Funghi in Abruzzo, la stagione è già a rischio incidenti
Domenica 6 settembre, sul Gran Sasso, un escursionista cinese di 51 anni è rimasto bloccato all’attacco della Ferrata Bafile: crampi fortissimi e dolore alle ginocchia che gli impedivano di fare un passo in più. Lo stesso giorno, dall’altra parte della regione, nella Valle dell'Orfento sulla Majella, una donna di 39 anni è scivolata per oltre venti metri lungo il Sentiero delle Scalelle, finendo contro le rocce e riportando diversi traumi. Due soccorsi, la stessa domenica, due montagne diverse.
Se pensi che riguardino solo scalatori e camminatori esperti, ti sbagli: la stagione dei funghi in Abruzzo è appena partita, e con lei aumentano le presenze nei boschi, spesso di persone che sui sentieri di montagna non ci vanno mai il resto dell’anno. Il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS) lo sa bene: ogni settembre gestisce decine di interventi legati proprio a cercatori di funghi colti da malore, dispersi o caduti in zone impervie.
La buona notizia è che la maggior parte di questi guai si evita con buon senso e uno zaino preparato come si deve. Partiamo dalle basi, quelle che valgono prima ancora di allacciarti gli scarponi.
Primo punto, e qui l’errore è più comune di quanto pensi: mai gli stivali di gomma, nemmeno su un sentiero che sembra una passeggiata. Servono scarponi da montagna con suola tecnica, quelli che tengono su terreno bagnato e foglie marce. Secondo punto: valuta il percorso in base alla tua forma fisica reale, non a quella che avevi dieci anni fa, evitando itinerari lunghi o impegnativi se non ti alleni regolarmente. Terzo, forse il più trascurato: non andare da solo nel bosco. Lo so, chi cerca funghi ha il vizio di muoversi in solitaria per non rivelare i propri posti segreti, ma basta una storta o una frattura per trasformare una gita in un’emergenza in cui nessuno sa dove sei. Porta sempre con te un piccolo kit di primo soccorso, un coltellino multiuso e un indumento caldo: pesano poco, e nel momento giusto fanno la differenza tra un contrattempo e una chiamata al 118.
Ma lo zaino giusto ha molti più dettagli di quanto immagini, e c’è un’app gratuita che il Soccorso Alpino consiglia proprio per non finire nella lista dei dispersi: eccola.
Leggi anche: Eventi in Abruzzo, in pochi sanno che il press tour Active è aperto a tutti: quando andare a Scanno e Spoltore
Zaino, app e comunicazioni, cosa portare nel bosco
Il kit di primo soccorso e il coltellino multiuso sono solo la base. Il CNSAS indica anche una giacca impermeabile, un telo termico, una pila frontale, qualcosa da mangiare e una scorta d’acqua adeguata. Sembra tanta roba per una gita di poche ore, ma pesa poco e nel bosco il meteo cambia in fretta, come ha dimostrato proprio l’intervento sul Gran Sasso di domenica scorsa: le condizioni sono peggiorate al punto da costringere il tecnico di elisoccorso a scendere a piedi dalla Sella di Monte Aquila, perché l’elicottero non riusciva più a raggiungere direttamente l’escursionista bloccato dai crampi.
Poi c’è la parte che quasi nessuno fa, ed è quella che salva le ricerche quando qualcosa va storto: comunicare a chi resta a casa dove stai andando. Non basta un generico “vado per funghi”, serve la zona precisa e il percorso previsto. Se cambi itinerario all’ultimo momento, per un capriccio o perché hai visto un sentiero più promettente, avvisa. E quando rientri, fallo sapere.
Qui entra in gioco GeoResQ, l’app gratuita del Soccorso Alpino che traccia in tempo reale il percorso che stai facendo. Attenzione però: da sola non basta. Va detto esplicitamente a un familiare o a un amico che la stai usando, altrimenti in caso di mancato rientro nessuno saprà dove cercare quei dati. È un dettaglio che sfugge a molti, e infatti il Soccorso Alpino lo ripete come raccomandazione a parte, non come optional dell’app.
Cosa fare se ci si perde o si ha un malore
Perdere l’orientamento nel bosco capita più spesso di quanto pensi, anche a chi conosce bene la zona: gli alberi si somigliano tutti, i sentieri si biforcano senza segnaletica, e la tentazione è proseguire sperando di ritrovare la strada. È l’errore peggiore. Il CNSAS è chiaro su questo: se ti accorgi di aver perso il filo, torna sui tuoi passi seguendo esattamente il percorso fatto, invece di addentrarti ancora di più in zone che non conosci.
Se invece il problema è un malore o un infortunio, come i crampi che hanno bloccato l’escursionista sul Gran Sasso o la caduta che ha ferito la donna nella Valle dell’Orfento, la prima mossa è chiamare il 118 o il 112. Anche se la copertura telefonica nei boschi abruzzesi non è mai garantita al cento per cento, il cellulare resta lo strumento di sicurezza più immediato che hai in tasca. Prova a immaginare la scena: sei da solo, hai una gamba che non regge più, e non hai detto a nessuno dove sei. È esattamente lo scenario che tutte queste regole servono a evitare.
E c’è una ragione precisa per cui in Abruzzo, proprio a settembre, questi episodi si moltiplicano tra Gran Sasso e Majella: la geografia dei boschi regionali gioca un ruolo che conviene capire.
Il cellulare resta lo strumento più veloce per far arrivare i soccorritori: nel caso della donna caduta nella Valle dell’Orfento, la squadra di terra del CNSAS è arrivata prima dell’elisoccorso Pescara, ha stabilizzato le sue condizioni e ha preparato il trasferimento verricellato. Un lavoro di squadra che parte sempre da una telefonata fatta subito, senza aspettare “tanto passa”.
Perché in Abruzzo il rischio cresce a settembre
Il Gran Sasso e la Majella non sono due montagne qualunque per chi cerca funghi in Abruzzo: sono le zone più frequentate in assoluto, quelle dove convivono cercatori esperti che conoscono ogni radura e turisti che si avventurano nel bosco per la prima volta, magari sullo stesso sentiero. La Ferrata Bafile, dove è stato recuperato l’escursionista cinese, è un punto di passaggio classico per chi sale verso Campo Imperatore. Il Sentiero delle Scalelle, nella Valle dell’Orfento, è altrettanto noto: un percorso che alterna tratti facili a passaggi più tecnici, frequentato tutto l’anno da chi arriva a Caramanico Terme.
Settembre è il mese in cui questi due mondi si sovrappongono di più. Le piogge di fine estate, che quest’anno hanno favorito soprattutto il nord Italia, stanno per estendersi anche al resto del Paese nei prossimi giorni: significa più funghi, e quindi più gente nel bosco proprio mentre il meteo diventa instabile, come è successo domenica scorsa sul Gran Sasso.
Se stai pensando di provarci per la prima volta, tienilo a mente: un sentiero che conosci bene d’estate, con l’erba secca e il sole alto, cambia faccia con le prime piogge autunnali. Le foglie bagnate coprono le radici, le rocce diventano scivolose, e i due soccorsi della stessa settimana lo dimostrano meglio di qualsiasi statistica.
- GeoResQ: app gratuita del Soccorso Alpino e Speleologico che permette di tracciare il proprio percorso in tempo reale per facilitare eventuali ricerche.
- CNSAS: Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, l’organizzazione tecnica del CAI che interviene in montagna e in ambienti impervi.
- Elisoccorso in hovering: tecnica di recupero in cui l’elicottero resta in volo stazionario senza toccare terra mentre il verricello preleva la persona da salvare, come è avvenuto nel recupero sul Gran Sasso.
- Cosa fare se ci si perde nel bosco cercando funghi? Restare calmi e tornare sui propri passi seguendo il percorso fatto, invece di proseguire a caso: è il consiglio del Soccorso Alpino.
- Che app usare per essere rintracciati durante la ricerca funghi? GeoResQ, l’app del Soccorso Alpino che traccia il percorso: va segnalato ai familiari che si sta usando, così in caso di mancato rientro aiuta le ricerche.
- Che scarpe servono per andare per funghi in montagna in Abruzzo? Scarponi da montagna con suola tecnica, mai stivali di gomma anche su terreni che sembrano facili, secondo le indicazioni del CNSAS.


