Jamie Dimon torna a parlare di Bitcoin, a modo suo

Jamie Dimon, CEO di JP Morgan, è tornato a parlare di Bitcoin. Lo ha fatto nel corso dell’incontro annuale dell’Institute of International Finance e le sue dichiarazioni sono, ancora una volta, destinate a lasciare il segno. Si tratta infatti non solo di uno dei maggiori protagonisti della finanza tradizionale, ma anche di un detrattore di vecchia data delle criptovalute. Le cui dichiarazioni, di conseguenza, sono in grado di spostare in maniera notevole i mercati. Tanto da essere stato in passato accusato da più parti di vero e proprio aggiotaggio. Accusa infamante la quale, però, sembra non averlo spinto ad una maggiore prudenza.

Le parole di Jamie Dimon

Cosa ha detto in questa occasione Jamie Dimon? Il suo discorso è partito dalla sua personale percezione di Bitcoin, da lui ritenuto inutile. Un giudizio il quale, però, non è evidentemente lo stesso della clientela dell’istituto bancario da lui diretto. La quale continua a pretendere di poter investire sulla regina delle criptovalute, in modo da poterne sfruttare le potenzialità di guadagno. Trovando una sponda in JP Morgan che, pur non custodendo il token per loro conto, può offrire un canale legittimo e il più trasparente possibile. I consulenti i quali lavorano con la sua banca, infatti, sono già autorizzati ad assistere i clienti nella compravendita di cinque prodotti correlati alla criptovaluta con Grayscale e Osprey Funds. Se non possono proporli, possono però venderli dietro esplicita richiesta. A conferma che gli affari non hanno odore.

La lunga battaglia di Dimon contro il Bitcoin

Quella di Jamie Dimon contro il Bitcoin, è una battaglia di vecchia data. Le cui prime avvisaglie risalgono al 2014, quando durante una intervista rilasciata a CNBC, il CEO di JP Morgan affermò che il Bitcoin costituiva una terribile riserva di valore. Giudizio derivante dal fatto che può essere replicato più volte, intendendo evidentemente porre l’accento sul pericolo di attacchi 51%.
Un giudizio il quale è stato poi rinnovato nel corso degli anni, con alcune variazioni sul tema. Ad esempio affermando che BTC costituisce l’oro degli sciocchi, oppure indicandolo alla stregua di una vera e propria truffa. Il tutto mentre l’istituto da lui diretto si apriva però al commercio di Bitcoin. Guadagnandogli in tal modo le accuse di turbare i mercati a suo vantaggio. Mercati i quali, a loro volta, non sembrano tenere in gran conto le sue parole. Dal 2014, infatti, il Bitcoin ha visto aumentare il suo valore nell’ordine del 7027%!

Le criptovalute saranno regolamentate

Le parole espresse a proposito del Bitcoin, hanno naturalmente richiamato l’attenzione principale da parte degli osservatori. Nel corso della stessa conferenza, però, Dimon ha parlato anche di un altro tema all’ordine del giorno. Ovvero della necessità di regolamentare il denaro digitale. Una esigenza del resto sempre più avvertita anche all’interno dello spazio crittografico e che sembra farsi largo anche negli ambienti della politica.
Per quanto lo riguarda, il numero uno di JP Morgan ritiene che l’industria delle criptovalute non possa evitare la regolamentazione. A prescindere da quello che possono pensare i libertari il governo sarà infine costretto ad intervenire al fine di porre un argine agli abusi.
Un pensiero il quale sembra del resto riflettere i convincimenti della Securities and Exchange Commission degli Stati Uniti. Il cui presidente, Gary Gensler, ha ripetutamente chiesto il varo di leggi in grado di proteggere i consumatori i quali intendano utilizzare le criptovalute. Che potrebbero arrivare in breve, almeno per quanto riguarda le stablecoin.

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