Se oggi 5 settembre e domani 6 settembre passi per L’Aquila e senti un sax che rimbalza tra i palazzi del centro storico, non è un caso: è Il Jazz Italiano per le Terre del Sisma, XII edizione, e per due giorni la città diventa un unico grande palco diffuso. Oltre 300 artisti, più di 20 location tra piazze, cortili, chiese, musei e palazzi storici. E la notizia che conta per chi vuole organizzarsi in fretta: quasi tutto è gratis.
Il tema scelto per il 2026 dalla direzione artistica di Maria Pia De Vito, Paola Martini e Nicola Pisani è “Riflessi”, e lo ritrovi ovunque nel programma: riflessi tra generazioni di musicisti, tra memoria e presente, tra i palazzi storici della città e chi li abita di nuovo. Ma tu, se stai leggendo per capire dove andare stasera o domani pomeriggio, hai bisogno di sapere una cosa sola: cosa è libero e cosa no.
Jazz gratis a L’Aquila, cosa vedere oggi e domani
La regola è semplice. La stragrande maggioranza dei concerti diffusi nel centro storico, quelli nei cortili, nei palazzi (Spaventa, Lucentini Bonanni, Di Paola, Benedetti), al MAXXI L’Aquila e al MUNDA, è a ingresso libero. Puoi entrare e uscire, seguire il musicista che ti piace di più, cambiare location a metà pezzo se ti va.
Chi invece vuole i grandi nomi della sera deve fare i conti con un abbonamento giornaliero da 9 euro, valido per i tre palchi principali: Scalinata di San Bernardino, Piazza Santa Margherita e Parco del Castello. È lì che si concentrano i concerti serali più attesi, quelli con i nomi che probabilmente già conosci.
C’è però un’eccezione da segnare: il concerto delle 22.30 in Piazza Santa Margherita resta gratuito anche nei giorni con l’abbonamento a pagamento. Quindi se vuoi risparmiare i 9 euro e comunque chiudere la serata in bellezza, sai già dove piazzarti verso le dieci e mezza.
Il festival, va detto, non nasce come semplice cartellone di eventi: fa parte del programma di L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026, ed è finanziato dal Comune dell’Aquila. Per l’occasione Poste Italiane ha emesso anche un bollo speciale, un dettaglio che dice molto di quanto la manifestazione sia sentita a livello nazionale, non solo cittadino.
Se sei di passaggio e hai solo poche ore a disposizione, la scelta più furba è muoverti a piedi tra le location gratuite del pomeriggio e riservare i 9 euro solo per la serata sulla Scalinata di San Bernardino, dove si concentrano i nomi di punta del cartellone.
E i nomi sulla Scalinata di San Bernardino, quelli che valgono il biglietto da 9 euro rispetto al concerto gratuito delle 22.30 in Piazza Santa Margherita, sono il primo bivio della serata: eccoli, location per location.
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Il programma di sabato 5 settembre, location per location
Si parte nel primo pomeriggio al Teatro San Filippo, dove l’Orchestra Nazionale Jazz dei Conservatori apre ufficialmente la XII edizione. È il concerto che dà il tono a tutta la giornata, gratuito e aperto a tutti, il punto di partenza ideale se vuoi seguire il festival dall’inizio alla fine.
Da lì il centro storico si accende a macchia d’olio. Al Parco del Castello parte il progetto DJeP, mentre Largo Tunisia, Piazza Santa Margherita, Palazzo Spaventa, Palazzo Lucentini Bonanni, Palazzo Di Paola e Palazzo Benedetti ospitano concerti diffusi, tutti gratuiti, pensati per farti girare la città con calma, un cortile dopo l’altro. Anche il MAXXI L’Aquila e il MUNDA entrano nel circuito, portando il jazz dentro spazi museali che normalmente non associ a una serata di musica dal vivo.
La sera si sposta sulla Scalinata di San Bernardino, il palco che richiede l’abbonamento da 9 euro di cui parlavamo prima. Qui si concentrano i tre concerti di punta della giornata: il settetto di Rita Marcotulli, il progetto Opus Magnum di Ettore Fioravanti e il quintetto di Raffaele Casarano. Tre linguaggi diversi dello stesso jazz italiano, in sequenza, sulla stessa scalinata che d’estate diventa naturalmente un anfiteatro a cielo aperto.
Per chiudere la nottata senza pagare nulla, Piazza Chiarino ospita un dj set di Andrea Passenger: la scelta perfetta se dopo i concerti seduti vuoi restare in piedi ancora un po’, magari facendo due chiacchiere con chi hai incontrato durante il giro dei palazzi.
Il programma di domenica 6 settembre
Domenica mattina il festival si sposta su un registro più raccolto, quasi silenzioso: il concerto istituzionale al Parco della Memoria, con l’Istituzione Sinfonica Abruzzese, è il momento in cui il legame tra il festival e la storia della città si fa più diretto, senza bisogno di spiegazioni ulteriori per chi vive L’Aquila da sempre.
Il pomeriggio riprende quota sul Main Stage del Parco del Castello, con il quartetto di Luca Dell’Anna ad aprire le danze. Ma è la serata a segnare il vero punto alto del weekend: un omaggio a Pino Daniele affidato a Fabrizio Bosso e Julian Oliver Mazzariello, due musicisti che con la tromba e il pianoforte riescono a restituire quel suono partenopeo senza scadere nell’imitazione.
A chiudere tutto, il gran finale de I Patagarri: l’ultima nota di due giorni in cui L’Aquila ha suonato con 300 voci diverse, e la parte più interessante, quella che spiega perché questo festival non è nato per caso, comincia proprio adesso.
Perché questo festival conta per L’Aquila
Quel legame tra la musica e la storia della città non è un dettaglio di colore: è la ragione stessa per cui il festival esiste. Il progetto nasce dopo il sisma che aveva ferito il centro storico dell’Aquila, e da subito sceglie una strada precisa: usare i palazzi svuotati, le piazze silenziose, i cortili chiusi per anni dai cantieri come palcoscenici. Non un festival che arriva in una città già pronta ad accoglierlo, ma un festival che ha contribuito a riaprire quegli spazi, uno dopo l’altro, edizione dopo edizione.
Dodici anni dopo, quella logica si vede ancora chiaramente nel programma 2026: Palazzo Spaventa, Palazzo Lucentini Bonanni e gli altri palazzi storici che ospitano i concerti diffusi sono, in buona parte, edifici tornati vivi proprio grazie a percorsi di recupero legati alla ricostruzione. Il jazz, in questo senso, non riempie location già pronte: le ha rese di nuovo agibili al pubblico, una alla volta.
C’è poi un riconoscimento che quest’anno arricchisce ulteriormente la manifestazione, ed è la prova che il festival non parla più solo alla città ma a tutto il settore. La Federazione Nazionale Il Jazz Italiano ha assegnato quattro premi nell’ambito della XII edizione: il premio Carriera ad Ares Tavolazzi, storico contrabbassista della scena italiana, il premio Nuove Direzioni ad Alessandro Gambo, quello Giovani Visionari a Vincenzo Di Gioia e il premio Formazione a Vincenzo Caporaletti. Sono riconoscimenti che di solito viaggiano tra i festival jazz più consolidati d’Italia, e vederli assegnati proprio all’Aquila racconta quanto la manifestazione sia ormai considerata un punto di riferimento nazionale, non un evento periferico.
Se ti muovi in auto nel weekend, tieni conto che l’afflusso diffuso in oltre 20 location del centro storico ha reso necessarie alcune modifiche alla viabilità nelle due giornate: meglio lasciare l’auto ai parcheggi periferici e raggiungere il centro a piedi, anche perché è proprio così, passeggiando da un cortile all’altro, che il festival va vissuto. Inserito nel programma dell’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026, il festival chiude quest’anno un cerchio lungo dodici edizioni: da progetto nato per accompagnare una rinascita a vetrina che l’Italia del jazz guarda con attenzione crescente.
Fonti
- Jazz italiano per le Terre del Sisma 2026 a L'Aquila: la XII edizione – inItaly (inItaly)
- Il jazz italiano per le terre del sisma a L'Aquila Capitale della Cultura (ekuonews.it)
- Jazz italiano per le Terre del Sisma all’Aquila Capitale della Cultura – Askanews (Askanews)
- Il Jazz italiano per le Terre del sisma: al via le prevendite per “Riflessi” – L'Aquila Blog (L'Aquila Blog)


