C’è un lago in provincia dell’Aquila dove, se hai un brevetto da sub e ci vai nel weekend giusto, puoi scendere di qualche metro e trovarti davanti due mulini medievali interi, con le mura, le finestre e le arcate ancora al loro posto. Non è una rovina immaginata, non è un plastico: è quello che resta di un pezzo di paesaggio rurale abruzzese, inghiottito dall’acqua e conservato quasi intatto per sessant’anni.
Il lago dove il tempo si è fermato sott’acqua
Il lago di Capodacqua si trova a Capestrano, in provincia dell’Aquila, a 340 metri di quota alle pendici del monte Scarafano, nel cuore della Valle del Tirino. Non è un bacino naturale: è un invaso artificiale, creato nel 1965 sbarrando il corso superiore del fiume Tirino vicino alla sorgente.
Quando l’acqua riempì la vallata, non spazzò via nulla. Sommerse tutto così com’era: un mulino di circa 400 metri quadrati, un colorificio e persino un tratto di strada acciottolata con un piccolo ponte. Roba che altrove sarebbe stata demolita prima di allagare i terreni, qui è rimasta al suo posto, sott’acqua, a fare da scenografia.
I mulini appartenevano alla famiglia Verlengia, storica casata abruzzese che li usava per macinare il grano della zona. Oggi, tra le trote e i piccoli gamberetti d’acqua dolce che popolano il fondale, quelle strutture si vedono ancora con una nitidezza che ha guadagnato al lago un soprannome diventato virale anche oltreoceano: la piccola Atlantide d’Abruzzo.
Merito soprattutto dell’acqua, alimentata dal bacino sotterraneo del Gran Sasso: resta limpida e fredda tutto l’anno, con una temperatura costante tra i 10 e gli 11 gradi. Il freddo tiene a bada la vegetazione lacustre, e questo è il motivo per cui la visibilità qui arriva, secondo i centri diving della zona, fino a 70 metri, un dato che per un lago d’acqua dolce è fuori scala.
Perché il fondo del lago nasconde interi anche una strada acciottolata e un ponte, e per capire come e quando è possibile vederli da vicino serve conoscere alcune regole precise.
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Come e quando si può visitare (e perché non ci si può fare il bagno)
Se stai già pensando a un tuffo rinfrescante in un pomeriggio d’estate, mettitelo via dalla testa: al lago di Capodacqua non ci si bagna, punto. Il bacino ricade nel territorio del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, e lo status di area protetta esclude sia la balneazione sia lo snorkeling. L’unica attività ammessa è l’immersione subacquea con guida autorizzata, una scelta pensata anche per limitare il disturbo sugli uccelli migratori che qui trovano rifugio nei mesi invernali.
C’è poi un secondo vincolo, meno noto: il lago è di proprietà privata. Le immersioni si organizzano solo nei weekend, esclusivamente su prenotazione, e servono un brevetto da sub e attrezzatura adeguata: qui non esiste il classico “battesimo del mare” per chi non ha mai indossato una bombola in vita sua. A gestire l’accesso e le uscite guidate è l’Associazione Calipso, punto di riferimento per chi vuole scendere fino ai mulini. Vista la temperatura dell’acqua, stabile tra i 10 e gli 11 gradi tutto l’anno, serve una muta stagna o semistagna anche ad agosto: qui il caldo estivo resta tutto in superficie.
Quella trasparenza fuori scala, con la visibilità che secondo i centri diving locali arriva fino a 70 metri, avrebbe fatto guadagnare al lago un posto tra i 50 migliori siti di immersione al mondo secondo Scuba Diving Magazine, anche se questo riconoscimento circola più come indiscrezione che come dato verificabile in modo indipendente. Quel che è certo è che tra gli operatori del settore Capodacqua ha una reputazione che va oltre i confini abruzzesi.
Cosa resta dei mulini dopo il terremoto del 2009
Dei due mulini sommersi, il primo conserva ancora le pale che un tempo azionavano le macine, anche se versa in condizioni piuttosto precarie dopo decenni sott’acqua. Il secondo è più imponente e offre ambienti più articolati da esplorare, con più stanze e passaggi che si intuiscono tra le pietre. Ma è proprio su questa struttura che il terremoto del 6 aprile 2009 ha lasciato il segno: una parte dell’edificio ne è uscita danneggiata, con un arco che oggi appare parzialmente crollato sul fondale. Chi si immerge lo nota subito: tra le arcate ancora integre e quella spezzata, il lago mostra senza volerlo una cicatrice che racconta la storia recente dell’Abruzzo, non solo quella medievale dei Verlengia.
E se non hai un brevetto e i mulini restano un’idea affascinante ma irraggiungibile, la Valle del Tirino ha comunque molto da offrire a chi resta in superficie.
Tirino ha molto altro da offrire, ed è proprio a Capestrano che conviene fermarsi prima o dopo la giornata di immersioni.
Cosa fare intorno se non sei un sub, Capestrano e il Tirino in canoa
Il borgo di Capestrano si affaccia proprio sulla valle che ospita il lago, e ha un legame diretto con uno dei reperti più celebri dell’archeologia italiana preromana. Nel 1934, lungo il corso del Tirino, fu ritrovata la statua del Guerriero di Capestrano, una scultura in pietra calcarea alta oltre due metri che oggi custodisce l’identità stessa del paese. L’originale non è rimasto qui: si trova al Museo Archeologico Nazionale di Chieti, ma la sua immagine accompagna cartelli, insegne e materiali turistici in tutta la zona.
Sopra il paese domina il castello Piccolomini, con le antiche porte urbiche ancora percorribili, Porta Parete e Porta del Lago, che si aprono su vicoli stretti e scalinate in pietra. È il punto di partenza ideale per chi vuole capire come il borgo abbia convissuto per secoli con un fiume tanto ricco quanto imprevedibile, prima che l’invaso del 1965 ne cambiasse per sempre il corso superiore.
Chi non ha il brevetto e non può scendere fino ai mulini può comunque entrare in contatto con l’acqua del Tirino restando in superficie. Il fiume nasce da tre sorgenti, quella di Capodacqua, il lago sotterraneo di Capestrano e la fonte di Presciano, ed è considerato tra i corsi d’acqua più puliti d’Europa. Lungo il suo corso, l’Ente Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga organizza escursioni guidate a piedi, in canoa e in mountain bike, con ritrovo al Centro Turistico e Formativo Valle del Tirino, a Capestrano.
Sono uscite pensate per famiglie e principianti, su un fondale sassoso e ben visibile anche senza muta né bombole: l’acqua limpida che rende speciali le immersioni al lago è la stessa che accompagna chi remando risale lentamente la valle, tra pioppi, canneti e le stesse trote che nuotano sul fondo di Capodacqua.
Fonti
- Il Lago di Capodacqua, dove il Tirino nasconde due mulini sommersi – idealista.it (idealista.it)
- Il lago che nasconde due mulini sommersi: la piccola Atlantide d'Abruzzo protetta dal Parco del Gran Sasso – greenMe (greenMe)
- Il lago di Capodacqua, l'Atlantide d'Abruzzo con un borgo e due antichi mulini sommersi dall'acqua – Fanpage (Fanpage)


