Maduro prepara il bolivar digitale?

Il Venezuela è uno dei Paesi che ormai da tempo sono costretti a subire un durissimo embargo economico da parte degli Stati Uniti. Le quali, contrariamente a quanto affermato dal governo di Washington, secondo il quale sarebbero dirette solo contro il regime di Maduro e le personalità ad esso collegate, sono invece dense di conseguenze devastanti per l’intera popolazione civile. Come è del resto stato riconosciuto dall’Organizzazione delle Nazioni Unite, proprio di recente.
Per cercare di attenuarne i riflessi, il presidente della repubblica bolivariana ha da tempo intrapreso la strada di una valuta digitale, il Petro. Garantita dalle grandi risorse di petrolio e altre materie prime del Paese. Cui ben presto Caracas potrebbe decidere di affiancare una vera e propria CBDC (Central Bank Digital Currency).

L’ultima mossa di Nicholas Maduro

Nel corso degli ultimi mesi, il governo venezuelano ha cercato di dare una maggiore stabilità all’economia. Per farlo non ha esitato a revocare i controlli sul cambio di valuta e ad aumentare il prezzo ufficiale del dollaro statunitense all’interno dei confini nazionali. In modo da farlo corrispondere a quello stabilito nel mercato nero. E, ancora, ha permesso ai suoi cittadini di aprire conti bancari in dollari, anche se le transazioni continuano ad essere elaborate in bolivar.
Nella giornata di giovedì, però, Nicholas Maduro ha annunciato l’arrivo di imminenti sorprese. Le quali, secondo gli osservatori, prenderebbero la forma di un bolivar digitale.

Il bolivar digitale come strumento per la dollarizzazione dell’economia

Fernando Medina, CTO di vlockcahin.tech, ha affermato nel corso di una intervista che il bolivar digitale potrebbe diventare quello che il Petro non è stato sinora: una criptovaluta gestita dalla banca centrale.
Secondo Ray Falconi, membro attivo della National Cryptocurrency Association del Venezuela, però, il piano del governo è teso in particolare a dollarizzare l’economia. La recente decisione relativa all’apertura di conti nella moneta statunitense, in particolare, consentirebbe ai cittadini di acquisire denaro e valuta digitale per poi convertirli in un token sostenuto da quei dollari.
Mentre secondo il presidente della stessa National Criptocurrency Association, Jose Angel Alvarez, la coesistenza tra Petro e bolivar digitale permetterebbe alle autorità di usare il primo per le transazioni interne e il secondo per quelle internazionali.

Intanto il Venezuela è sempre più criptofriendly

I piani di Maduro sono in continua fase di aggiustamento. Proprio per questo gli osservatori commentano con una certa prudenza le sue dichiarazioni. Nel frattempo, però, il Venezuela vede una continua avanzata del denaro digitale a discapito del bolivar.
La moneta nazionale, infatti, è oberata da altissimi livelli di inflazione, i quali spingono lavoratori e pensionati a basso reddito a scambiarla in Bitcoin o altri token che vanno per la maggiore. Anche se il denaro digitale è molto volatile, il rischio che si corre nel maneggiarlo è in effetti inferiore a quello legato al suo mantenimento.
Un andamento che fa del Venezuela il Paese sudamericano ove le criptovalute sono più utilizzate nella vita di tutti i giorni. Un primato detenuto insieme all’Argentina, altro Paese assillato dalla fragilità della moneta fiat statale, il peso. Proprio per questo nel corso degli ultimi mesi Nicholas Maduro si è addirittura spinto a preconizzare la fine del denaro tradizionale in favore di quello virtuale. Un piano estremamente ambizioso, del resto reso necessario da un embargo che sta riversando effetti sempre più pesanti sulla popolazione civile.

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