Se hai in mente le Gole del Sagittario solo come meta d’agosto, con il parcheggio pieno e il sentiero a passo di fila indiana, ti conviene ricalcolare i piani. A metà settembre il torrente ha ancora una portata piena, l’aria è meno pesante e i sentieri si camminano con un ritmo tutto diverso. È il momento in cui questa riserva tra le montagne dell’Abruzzo interno si lascia leggere, senza la calca e senza il caldo che toglie voglia di salire.
L’anello Anversa-Castrovalva in un giorno, distanze e punto di partenza
Il punto di partenza più comodo è l’area della Riserva naturale guidata Gole del Sagittario, in località Sorgenti di Cavuto, nel comune di Anversa degli Abruzzi. Da lì il percorso entra subito in contatto con il fiume Sagittario e con il canyon che gli dà il nome, un ambiente di rupi e boschi scavato nella roccia.
L’anello che unisce il fondovalle al borgo di Castrovalva si aggira tra i 7,5 e i 10 chilometri, con un dislivello che varia dai 300 ai 500 metri a seconda della variante scelta. Non serve attrezzatura da alta quota, ma un passo sicuro e scarponcini adatti sì: il tratto di salita verso il borgo chiede gambe allenate, anche se niente di proibitivo.
Chi arriva da fuori zona può appoggiarsi anche all’accesso alla riserva presso la Foce, lungo la S.R. 479 Sannite, la strada che corre parallela al corso del fiume e che dà un secondo punto di ingresso al percorso. In entrambi i casi, prima di partire conviene controllare la segnaletica sul posto: nella zona si intrecciano più tracciati e non tutti hanno la stessa difficoltà.
La finestra di luce migliore, quella in cui il torrente mostra ancora una portata piena e la luce del mattino disegna bene le pareti della gola, cade indicativamente tra l’8 e il 15 settembre. Da qui in avanti, con l’autunno che avanza, l’atmosfera resta comunque piacevole, ma questo è il periodo in cui camminare e fotografare rendono di più.
E quando arrivi a valle, con le gambe stanche al punto giusto, c’è una tappa che vale l’intera giornata: le cooperative agricole locali che in questo periodo dell’anno tirano fuori il pecorino d’Abruzzo appena stagionato.
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Come si sviluppa il sentiero, dal fondovalle al borgo sospeso
Il tratto iniziale, quello che segue il fiume Sagittario da vicino, è il più ombreggiato e anche il più fotografato: la gola si stringe, l’acqua scorre tra pareti di roccia compatta e il sentiero attraversa passaggi che sembrano scavati apposta per farti alzare gli occhi ogni due minuti. In questo tratto conviene rallentare il passo, non tanto per la difficoltà quanto per guardarsi intorno con calma.
Superata questa prima parte, il percorso lascia il fondovalle e comincia a guadagnare quota verso Castrovalva. È qui che il camminatore avverte il cambio di scala: in pochi minuti passi da un ambiente chiuso, fatto di roccia e ombra, a una prospettiva alta che si apre sulla valle intera. Lungo questo tratto di salita si incontra un punto di sosta naturale prima dell’ultimo strappo verso il borgo.
Il passo, da qui in poi, si fa più lento per forza di cose: il dislivello si concentra proprio in questo segmento, ed è la parte del percorso dove più si sente la differenza tra un camminatore allenato e chi affronta la salita per la prima volta. Nulla di proibitivo, ma è il punto in cui conviene bere, respirare e non avere fretta.
A chi conviene e a chi no
Questo anello si presta bene a chi ha già un minimo di abitudine ai dislivelli e cerca una giornata di cammino vera, non una passeggiata. Funziona altrettanto per le coppie che vogliono un fuori porta lento, lontano dai ritmi dell’alta stagione, e per chi ama i piccoli borghi tanto quanto la natura protetta della riserva.
Se invece viaggi con bambini piccoli, la scelta più sensata è restare sui tratti più semplici della riserva, quelli lungo il fondovalle, e valutare con attenzione se affrontare la salita a Castrovalva: i tempi di percorrenza sul tratto in quota non sono sempre facili da prevedere con passo di bimbo, e meglio non improvvisare.
Poi arrivi lassù, giri lo sguardo, e capisci perché quel disegno di Escher non era un’esagerazione: il borgo appare sospeso sulla gola, con le case incollate alla cresta come in una litografia. E proprio da lì, scendendo verso valle, comincia la parte della giornata che si fa con il naso più che con gli occhi.
La tappa gastronomica, come nasce il pecorino d’Abruzzo nelle cooperative locali
Sceso dal borgo, il naso arriva prima degli occhi. Le cooperative agricole della zona lavorano il latte ovino con una lentezza che il calendario impone da sé: le pecore pascolano sui versanti intorno alle Gole del Sagittario per tutta l’estate, e il latte raccolto in questi mesi ha una densità diversa rispetto a quello primaverile, più concentrato, più adatto alla stagionatura lunga.
Il pecorino d’Abruzzo nasce da una lavorazione che non ha bisogno di tecnologia: caglio, cagliata rotta a mano, forme messe a sgocciolare e poi il tempo, che qui fa il lavoro vero. È proprio il tempo la variabile che rende metà settembre il momento giusto per assaggiarlo: le forme prodotte nei mesi caldi arrivano ora a una stagionatura che le rende pronte, con una crosta già formata e una pasta che comincia a friabile senza perdere morbidezza.
Accanto al pecorino, le stesse cooperative tirano fuori con più continuità anche le ricotte cotte, un sottoprodotto della lavorazione che si consuma fresco, nel giro di pochi giorni, e che d’estate è più difficile trovare con regolarità perché il ciclo produttivo segue la mungitura in modo più irregolare. Da metà settembre in poi, con l’autunno che avanza, l’offerta si fa più stabile e le cooperative iniziano a proporre entrambi i prodotti con continuità, non più a intermittenza.
Se ti stai chiedendo perché conviene fermarsi proprio a fine giornata e non prima, la risposta è pratica: il camminatore che ha già smaltito il dislivello verso Castrovalva arriva alla tappa del formaggio con l’appetito giusto, e il contrasto tra la fatica del sentiero e la sosta a tavola è parte dell’esperienza tanto quanto il panorama dalla cresta del borgo. Non è un accessorio della giornata, è il punto in cui il paesaggio che hai attraversato torna a parlarti, questa volta attraverso il gusto invece che con gli occhi.
Visitare una cooperativa locale, anche solo per un assaggio prima di ripartire verso Pescara, chiude il cerchio di una gita che unisce tre cose raramente trovabili insieme in una sola giornata: un canyon d’acqua limpida, un borgo sospeso sulla roccia e un pezzo di pastorizia abruzzese che a settembre è, letteralmente, al punto giusto di maturazione.


