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Costa dei Trabocchi, senza ristori i produttori di cozze rischiano di sparire: l’errore da evitare quando le compri

Se sulla tua tavola le cozze della Costa dei Trabocchi sono un rito fisso, quest’estate qualcosa è cambiato senza che tu forse te ne accorgessi. Il mare si è scaldato oltre la norma, e per chi alleva mitili lungo la costa abruzzese questo non è un dettaglio da bollettino meteo: è la differenza tra un raccolto e un vivaio vuoto.

A dirlo è Coldiretti Abruzzo, che a metà luglio ha lanciato un allarme preciso: il mare troppo caldo altera l’ecosistema marino, favorisce la proliferazione di microalghe e riduce l’ossigenazione delle acque. Per un mollusco che filtra acqua tutto il giorno per nutrirsi, sono condizioni che possono voler dire moria.

La buona notizia, se così si può chiamare, è che l’Abruzzo per ora non vive il collasso che sta colpendo il Nord Adriatico, dove le perdite sono già gravi. Ma “non vivere il collasso” non significa stare bene. Coldiretti parla di un settore comunque in sofferenza, schiacciato da costi crescenti di energia, trasporti e manodopera, mentre il clima rende ogni stagione più incerta della precedente.

E qui arriva il punto che riguarda te, non solo l’allevatore. Se ti stai chiedendo perché a volte le cozze abruzzesi scarseggiano al banco del pesce o costano un po’ di più rispetto a un anno fa, la risposta è in questo scenario: meno prodotto locale disponibile, più concorrenza da mitili importati, prezzi che si muovono di conseguenza. Non è un’impressione tua.

Coldiretti ricorda anche che già lo scorso anno la Regione aveva messo sul piatto un contributo per i mitilicoltori, giudicato però insufficiente rispetto ai danni subiti. Le imprese chiedono ora misure strutturali, non interventi simbolici, per proteggere una filiera che l’associazione definisce un presidio economico, occupazionale e ambientale per tutta la costa.

Per capire quanto è seria la situazione, però, bisogna guardare a un caso preciso: quello che è successo a Vasto, dove in una sola estate è sparita quasi tutta la produzione.

Da Vasto un caso limite: 10.000 quintali persi in un’estate

A Vasto la crisi non è un allarme sulla carta, è già cronaca. Fino al 2023 i vivai al largo della costa vastese producevano circa 25 quintali di cozze l’anno, un flusso costante che riforniva ristoranti e banchi del pesce di tutta la zona. Poi è arrivata l’estate 2024, e da quel momento è cambiato tutto.

La mucillagine, quella sostanza gelatinosa che si forma quando il mare si scalda troppo e soffoca letteralmente i fondali, insieme al riscaldamento anomalo delle acque, ha messo in ginocchio i tre impianti di molluschicoltura della zona. Il bilancio è pesante: sono andati persi quasi 10.000 quintali di mitili adulti, più circa l’80% del novellame, cioè le giovani cozze appena seminate che avrebbero dovuto garantire il raccolto dell’anno successivo. Tradotto: non è sparito solo il prodotto pronto per la vendita, è sparita anche la semina per il 2025.

Maurizio Di Pietro, titolare di un impianto di miticoltura al largo della costa e presidente dell’organizzazione di produttori Acquacoltori della Costa dei Trabocchi, ha confermato che quei danni non hanno mai avuto un riconoscimento ufficiale: lo stato di calamità per la miticoltura non è mai stato dichiarato, e dal ministero non è arrivato nessun ristoro. Un buco che le aziende hanno dovuto colmare da sole, tra debiti e stagioni saltate.

La produzione 2026 a Vasto, per la cronaca, è tornata di buona qualità. Ma qui il paradosso si fa amaro: si vende poco, perché il mercato locale è invaso da cozze estere più economiche, e chi ha resistito fatica a ritagliarsi lo spazio che aveva prima della crisi.

Perché il resto della regione tiene, per ora

Il caso Vasto aiuta a capire perché Coldiretti Abruzzo, quando parla della situazione regionale, usa parole misurate: non è il collasso del Nord Adriatico, ma nemmeno una condizione tranquilla. La differenza sta nella scala e nella concentrazione del danno. Vasto ha vissuto un evento acuto, quasi un azzeramento in una singola estate. Il resto della costa abruzzese, invece, sta accumulando logoramento lento: costi di energia, trasporti e manodopera che salgono anno dopo anno, insieme a un mare che cambia comportamento e rende ogni ciclo produttivo meno prevedibile del precedente.

È la stessa dinamica, in fondo, solo con un’intensità diversa. E se ti sembra che il problema riguardi solo chi lavora in mare, pensa a questo: un impianto che perde il novellame non recupera in una stagione, ma in due o tre. Quello che è successo a Vasto nel 2024 potrebbe essere l’anticipazione di ciò che rischia di allargarsi altrove lungo la Costa dei Trabocchi, se il mare continuerà a scaldarsi con questa frequenza.

Capito il perché della crisi, resta la domanda pratica: come cambia per te la spesa al banco del pesce, e come riconosci ancora una cozza abruzzese vera in mezzo a quelle arrivate da fuori.

Quel rischio si traduce, per te che fai la spesa o ceni fuori, in tre cose molto concrete: quanto paghi, quanto ne trovi e cosa hai nel piatto quando ordini "cozze della Costa dei Trabocchi".

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Cosa cambia per chi compra le cozze in Abruzzo

Partiamo dal prezzo. Quando un impianto come quelli di Vasto perde quasi tutto il raccolto e pure la semina dell’anno dopo, il vuoto non lo riempie il mare da solo: lo riempie chi importa. È quello che sta succedendo anche in questa stagione, con una produzione locale di buona qualità che però fatica a competere sugli scaffali e nei menu con mitili arrivati da fuori a costi più bassi.

Il risultato pratico è che al banco del pesce puoi trovarti davanti due prezzi molto diversi per lo stesso prodotto, e la differenza spesso non racconta la qualità: racconta la provenienza e i costi che l’allevatore abruzzese ha dovuto assorbire senza ristori.

Come fai a capire cosa stai comprando? Il modo più semplice resta il più diretto: chiedi. Un pescivendolo o un ristoratore serio ti sa dire da dove arrivano le cozze che vende, e se la risposta è vaga o cambia a seconda di chi te la dà, è già un segnale. Vale soprattutto fuori stagione o quando il prezzo ti sembra troppo basso per essere un prodotto della costa dei Trabocchi appena raccolto.

C’è poi un fronte che conviene tenere d’occhio nei prossimi mesi: si parla di un possibile percorso di riconoscimento per la Cozza dei Trabocchi come prodotto a denominazione protetta. Non è ancora una notizia definita, ma se dovesse concretizzarsi cambierebbe le regole del gioco: un marchio ufficiale renderebbe molto più facile per te distinguere il prodotto vastese e abruzzese da quello importato, con un’etichetta che oggi non esiste in forma vincolante.

Nel frattempo, la scelta più concreta che hai in mano è quella di sempre: privilegiare chi ti sa dire con precisione da dove viene quello che mangi, sapendo che ogni cozza locale che compri è anche un piccolo sostegno a una filiera che, tra mare caldo e ristori mancati, sta reggendo per ora, ma non da sola.

  • Le cozze abruzzesi sono ancora sicure da mangiare nonostante il caldo marino? Sì, il problema segnalato da Coldiretti riguarda la sopravvivenza dei mitili negli allevamenti, non la sicurezza alimentare di quelli già in vendita, che seguono i normali controlli sanitari.
  • Perché al ristorante spesso trovo cozze straniere invece di quelle della Costa dei Trabocchi? Perché la produzione locale, colpita da moria e costi alti, non basta a coprire la domanda: molti esercenti importano cozze dall’estero a prezzi più bassi.

Fonti

  • Cozze d'Abruzzo, nuova emergenza: il caldo uccide i mitili e mette a rischio il futuro (youtube.com)
  • Mare troppo caldo, l'allarme di Coldiretti Abruzzo: "Mitilicoltori sotto pressione e con costi insostenibili" – IlPescara (IlPescara)
  • Cozze, adesso i produttori locali sono in crisi – Notizie – Piazza Rossetti (Notizie – Piazza Rossetti)
  • Mare caldo, Coldiretti Abruzzo: mitilicoltura in sofferenza. Servono misure strutturali – abruzzonews.eu (abruzzonews.eu)