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Sentieri in Abruzzo, puoi incrociare uno degli 81 orsi marsicani rimasti: ecco come comportarti se lo vedi

Cammini lungo un sentiero del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e per un attimo il mondo si ferma. A quaranta metri da te c’è un orso marsicano, uno degli animali più rari d’Europa. È quello che è successo a Michele Bavassano, fotografo naturalista che da quando aveva quindici anni percorre questi boschi in cerca di tracce e avvistamenti.

Non è stato il primo incontro della sua vita con la specie. Ma è stato, a suo dire, il più intenso: “nessun incontro è mai sembrato così”, ha raccontato lui stesso descrivendo quei pochi istanti in cui tutto sembrava sospeso. Bavassano è rimasto immobile, ha scattato alcune fotografie e poi si è allontanato lentamente, lasciando all’animale tutto lo spazio di cui aveva bisogno.

Un comportamento tutt’altro che casuale: chi frequenta questi sentieri da una vita sa che la distanza e il silenzio sono l’unica lingua che l’orso capisce e rispetta. Il risultato è stato un incontro vissuto senza mettere a rischio né sé stesso né l’animale, e una fotografia che porterà con sé per sempre.

Dietro quell’attimo di quaranta metri c’è un dato che pesa più di ogni racconto: secondo l’ultimo calcolo, in tutto l’Appennino centrale sopravvivono circa 81 esemplari di orso marsicano. Un numero che rende ogni singolo avvistamento, per chi lo vive, molto più di una fotografia riuscita.

Ottantuno vite da cui dipende il futuro di una popolazione unica al mondo: un numero che spiega perché anche un incontro fortunato porti con sé una responsabilità precisa.

Chi è Michele Bavassano, il fotografo che insegue l’orso da quindici anni

Dietro quello scatto a quaranta metri c’è un percorso lungo, non un colpo di fortuna capitato a un turista con la macchina fotografica in tasca. Michele Bavassano è nato a Orvieto nel 1996 ed è cresciuto a Castel Viscardo, in Umbria, ma i boschi che lo hanno formato come fotografo sono soprattutto quelli a cavallo tra Abruzzo, Lazio e Molise, dove ha iniziato a camminare da adolescente. Nel 2023 ha pubblicato con Mondadori Electa il libro Wild Beauty. Dove l’uomo non c’è. Alla ricerca della bellezza della natura, oltre cento scatti che raccontano dieci anni di viaggi tra Italia e resto del mondo alla ricerca di ciò che lui stesso ha definito la connessione con quella parte di sé che si riconosce negli animali.

Non lavora da solo. La sua compagna, Sharon Vanadia, è anche lei fotografa naturalista, con una formazione da biologa in biodiversità e gestione degli ecosistemi. Insieme organizzano viaggi e workshop per chi vuole avvicinarsi a questo genere fotografico, che si basa su un principio semplice quanto scomodo da rispettare sul campo: ritrarre animali liberi nel loro habitat senza interferire con la loro vita. Vanadia stessa ha raccontato di sessioni fatte di ore di silenzio e immobilità totale, in attesa che l’animale si faccia vedere di sua spontanea volontà. È lo stesso principio che ha guidato Bavassano quel giorno sul sentiero: non avvicinarsi, non cercare lo scatto a ogni costo, aspettare che sia l’orso a decidere quanto restare.

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Come comportarsi in caso di avvistamento nel Parco

Se cammini su uno dei sentieri del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e ti trovi davanti un orso marsicano, la prima regola è quella che Bavassano ha applicato istintivamente: fermarti dove sei. Non correre, perché il movimento improvviso è ciò che più facilmente innesca una reazione di difesa nell’animale. Parla con voce calma e bassa, così l’orso capisce che sei un essere umano e non una minaccia da affrontare o una preda da inseguire. Poi arretra lentamente, senza voltare le spalle, lasciando all’animale tutta la via di fuga verso il bosco.

Chi conosce questi luoghi sa che l’orso marsicano non è un animale aggressivo per natura: tende a evitare l’uomo, e la maggior parte degli incontri si risolve proprio come quello raccontato dal fotografo, con l’animale che si allontana appena percepisce una presenza. Il rischio nasce quasi sempre dal comportamento umano: chi si avvicina per un selfie, chi urla, chi prova a inseguirlo per uno scatto migliore. Le indicazioni diffuse da chi gestisce le aree protette dell’Appennino centrale insistono su un solo punto: la distanza va mantenuta sempre, anche quando l’animale sembra tranquillo, perché il suo comportamento può cambiare in pochi secondi. Se ti muovi in gruppo, restare uniti aiuta a non sembrare una minaccia isolata e più vulnerabile.

Questa attenzione non è burocrazia da cartello escursionistico: è la stessa regola che, applicata da un fotografo esperto come Bavassano, ha trasformato un incontro potenzialmente pericoloso in un ricordo che lui stesso ha definito il più autentico della sua vita. Il rispetto della distanza, in fondo, non protegge solo chi cammina sul sentiero. Protegge anche l’ultimo orso rimasto su quella porzione di montagna, ed è per questo che ogni comportamento corretto pesa quanto un dato di conservazione.

Ma perché restano così pochi esemplari, e in quali punti esatti del Parco aumentano le probabilità di un incontro come questo?

…applicata da un fotografo esperto come Bavassano dopo quindici anni di sentieri, vale allo stesso modo per chi si trova su quel tratto di bosco per la prima volta.

Perché l’orso marsicano è così raro e dove è più facile avvistarlo in Abruzzo

Il numero di 81 esemplari non è un dato isolato: è il risultato di un secolo di bracconaggio, avvelenamenti e perdita di habitat che hanno spinto l’orso marsicano ai margini della sua stessa area storica. Questa sottospecie di orso bruno vive solo nell’Appennino centrale, ed è rimasta isolata dalle altre popolazioni europee per centinaia di anni. L’isolamento genetico è uno dei problemi più seri: senza scambio con altri gruppi, la variabilità del patrimonio genetico si riduce, e questo rende la specie più fragile di fronte a malattie o cambiamenti ambientali improvvisi.

Il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise resta il cuore di questa popolazione, insieme alle zone contigue della Riserva Naturale Regionale Monte Genzana Alto Gizio e del Parco Regionale Sirente-Velino, dove alcuni esemplari si sono spinti negli ultimi anni nel tentativo di ampliare il proprio areale. Dentro i confini del parco, le zone della Val di Rose e della Camosciara, vicino Civitella Alfedena e Pescasseroli, sono tra le più frequentate dagli orsi per la disponibilità di cibo e la relativa tranquillità, ed è qui che negli anni sono stati segnalati più avvistamenti, anche se nessun sentiero garantisce mai l’incontro.

Proprio per questo motivo l’ente gestisce con attenzione l’accesso a certe aree nei periodi più delicati, come la primavera quando le femmine escono dal letargo con i cuccioli. Se ti stai chiedendo come mai un animale così raro riesca comunque a sopravvivere in un territorio piccolo come questo, la risposta sta proprio nella combinazione tra la protezione del parco e il comportamento di chi lo attraversa: ogni volta che un escursionista tiene la distanza, come ha fatto Bavassano, contribuisce, senza saperlo, a mantenere l’orso lontano dall’abitudine pericolosa di avvicinarsi all’uomo.

  • Cosa fare se si incontra un orso marsicano nel Parco d’Abruzzo? Mantieni la distanza, non correre, resta in silenzio o parla a voce bassa e allontanati lentamente senza voltare le spalle, lasciando all’animale tutto lo spazio per andarsene, esattamente come ha fatto Michele Bavassano nel suo incontro a quaranta metri.
  • Quanti orsi marsicani restano oggi? Secondo l’ultimo calcolo citato dallo stesso fotografo, sopravvivono circa 81 esemplari, tutti concentrati nell’Appennino centrale tra Abruzzo, Lazio e Molise.

Fonti

  • Di fronte all’orso marsicano: pochi istanti, un ricordo per sempre. Il racconto di un “incontro speciale” del fotografo naturalista Michele (espressione24.it)