A Roccamorice si presenta il libro perduto dell’esploratore Chiarini
Venerdì 11 settembre 2026, alle 21.15, la Chiesa del Barone di Roccamorice, in via Belvedere, apre le porte a un libro che ha aspettato oltre un secolo e mezzo per trovare i suoi lettori. Si intitola Sulla Maiella perduta. Relazione di un viaggio del 1874, ed è uscito per Ianieri Edizioni nella collana Comete – Scie d’Abruzzo.
Se ti stai chiedendo cosa vedrai quella sera: a dialogare col pubblico saranno Filiberto Ciaglia, il curatore del volume, e Alessandro D’Ascanio, che oltre a essere sindaco di Roccamorice ha firmato la prefazione. Un doppio ruolo che rende l’incontro qualcosa di più di una semplice presentazione editoriale: è un pezzo di storia locale raccontato da chi amministra oggi lo stesso territorio che Chiarini attraversò a piedi centocinquantadue anni fa.
Il libro racconta un'ascensione sulla Maiella fatta di pastori, sentieri, grotte e leggende popolari, con l’occhio attento di chi non si limita a camminare ma osserva, annota, si stupisce. Non è un diario qualunque: è la prima prova sul campo di uno sguardo che avrebbe poi attraversato l’Africa.
L’autore, Giovanni Chiarini, aveva appena venticinque anni quando scrisse queste pagine. Nato a Chieti nel 1849, nel 1876 venne scelto dalla Società Geografica Italiana per la Grande Spedizione ai Laghi Equatoriali, una delle imprese esplorative più ambiziose dell’Italia post-unitaria. Non tornò mai a raccontarla di persona: morì nel Regno di Ghera nel 1879, a trent’anni, probabilmente avvelenato.
È qui che il libro di Roccamorice diventa qualcosa in più di un testo di viaggio ottocentesco. Prova a pensare alla sequenza temporale: nel 1874 Chiarini cammina sulla Maiella e scrive di eremi e vallate abruzzesi; due anni dopo lo stesso sguardo curioso lo porta ai laghi equatoriali africani; nel 1879 quello sguardo si spegne per sempre, lontano da casa. La Maiella diventa così il primo terreno di allenamento di un’avventura che sarebbe finita tragicamente altrove.
Ed è proprio qui che comincia la storia più interessante: quella di un ventenne di Chieti che nel 1874 camminava sulla Maiella e nel 1879 moriva in Africa.
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Chi era Giovanni Chiarini
Per capire perché quel manoscritto del 1874 meriti oggi una serata dedicata, bisogna guardare al contesto in cui Chiarini si mosse dopo la Maiella. La Grande Spedizione ai Laghi Equatoriali non era un’iniziativa isolata: la Società Geografica Italiana, appena fondata nel decennio precedente, cercava di dare all’Italia unita un posto tra le potenze europee impegnate nell’esplorazione dell’Africa, un terreno su cui francesi e inglesi erano già avanti da tempo.
Chiarini venne selezionato per una missione che puntava a raggiungere e mappare i laghi della regione equatoriale, un obiettivo scientifico e insieme politico. Il Regno di Ghera, dove morì, si trovava nell’odierna Etiopia meridionale: un’area allora fuori da qualsiasi controllo europeo, dove i pericoli non erano solo climatici o geografici. Gli avvelenamenti, come quello che probabilmente gli costò la vita, erano un rischio ricorrente per chi si addentrava in territori dove la diplomazia locale contava più delle spedizioni cartografiche.
Chi legge oggi il diario abruzzese di Chiarini lo fa sapendo come finisce la storia. È un dettaglio che cambia il modo di leggere ogni riga: dietro l’osservazione curiosa di un pastore o di una grotta della Maiella si intuisce già il metodo che userà, pochi anni dopo, in un contesto molto più ostile.
Il libro e chi lo ha curato
Non è un caso che a riportare alla luce queste pagine sia stato proprio Filiberto Ciaglia. Ricercatore post-doc in Geografia alla Sapienza di Roma, dove nel 2025 ha conseguito il dottorato in Scienze documentarie, linguistiche e letterarie, Ciaglia studia da anni la storia del viaggio e delle esplorazioni nelle aree interne appenniniche. È presidente della Sezione Abruzzo dell’Associazione Italiana Insegnanti di Geografia e nel 2022, per Kirke, ha pubblicato Le ascese al Velino e al Sirente nell’Ottocento. Linee di storia dell’esplorazione appenninica: un lavoro che affronta esattamente lo stesso tema, applicato ad altre due montagne abruzzesi.
Il testo di Chiarini si inserisce quindi in un filone di studio già avviato, non in una scoperta isolata: Ciaglia sta ricostruendo, sentiero dopo sentiero, come si sia formato lo sguardo esplorativo ottocentesco sull’Appennino centrale, prima ancora che quello sguardo si spostasse su altri continenti.
Alessandro D’Ascanio firma invece la prefazione, e lo fa indossando due cappelli insieme: quello di sindaco di Roccamorice, responsabile oggi del territorio raccontato nel libro, e quello di prefatore che introduce un testo storico al pubblico contemporaneo. Un’operazione culturale che restituisce al paese un pezzo della propria memoria, portandolo fuori dall’archivio e dentro una serata pubblica.
E questo spiega perché, leggendo quelle pagine sulla Maiella, si intuisca già lo sguardo dell’esploratore che pochi anni dopo avrebbe attraversato l’Africa.
La Maiella che Chiarini raccontava e quella di oggi
Chi decide di leggere il libro di Chiarini e poi di andare a vedere quei luoghi con i propri occhi trova una Maiella che, nella sostanza, è ancora quella. Gli eremi che il ventenne di Chieti attraversava nel 1874, a partire dall’Eremo di Santo Spirito a Maiella, sono ancora lì, incastonati nella roccia, raggiungibili con gli stessi sentieri che lui descrisse con occhio da esploratore in erba.
Non è un dettaglio scontato. La montagna che fa da sfondo al libro non è cambiata solo nell’aspetto: resta un ambiente che impone rispetto, esattamente come impose rispetto a Chiarini un secolo e mezzo fa. Basta guardare a cosa è successo proprio nel territorio comunale di Roccamorice qualche mese fa: a inizio aprile 2026 un’allerta rossa per rischio valanghe e idraulico ha portato alla chiusura di tutta la rete sentieristica del comune, con l’ordinanza n.4 del 3 aprile che vietava anche l’accesso alla strada per l’Eremo di Santo Spirito. La riapertura è arrivata con l’ordinanza n.8 del 24 aprile, dopo la fine dell’emergenza maltempo e lo sgombero di neve e tronchi.
È lo stesso terreno che Chiarini attraversava con la sua curiosità di allora, e che oggi il Parco Nazionale della Maiella gestisce con procedure che i pastori del suo racconto non conoscevano. Il libro racconta una montagna vissuta da chi ci abitava; oggi quella stessa montagna è normata, monitorata, e va affrontata sapendo che i sentieri possono chiudere e riaprire secondo le stagioni. Chi si lascia incuriosire dallo sguardo di Chiarini e vuole ripercorrere quei cammini dovrebbe sempre controllare lo stato dei sentieri prima di partire, proprio perché la Maiella che racconta il libro è la stessa che può ancora sorprendere, nel bene e nel male.
Come partecipare
L’appuntamento resta quello di venerdì 11 settembre, alle 21.15, nella Chiesa del Barone di via Belvedere a Roccamorice. Chi arriva quella sera troverà ad accoglierlo il curatore Filiberto Ciaglia e il sindaco Alessandro D’Ascanio, pronti a raccontare non solo il contenuto del libro ma anche il lavoro di ricerca che lo ha portato alla pubblicazione per Ianieri Edizioni.
Per chi non riuscisse a esserci, il volume resta comunque acquistabile nella collana Comete – Scie d’Abruzzo della casa editrice, un buon modo per portarsi a casa lo sguardo di un ventenne che sulla Maiella imparò a vedere il mondo prima di andare a perderlo, per sempre, molto più lontano.
Fonti
- Sulla Maiella perduta: a Roccamorice il viaggio che ha formato lo sguardo dell’esploratore Giovanni Chiarini (lacerbaonline.it)


