Firo è stato vittima di un attacco 51%

Firo, una criptovaluta incentrata sul meccanismo di consenso Proof-of-Work (PoW), è stata vittima nelle ultime ore di un attacco 51%. In conseguenza del quale ha chiesto ai suoi utenti di sospendere ogni operazione in attesa che la situazione sia ristabilita.
E’ stato lo stesso team di sviluppo di Firo a chiarire come l’attacco non possa essere attribuito ad un errore di codifica, come si era pensato in un primo momento. E naturalmente ad attivarsi per cercare di porre argine ad una situazione che non si prospetta facile.

Firo: cos’è accaduto

Una delle prime reazioni all’accaduto è arrivata dal CEO di Binance, Changpeng Zhao, il quale non ha avuto eccessive remore ad indicare la vicenda come “complicata”.
A fornire una prima ricostruzione della stessa sono poi stati alcuni tweet pubblicati dagli sviluppatori di Firo. Secondo i quali l’attaccante ha violato il protocollo il 19 gennaio. Quindi non si tratta di un errore di codifica, ma di un vero e proprio attacco teso ad impossessarsi della rete. Il gruppo di lavoro del token sta comunque lavorando al fine di riuscire a ripristinare la normalità e limitare i danni, per quanto possibile.

Si tratterebbe di un solo attaccante

Altri aggiornamenti sull’attacco sono poi arrivati dal gruppo Telegram del team di Firo. Il quale ha pubblicato alcuni post in cui è stato rivelato come a condurre l’attacco sia stato un solo hacker.
Per cercare di porre riparo all’incidente, Firo ha comunque provveduto a rilasciare un portafoglio hotfix il 21 gennaio, chiedendo al contempo agli utenti di aggiornare i propri portafogli e il masternode.
Al momento sembra che l’attacco sia comunque stato bloccato. Resta da vedere quali saranno le conseguenze dell’accaduto, soprattutto in termini di reputazione. Una prima risposta è comunque arrivata dai mercati, ove il prezzo di Firo è sceso di circa il 16%, pur rimanendo positivo su base annua.

Non è la prima volta per Firo

Va comunque sottolineato come per Firo non si tratti comunque del primo incidente di questo genere. Il 20 febbraio dello scorso anno, quando ancora si chiamava Zcoin, un errore di battitura aveva infatti permesso a un aggressore di incassare un profitto di circa 400mila dollari. In pratica, un errore tipografico su un singolo carattere aggiuntivo nel codice aveva creato un varco in cui si era intrufolato un attaccante. Il quale aveva poi provveduto a creare transazioni di spesa Zerocoin senza una zecca corrispondente.

L’attacco 51% sta diventando sempre più frequente

L’attacco 51% più recente era stato quello che aveva colpito Grin nel mese di novembre. Ovvero un’altra privacy coin basata sul PoW, algoritmo di consenso il quale conferma di volta in volta la sua permeabilità ad attacchi di questo genere. Tanto da spingere Ethereum e Cardano ad optare per un passaggio al Proof-of-Stake.
In precedenza, erano infatti stati attaccati altri progetti analoghi tra i quali Ethereum Classic e Bitcoin Gold. Il secondo, in particolare, era stato l’attacco più lungo mai verificatosi sino ad ora.
Attacchi che sono destinati a creare grande preoccupazione nella comunità crittografica in quanto vanno a metterne in pericolo uno dei presupposti, ovvero il principio della decentralizzazione. Inoltre, chi si impossessa di una rete è in grado di dare vita all’ormai famigerato double spending. Ovvero l’impiego dello stesso denaro virtuale per due o più operazioni.

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