Che cosa è successo al Lago San Nicola
Se sali a Forca Caruso e cerchi il laghetto dove i pastori portavano a bere le greggi, adesso troverai un’altra scena. Il Lago San Nicola, un piccolo bacino artificiale nell’area del Parco naturale regionale Sirente-Velino, dopo uno scavo non c’è più, o quasi.
La notizia è uscita il 29 settembre 2026 su Terre Marsicane, che parla di scavi effettuati “nei giorni scorsi”. L’ha ripresa anche Espressione24, con un titolo che suona come un epitaffio. La data esatta dei lavori non risulta da nessuna delle due fonti.
A dare l’allarme è Tiziano Iulianella, che ha scattato le foto e ha già informato il Parco, il Corpo Forestale e il sindaco di Pescina. Chiede di accertare tre cose: chi ha eseguito i lavori, per quale motivo e con quali autorizzazioni. Per Iulianella quello che per anni è stato una risorsa per allevatori, animali e territorio è stato “pesantemente devastato e stravolto”.
Secondo la sua ricostruzione, riportata da Terre Marsicane, il laghetto non si sarebbe mai prosciugato del tutto nel tempo. A cambiare le cose sarebbe stato uno scavo che avrebbe aperto il punto di alimentazione dell’acqua, cioè il punto da cui il bacino si riempiva con le acque del Sirente e delle montagne di Forca Caruso. È la sua versione e al momento non risulta confermata da accertamenti ufficiali. Sempre secondo lui, alcuni pesci sarebbero rimasti nel poco fango e nell’acqua residua, in evidente difficoltà.
Per chi ci passava, il lago era un punto di riferimento. Terre Marsicane lo descrive come riserva d’acqua per il bestiame e per le emergenze antincendio. Espressione24 aggiunge che vi bevevano anche lupi, cervi, camosci e alcuni orsi, e che qualcuno vi aveva immesso pesci compatibili con la zona. Quest’ultimo è un dettaglio riportato da un’unica testata, senza una fonte indicata.
Cosa sappiamo, in breve: il lago artificiale c’era, lo scavo c’è stato, Iulianella ha segnalato il caso agli enti. Cosa non sappiamo: chi abbia usato la ruspa e perché. Per ora, a quanto risulta dalle due fonti, nessun accertamento ufficiale è noto.
Chi l’ha scavato e con quale permesso? Per ora nessuno lo sa.
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A cosa serviva il lago, oltre all’acqua
Per capire cosa si è perso, prova a guardare il posto come lo guardava chi ci saliva con gli animali. Forca Caruso, scrive Terre Marsicane, è storicamente un punto di passaggio dell’Appennino marsicano. Iulianella, nella sua ricostruzione, collega il bacino alla tradizione pastorale e alla transumanza, cioè lo spostamento stagionale delle greggi tra pascoli diversi. Un’area legata, dice, al passaggio e alla sosta degli animali.
Non parliamo solo di pecore. Espressione24 elenca greggi di pecore e capre e mandrie di bovini con i loro piccoli, e aggiunge la fauna selvatica di taglia più piccola, oltre a lupi, cervi, camosci e orsi. In una zona di pascolo d’altura un bacino che non si asciuga mai pesa più di quanto la sua dimensione lasci pensare.
L’acqua, poi, non cade dal cielo. Terre Marsicane precisa che il lago era alimentato dalle acque provenienti dal Sirente e dalle montagne di Forca Caruso. È proprio quel punto di alimentazione, secondo Iulianella, ad aver ceduto sotto lo scavo.
La Piana di San Nicola ha anche un passato che si legge nel nome. Qui sorgeva l’antico monastero benedettino di San Nicola de Ferrato, come ricorda Terre Marsicane. Le fonti non dicono nulla sul legame tra monastero e laghetto, che è artificiale e di cui non si conosce l’epoca di costruzione. Il nome dei luoghi, però, racconta una frequentazione antica.
Cosa è accertato e cosa no
Mettere le due fonti una accanto all’altra serve a questo. Sui fatti di base combaciano: un laghetto artificiale, nell’area di Forca Caruso, scavi recenti, una denuncia di Iulianella, enti avvisati. Sul resto ci sono differenze che conviene vedere.
La prima riguarda chi è Iulianella. Espressione24 lo presenta come ex amministratore comunale di Pescina, allevatore e vicepresidente della Fnp Ovicaprini di Confagricoltura. Terre Marsicane lo indica come coordinatore locale del circolo di Italia Viva a Pescina. Le due descrizioni non si escludono, ma ciascuna è attribuita alla sua testata. Il minimo comune è che sia un residente di Pescina che segnala il caso.
La seconda differenza è sullo stato del lago. Per Espressione24 non c’è più, e il lavoro della ruspa è “misterioso”, senza dire cosa abbia fatto. Terre Marsicane è più cauta: il lago “sta scomparendo”, con pesci nel fango e acqua residua. Quanto resti di quel bacino, dalle fonti, non si capisce.
Poi c’è la causa. L’ipotesi che lo scavo abbia aperto il punto di alimentazione è la versione di Iulianella, riportata al condizionale da Terre Marsicane. Nessuna verifica tecnica è citata.
Restano senza risposta le domande più pesanti. Non si sa chi abbia eseguito i lavori né perché, e non risulta nemmeno se fossero autorizzati. Il testo della denuncia chiede proprio questo agli enti. Te lo chiedi anche tu, ed è la domanda giusta: in un parco regionale, chi può mettere una ruspa dove c’è un bacino?
Cosa puoi fare se trovi danni simili in un’area protetta.
Se passi da Forca Caruso, cosa sapere e a chi segnalare
Se ti capita di salire da quelle parti nei prossimi giorni, c’è una cosa da sapere prima di partire: il bacino è oggetto di una segnalazione in corso. Per ora non risulta alcun accertamento ufficiale, quindi non troverai cartelli, recinzioni o comunicati a spiegarti cosa è successo. Quello che vedi con i tuoi occhi vale più di quello che si legge online, ma va raccolto con metodo.
Gli enti già interpellati da Iulianella, secondo Espressione24 e Terre Marsicane, sono tre: il Parco, il Corpo Forestale e il sindaco di Pescina. Espressione24 aggiunge un appello alla sensibilità dell’amministrazione di Pescina e della direzione del Parco Velino Sirente, e cita anche il Pnalm, il Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Nessuna delle due fonti riporta però una risposta di questi enti.
Cosa fare, in pratica
Se vuoi dare una mano, la cosa più utile è un’informazione precisa. Scatta qualche foto del punto dove c’era il laghetto, da più angolazioni, con la data. Annota dove ti trovi e cosa vedi: fondo asciutto, fango, tracce di mezzi, acqua residua. Non servono giudizi, bastano i fatti. Chi dovrà verificare potrà confrontare le tue immagini con quelle di Iulianella.
Resta fuori dal fango. Terre Marsicane riferisce di pesci in difficoltà nel poco fango rimasto, e l’istinto è di intervenire. Non spostare né rimettere in acqua nulla per conto tuo: in un’area protetta, anche un gesto gentile può creare altri problemi. Segnala e lascia fare a chi ha competenza.
Poi scegli il canale. Puoi rivolgerti agli stessi enti già allertati: l’ente Parco, il Corpo Forestale e il Comune di Pescina. I recapiti aggiornati si trovano sui loro siti istituzionali. Meglio, se puoi, citare il nome del luogo come lo scrivono le fonti: lago San Nicola, area di Forca Caruso.
Cosa resta da chiarire
Le domande aperte sono sempre tre: chi, perché, con quali autorizzazioni. Finché non arriva una risposta ufficiale, qualsiasi ipotesi resta solo un’ipotesi. Se arriveranno novità, saranno loro a dire se quel punto d’acqua potrà tornare quello che era.
Fonti
- C’era una volta lo storico “Laghetto di San Nicola” fra Forca Caruso e l’area del Velino-Sirente: ora non c’è più. Misteriosi lavori con una (espressione24.it)
- Sta scomparendo il Lago San Nicola a Forca Caruso, pesci nel fango e un antico punto d’acqua in pericolo. Iulianella: “Questo scempio non deve passare sotto silenzio” – Terre Marsicane (Terre Marsicane)


