Cia contro il Parco “imposto dall’alto”, cosa chiede
Se cammini sulla Costa dei Trabocchi tra i vigneti che scendono verso il mare e gli antichi trabocchi in legno, sappi che quel paesaggio potrebbe cambiare regole nei prossimi mesi. Non per un progetto qualsiasi: per l’istituzione di un Parco Nazionale che riguarda 19 Comuni tra Chieti e Pescara, un percorso avviato più di 25 anni fa e mai concluso.
Il 9 settembre 2026 al “Parco dei Priori” di Fossacesia, Cia Chieti-Pescara ha messo intorno allo stesso tavolo istituzioni, amministratori, ambientalisti e agricoltori. Il messaggio del presidente Domenico Bomba è stato diretto: il futuro della Costa dei Trabocchi e dell’area Teatina non si può costruire senza pensare a chi quel territorio lo cura ogni giorno, cioè le aziende agricole.
Il punto è che una sentenza del TAR ha imposto tempi molto stretti per decidere. Dopo un quarto di secolo di stallo, ora tutto va deciso in fretta, e le scelte peseranno per decenni su chi vive e lavora in quei 19 Comuni. “Non può essere il territorio a pagare il prezzo dei ritardi accumulati”, ha detto Bomba.
Il direttore Alfonso Ottaviano entra nel merito pratico: dire che il Parco non vieta l’agricoltura non basta. Bisogna garantire che un’azienda possa continuare a coltivare, reimpiantare le colture, sostituire pali e fili, intervenire sulla viabilità poderale e accedere ai propri terreni senza procedure infinite. Su questo si gioca la competitività reale delle imprese, non solo un principio.
Il nodo più delicato riguarda perimetrazione e zonizzazione, cioè dove passeranno i confini del Parco e quali regole varranno zona per zona: da lì dipenderà se un vigneto biologico potrà lavorare come prima o dovrà cambiare pratiche. Cia chiede che queste scelte tengano conto della reale presenza agricola, non di uno schema uguale per tutti.
Ma Cia non è l’unica voce in campo: c’è chi vuole accelerare e chi vuole restringere i confini, e la partita si gioca proprio in queste settimane.
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Perché il Parco è bloccato da 25 anni e cosa ha cambiato il TAR
Per capire perché adesso tutto corre così in fretta, bisogna guardare indietro. Il progetto di un’area protetta lungo questa costa non è nato ieri: se ne parla da più di un quarto di secolo, tra proposte, bozze di perimetro e tavoli tecnici che si sono aperti e richiusi senza mai arrivare a un decreto istitutivo. Amministrazioni diverse, sensibilità diverse, interessi diversi: il risultato è stato uno stallo lunghissimo, con il territorio che intanto ha continuato a vivere, coltivare e ospitare turisti senza sapere cosa lo aspettasse.
Poi è arrivata la sentenza del TAR, che ha imposto tempi compressi per chiudere la procedura. Da quel momento le istituzioni non hanno più margine per rimandare: le scelte su confini e regole vanno prese in una manciata di mesi, non più in decenni. È qui che Cia punta il dito su un altro nodo, finora rimasto sullo sfondo: le cosiddette misure di salvaguardia, cioè le norme transitorie che si applicano da subito, in attesa del Piano e del Regolamento definitivo del Parco. Ottaviano ricorda che in diversi parchi nazionali italiani queste regole “provvisorie” sono rimaste in vigore per anni, diventando di fatto il quadro reale entro cui le imprese hanno dovuto lavorare. Per un’azienda agricola significa programmare investimenti, reimpianti, magari nuovi impianti irrigui, senza sapere quando arriverà la cornice definitiva.
C’è poi il tema della difesa fitosanitaria, cioè i trattamenti e le pratiche contro le malattie delle piante: Cia chiede che qualsiasi regola tenga conto del fatto che in quest’area la sostenibilità è già una pratica diffusa, non un’eccezione da imporre dall’alto.
Le altre voci in campo, WWF, Italia Nostra, i Comuni
Cia non è sola al tavolo, e non tutti chiedono la stessa cosa. Il 13 settembre 2026 Italia Nostra Abruzzo ha lanciato un’iniziativa per un Parco “costruito insieme alle comunità e agli agricoltori”, con un questionario anonimo aperto a residenti, associazioni e persino ai turisti che hanno visitato o vorrebbero visitare la costa. La richiesta è di regole chiare, tutele proporzionate al reale contesto agricolo, assistenza tecnica alle aziende e incentivi per le produzioni locali, insieme a un avvertimento concreto: il cambiamento climatico sta già portando siccità, temperature estreme ed erosione, e ignorarlo nella progettazione del Parco significherebbe mettere a rischio proprio le aziende che quel territorio lo tengono in piedi.
Il WWF si è mosso in direzione quasi opposta sui tempi: nei giorni scorsi ha chiesto direttamente al Ministero di accelerare, completando l’iter entro i termini fissati dal TAR, senza ulteriori rinvii, come riportato il 19 settembre 2026. E se ti stai chiedendo se il confine del Parco sia già scritto sulla carta, la risposta è no: il 23 settembre 2026 alcuni Comuni hanno fatto sapere di volere un perimetro più ristretto rispetto alle ipotesi circolate finora, segno che la partita sui 19 Comuni coinvolti è tutt’altro che chiusa.
Tra chi vuole accelerare, chi vuole allargare il confronto e chi vuole restringere i confini, resta da capire cosa cambia per chi oggi un trabocco lo visita e un vigneto lo attraversa a piedi.
Cosa significa per chi visita oggi la Costa dei Trabocchi
Il WWF, dal canto suo, ha scritto al Ministero dell’Ambiente nei giorni scorsi per chiedere di fare presto, non piano: completare l’iter entro i termini fissati dal TAR, punto. Posizioni opposte, stesso tavolo. E tu, che magari hai già in mente un weekend su questa costa, ti starai chiedendo cosa cambia per chi la visita, non solo per chi la coltiva.
La risposta onesta è che, finché il Parco non viene istituito e non partono le misure di salvaguardia, oggi non cambia nulla nell’immediato per un turista. Puoi ancora camminare sulla ciclovia che corre lungo il mare tra Ortona e San Salvo, seguendo il tracciato dell’ex ferrovia con i binari sostituiti dall’asfalto e il mare a un passo dalla pista. Puoi ancora sederti in uno dei trabocchi trasformati in ristorante, con la struttura in legno che sporge sull’acqua e le reti calate come facevano i pescatori un secolo fa. E puoi ancora fermarti nelle aziende agricole che coltivano vigneti a ridosso della costa, molte delle quali lavorano già in regime biologico: proprio quella presenza di aziende bio è uno degli argomenti che Cia porta al tavolo per chiedere regole su misura, non uguali per tutti i 19 Comuni.
Il punto, semmai, riguarda il dopo. Se la zonizzazione dividerà il territorio in fasce con regole diverse, potresti trovare, tra qualche anno, un accesso regolamentato a certi sentieri, orari o percorsi alternativi per chi cammina o pedala, oppure aree agricole dove la presenza dei visitatori viene organizzata in modo diverso da oggi. Non è uno scenario scritto: dipende proprio dalle scelte su cui Cia, Italia Nostra, WWF e i Comuni si stanno confrontando in queste settimane.
Per chi ama muoversi lungo la costa, il consiglio pratico è semplice: se hai in programma una visita, i prossimi mesi restano quelli in cui trovi il territorio nella sua forma attuale, prima che il Piano e il Regolamento del Parco (quando e se arriveranno) ridisegnino accessi e vincoli. Conviene approfondire anche i percorsi meno battuti della zona, magari partendo da una guida alla ciclovia della Costa dei Trabocchi per orientarti tra le tappe.
Nel frattempo, il questionario di Italia Nostra resta aperto anche a chi non vive qui: se hai visitato questi luoghi o pensi di farlo, la tua opinione entra comunque nella discussione. Perché il Parco, alla fine, lo abiteranno anche i visitatori, non solo chi ci coltiva la terra.
Fonti
- Per l’istituzione del Parco della Costa dei Trabocchi e Teatina – Italia Nostra (Italia Nostra)
- Parco Costa dei Trabocchi, Wwf al ministero 'si acceleri su istituzione' – ansa.it (ansa.it)
- Parco della Costa dei Trabocchi, il perimetro cambierà: i Comuni chiedono di restringerlo – Chiaro Quotidiano (Chiaro Quotidiano)
- Parco Nazionale Costa dei Trabocchi, WWF al Ministero: “Completare l’iter entro i termini del TAR” – Abruzzo Independent (Abruzzo Independent)


