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Mare marrone dopo il temporale: quanto bisogna aspettare per fare il bagno

Basta un temporale forte di mezz’ora e il mare davanti alla foce cambia colore. Non è il fondale che si alza: è quello che i fiumi e le condotte hanno portato a valle in pochi minuti.

Cosa succede quando piove forte

Il litorale abruzzese riceve le acque di fiumi e torrenti che attraversano un territorio densamente costruito. Con una pioggia intensa succedono tre cose insieme:

  • Il dilavamento porta in acqua tutto quello che sta su strade e campi.
  • I fiumi aumentano la portata e scaricano in mare torbidità e materiale.
  • Gli scolmatori di piena delle reti fognarie miste, quando la rete non regge, sfiorano il troppo pieno verso il corpo idrico. È un meccanismo previsto per non far tornare l’acqua nelle case, ma finisce in mare.

Il risultato è la macchia scura alla foce, che le correnti spostano lungo la costa. La torbidità in sé non è un pericolo sanitario: il pericolo è la carica microbiologica che l’accompagna.

Il divieto temporaneo: come funziona

La normativa sulle acque di balneazione prevede che, quando è prevedibile un inquinamento di breve durata, il Comune emetta un divieto temporaneo. Il meccanismo è questo:

  • Il divieto scatta in via precauzionale dopo l’evento meteo, spesso in modo automatico secondo un protocollo che il Comune ha già approvato.
  • L’agenzia regionale per la protezione ambientale effettua i campionamenti.
  • Se i valori rientrano nei limiti, il Comune revoca il divieto.

Nella pratica, salvo eventi maggiori, la fase di divieto dura da 24 a 72 ore: il tempo che serve per campionare, analizzare e rispondere. I parametri misurati sono due batteri indicatori di contaminazione fecale, Escherichia coli ed enterococchi intestinali.

Dove si controlla

Le ordinanze di divieto e revoca sono atti del Comune e finiscono all’albo pretorio e sui canali comunali. I risultati dei campionamenti sono pubblicati dall’agenzia regionale e confluiscono nel portale nazionale delle acque di balneazione del Ministero della Salute.

Noi raccogliamo lo stato aggiornato punto per punto nella pagina del mare oggi, insieme a temperatura dell’acqua, onda e vento: è il modo più rapido per sapere com’è la situazione prima di partire.

Le regole pratiche che valgono sempre

  • Evitare il bagno alle foci, sempre, con qualunque tempo: intorno alle foci il divieto è di norma permanente.
  • Aspettare almeno un giorno dopo una pioggia intensa, anche dove non c’è ordinanza.
  • Guardare il colore dell’acqua: se è visibilmente torbida o schiumosa, il buon senso vale più di un cartello.
  • Attenzione ai più fragili: bambini piccoli, anziani e persone con difese immunitarie ridotte hanno meno margine.
  • Non confondere le alghe con l’inquinamento: le fioriture algali colorano l’acqua ma sono un fenomeno diverso, e vengono valutate a parte.

La qualità del mare abruzzese, in generale

Fuori dagli episodi legati alle piogge, la gran parte del litorale abruzzese risulta classificata nelle categorie migliori sulla base delle serie storiche pluriennali. I punti critici sono ricorrenti e noti: le zone a ridosso delle foci e alcuni tratti urbani. Sul metodo con cui si arriva a quella classificazione abbiamo scritto qui.

I fiumi che scaricano sul nostro litorale

Capire da dove arriva l’acqua torbida aiuta a prevedere quanto durerà. Il litorale abruzzese riceve gli apporti di corsi d’acqua molto diversi per bacino:

  • Il Pescara, che raccoglie l’acqua di un bacino ampio e attraversa la zona più industrializzata e popolata della regione: dopo una piena la torbidità resta visibile a lungo.
  • Il Saline, alla foce fra Montesilvano e Città Sant’Angelo, con un bacino collinare e agricolo.
  • Il Vomano e il Tordino nel teramano, il Foro e l’Alento nel chietino, il Sangro più a sud.
  • Decine di fossi minori che in condizioni normali non si notano e che dopo un temporale scaricano tutto in una volta.

La corrente adriatica prevalente sposta l’acqua dolce lungo costa, per cui la macchia non resta ferma alla foce: si allunga per chilometri, in genere verso sud. È il motivo per cui una spiaggia lontana dalla foce può risultare interessata pur non avendo un fiume davanti.

Quanto piove serve per far scattare il problema

Non tutte le piogge producono lo stesso effetto. Contano tre cose:

  • L’intensità, più della quantità totale: trenta millimetri in venti minuti fanno più danni di sessanta distribuiti in un giorno.
  • Quanto tempo era che non pioveva: dopo settimane di secco, il primo temporale dilava tutto quello che si è accumulato su strade e superfici.
  • La stagione: i terreni asciutti d’estate assorbono meno, quindi il ruscellamento è maggiore.

Da qui la regola empirica che vale su tutta la costa: il primo temporale forte dopo un lungo periodo asciutto è il peggiore. Un secondo temporale nei giorni successivi, a parità di millimetri, produce meno carico.

Il conto della stagione turistica

Il fattore che rende il problema strutturale non è la pioggia, che è sempre esistita: è la combinazione fra reti fognarie miste — dove acque nere e acque piovane viaggiano nello stesso tubo — e picchi di popolazione estiva. Quando la rete raccoglie insieme la pioggia di un nubifragio e i reflui di una città che nella stagione ospita molte più persone, gli scolmatori entrano in funzione.

Le soluzioni sono note e lente: separazione delle reti, vasche di prima pioggia, potenziamento degli impianti di depurazione. Sono opere che si vedono sui bilanci pluriennali dei gestori del servizio idrico e dei Comuni, e che nel frattempo lasciano il divieto temporaneo come unico strumento disponibile.

Come organizzare la giornata al mare dopo un temporale

  • Controlla prima di partire: le condizioni punto per punto sono nella pagina del mare oggi, insieme a onda e temperatura dell’acqua.
  • Scegli un tratto lontano dalle foci: la distanza è la variabile che conta di più.
  • Guarda il vento: un vento da terra spinge l’acqua torbida al largo, uno da mare la tiene sotto costa.
  • Se il mare non convince, cambia programma: la costa a sud di Ortona offre alternative a piedi e in bici lungo la Via Verde, e in mezz’ora si è in collina.

Che cosa succede alla spiaggia dopo una mareggiata

La pioggia forte quasi sempre arriva con il mare mosso, e il litorale cambia aspetto in poche ore: sabbia spostata, gradini di erosione sul bagnasciuga, materiale spiaggiato, tratti in cui il fondale si è approfondito improvvisamente. Sono condizioni che rendono l’ingresso in acqua più insidioso anche nei giorni successivi, quando il mare si è già calmato e la spiaggia sembra normale.

Le due cose da controllare prima di entrare, nei giorni dopo una mareggiata, sono la presenza di buche e salti di fondale vicino a riva e la presenza di correnti di ritorno, che si riconoscono come lingue d’acqua più scura e meno mossa che vanno verso il largo. Negli stabilimenti la segnalazione è affidata alle bandiere; in spiaggia libera bisogna guardare da soli.

Domande frequenti

Quanto bisogna aspettare per fare il bagno dopo una pioggia forte?

Almeno 24 ore, e comunque fino alla revoca dell’eventuale divieto comunale.

L’acqua marrone è sempre inquinata?

Non necessariamente: la torbidità è materiale in sospensione. Il rischio riguarda la carica batterica che può accompagnarla.

Chi decide il divieto di balneazione?

Il Comune con propria ordinanza, sulla base dei controlli dell’agenzia regionale per la protezione ambientale.

Quali parametri vengono misurati?

Escherichia coli ed enterococchi intestinali, i due indicatori previsti dalla normativa europea.

Perché alle foci il divieto è permanente?

Perché lì si concentrano gli apporti del bacino a monte, in modo continuativo e non solo dopo le piogge.

Dove si vedono le ordinanze in vigore?

All’albo pretorio del Comune, sui canali comunali e nel portale nazionale delle acque di balneazione.