La mostra da non perdere a Pescara fino a gennaio
Se pensavi che per vedere Courbet o Rosa Bonheur servisse un lungo viaggio, ti sbagli. A Pescara, in Viale Gabriele D’Annunzio 128, il Museo dell’Ottocento – Fondazione Di Persio-Pallotta ospita fino al 9 gennaio 2027 una mostra che in pochi, fuori dagli addetti ai lavori, conoscono: “La Scuola di Barbizon: le radici dell’Impressionismo”.
Sono 120 opere, aperte al pubblico dal 5 settembre 2026, che ricostruiscono un pezzo di storia dell’arte europea passato spesso in secondo piano rispetto ai suoi eredi più famosi. Prima che Monet e compagni scoprissero la luce cangiante di Argenteuil, un gruppo di pittori francesi aveva già lasciato gli atelier per dipingere nei boschi della foresta di Fontainebleau. Quella stagione, quasi dimenticata dal grande pubblico, ha un intero museo che la racconta a pochi passi dal lungomare pescarese.
Il museo si trova in una posizione comoda: se stai passeggiando su Viale D’Annunzio, magari dopo una tappa alla Nave di De Cecco o alla Pescara vecchia, il museo è a portata di piedi. Il percorso espositivo mette insieme paesaggi, scene rurali e ritratti animali firmati da maestri francesi e italiani dell’Ottocento, con un filo conduttore preciso: mostrare come la pittura dal vero, fatta di luce naturale e osservazione diretta della campagna, abbia aperto la strada al linguaggio impressionista che oggi tutti riconoscono nei musei più celebri del mondo.
Nei prossimi paragrafi trovi le opere e gli artisti da cercare con più attenzione appena entri in sala, oltre alla storia (poco nota) di chi ha reso possibile questa esposizione.
Ma chi ha messo insieme 120 capolavori così, e da dove arrivano queste tele? La risposta comincia con un nome che a Pescara conoscono in pochi.
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Le opere e gli artisti da conoscere
Il villaggio di Barbizon, ai margini della foresta di Fontainebleau, tra gli anni Trenta e Settanta dell’Ottocento diventò il punto di incontro di pittori insofferenti alle regole dell’accademia. Portavano i cavalletti fuori dallo studio e dipingevano quello che vedevano, non quello che i manuali insegnavano a immaginare. Théodore Rousseau, Jules Dupré, Constant Troyon, Charles-François Daubigny, Narcisse Virgile Diaz de la Peña e Rosa Bonheur sono i nomi che tornano più spesso nelle sale del museo pescarese, e ognuno racconta un pezzo diverso di quella rivoluzione silenziosa.
L’opera che fa da simbolo all’intera esposizione è Contadina al lavoro al calar della sera di Raymond Eugène Goethals: una figura femminile china a raccogliere fascine, avvolta da una luce calda di crepuscolo che invita al confronto con L’Angélus di Millet. Dove Millet caricava la vita nei campi di un peso quasi religioso, Goethals scelse una strada più terrena, ma non meno solenne. È il quadro davanti al quale, se hai tempo per uno solo, conviene fermarsi più a lungo.
Poco distante trovi Les muletiers di Rosa Bonheur, tra le figure più importanti dell’arte europea del XIX secolo, capace di una precisione quasi fotografica nella resa degli animali e nell’attenzione alla vita pastorale. E poi Les bords de la Loue di Gustave Courbet, dove la pennellata si fa densa e materica per restituire la forza aspra di una natura tutt’altro che addomesticata.
Ci sono anche pezzi che parlano un linguaggio più intimo. Intérieur de forêt, attribuito alla cerchia di Rousseau, documenta la pratica del lavoro dal vero con la precisione di un appunto di viaggio. Con Le ravin d’Optevoz, invece, Daubigny mette in mostra la sua sensibilità per gli effetti della luce e per le armonie tonali che di fatto anticipano il vocabolario impressionista.
Tra i pittori italiani presenti in mostra, un nome che ti conviene tenere a mente è Giuseppe Palizzi: la sua presenza tra i francesi non è un dettaglio da catalogo, ma il segno di un dialogo reale tra le due scuole nazionali. L’Italia, in quegli anni, non guardava Barbizon da lontano: ci mandava i suoi artisti a imparare la lezione della pittura dal vero.
Chi sono i coniugi Di Persio-Pallotta
Dietro queste 120 tele non c’è una collezione istituzionale nata da un bando o da un finanziamento pubblico. C’è il lavoro paziente di due persone, Venceslao Di Persio e Rosanna Pallotta, che in circa quarant’anni di ricerca hanno rintracciato, studiato e riportato in Italia opere disperse tra collezioni private e mercati d’arte europei. Sono loro i fondatori del museo che porta il loro nome, ed è a loro che si deve anche una parte del merito storiografico della mostra.
Non si tratta solo di aver comprato quadri belli. I coniugi Di Persio-Pallotta hanno spiegato che l’obiettivo era restituire alla Scuola di Barbizon una sua piena autonomia storica, dentro il naturalismo francese di metà Ottocento, superando la lettura più comoda che la riduce a semplice anticamera dell’Impressionismo. Secondo loro, i pittori di Barbizon furono tra i primi ad attribuire al paesaggio un ruolo da protagonista, e non da semplice sfondo: una differenza che, se ci pensi, cambia il modo in cui guardi ogni quadro esposto in sala.
È anche grazie alle loro ricerche che artisti oggi quasi sconosciuti al grande pubblico sono tornati visibili. Un lavoro da collezionisti-studiosi più che da semplici raccoglitori, ed è questo che rende il Museo dell’Ottocento diverso da tante piccole raccolte private: qui dietro ogni etichetta c’è una storia di ricerca, non solo un acquisto.
Ma quali istituzioni hanno creduto in questo progetto, e perché un museo così a Pescara pesa più di quanto sembri sulla carta? La risposta riguarda anche chi, a Pescara, cerca cosa fare nel weekend tra arte e cultura.
collezionisti privati europei, case d’aste e piccoli musei regionali francesi, spesso senza sapere in anticipo cosa avrebbero trovato. Quella pazienza, oggi, si traduce in un museo che a Pescara pochi sanno di avere in casa, e che invece meriterebbe la stessa attenzione riservata a mete più blasonate.
Perché questo museo conta per Pescara
La mostra non è nata come evento isolato. È stata inaugurata il 5 settembre 2026 alla presenza del presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, e si inserisce nel calendario della Settimana Dannunziana, la rassegna che a Pescara ha animato la città dal 29 agosto al 6 settembre 2026. Non è un dettaglio da programma: significa che “La Scuola di Barbizon” ha aperto i battenti proprio nei giorni in cui la città concentra la sua offerta culturale più densa, e ha continuato a restare aperta ben oltre, fino al 9 gennaio 2027, garantendo una finestra di visita che copre un intero autunno e le feste.
A dare peso all’iniziativa ci sono i patrocini che accompagnano l’esposizione: il Ministero della Cultura, il Consiglio Nazionale delle Ricerche, la Regione Abruzzo, il Comune di Pescara, l’Università degli Studi “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara, il Teatro Marrucino di Chieti e La Renaissance Française. È una lista che raramente si vede dietro una mostra ospitata da un museo privato, e che dice qualcosa sul valore che le istituzioni hanno riconosciuto a questo progetto: non una semplice esposizione temporanea, ma un tassello nella strategia culturale con cui l’Abruzzo prova a farsi notare oltre i propri confini regionali.
Se vivi a Pescara o ci passi per lavoro, prova a pensare a quante volte hai sentito parlare del Museo dell’Ottocento rispetto a quante volte hai sentito nominare la Casa Natale di D’Annunzio o il Museo delle Genti d’Abruzzo. La differenza è quasi sempre nella comunicazione, non nel valore delle collezioni. Con 120 opere di questo livello esposte fino a gennaio, il museo di Viale D’Annunzio ha l’occasione per entrare stabilmente nell’elenco delle tappe culturali della città, accanto a quelle più frequentate dai turisti di passaggio.
- Fino a quando si può visitare la mostra al Museo dell’Ottocento di Pescara? Fino al 9 gennaio 2027, negli spazi del Museo dell’Ottocento – Fondazione Di Persio-Pallotta in Viale D’Annunzio 128.
- Quali sono le opere più importanti da vedere? Tra le più significative: “Contadina al lavoro al calar della sera” di Goethals, “Les muletiers” di Rosa Bonheur e “Les bords de la Loue” di Gustave Courbet.
- Scuola di Barbizon: gruppo di pittori attivi tra il 1830 e il 1870 nel villaggio di Barbizon, vicino alla foresta di Fontainebleau, che dipingevano la natura dal vero.
- Pittura paesaggistica en plein air: tecnica di dipingere direttamente all’aperto, a contatto con il paesaggio reale, invece che in studio.
- Precursori dell’Impressionismo: artisti le cui innovazioni su luce e atmosfera prepararono il linguaggio pittorico impressionista di fine Ottocento.
Fonti
- Inaugurata mostra 'La Scuola di Barbizon' al Museo dell'Ottocento di Pescara – ANSA (ANSA)
- Inaugurata a Pescara la mostra “La Scuola di Barbizon” al Museo – inItaly (inItaly)
- Un viaggio nel Museo dell'Ottocento di Pescara (youtube.com)
- Al museo dell’Ottocento “La scuola di Barbizon e le radici dell’impressionismo” – IlPescara (IlPescara)


