Andrew Hall — CC BY-SA 3.0 (fonte)


