Solo un terzo dei personaggi che parlano nei film di successo del 2025 sono donne
Stasera scegli un film. Scorri il catalogo, leggi due trame, decidi. Ecco, prova a fermarti un secondo prima di premere play: nei film di maggior incasso usciti nel 2025, tra tutti i personaggi “parlanti”, cioè quelli a cui è affidata almeno una battuta di dialogo, solo uno su tre era donna. Lo riporta l’ANSA nel canale Lifestyle, in un articolo pubblicato il 13 agosto 2026.
Il dato non riguarda solo le protagoniste o i ruoli principali. Riguarda l’insieme di tutte le voci che senti in sala, dal personaggio che apre il film a quello che compare per dieci secondi in una scena di gruppo. E in quell’insieme, le donne restano una minoranza netta: circa un terzo contro due terzi di uomini.
Perché dovrebbe interessarti proprio a te, che magari con gli studi di settore non c’entri niente? Perché quei film sono esattamente quelli che guardi tu, io e milioni di altre persone: sono i titoli di maggior incasso, quelli che finiscono in classifica, che ti consiglia lo streaming, di cui parlano gli amici. Non è cinema di nicchia: è il cinema mainstream, quello con più pubblico e quindi più peso culturale.
Se in quello spazio le donne parlano la metà di quanto parlano gli uomini, significa che il racconto che arriva a più persone è ancora sbilanciato, e lo è nel 2025, non negli anni ’80.
Capire questo squilibrio non serve a smettere di guardare film, ma a guardarli con un occhio in più. Ti aiuta a distinguere un film che mette le donne al centro della storia da uno che le usa come contorno, magari senza che tu te ne accorga mentre segui la trama. È un esercizio piccolo, che richiede pochi secondi, ma che cambia il modo in cui scegli cosa guardare stasera e cosa fare guardare, per esempio, ai più piccoli di casa.
Perché conta anche per te ogni volta che scegli un film da guardare stasera, e come riconoscerlo lo vediamo tra poco.
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Come si conta un “personaggio parlante” e perché il dato non è nuovo
Quando uno studio parla di “personaggio parlante” non intende solo chi guida la trama. Rientra chiunque pronunci anche una sola battuta con un nome o un ruolo riconoscibile: la collega che risponde al telefono, l’amico che compare in due scene, il poliziotto che ferma l’auto. È un conteggio largo, che fotografa l’intero coro di voci di un film, non solo il cast principale.
Ed è proprio per questo che il numero pesa così tanto: non stiamo parlando di quante donne sono protagoniste, ma di quante donne, in generale, hanno diritto a dire qualcosa sullo schermo.
Se ti sembra un dettaglio tecnico, prova a pensarci meglio: uno squilibrio che riguarda tutti i ruoli, anche i più piccoli, è più difficile da correggere di uno che riguarda solo i protagonisti. Cambiare chi guida la storia richiede una decisione, spesso una sola, in fase di scrittura.
Cambiare la proporzione di voci femminili in ogni scena di gruppo, in ogni dialogo secondario, richiede un’attenzione diffusa che nel cinema di grande incasso, quello fatto per il pubblico più ampio, sembra ancora mancare. Il gender gap nella rappresentazione cinematografica non è una scoperta di quest’anno: se ne discute da decenni, e i numeri, quando arrivano, tendono a confermare la stessa tendenza più che a ribaltarla.
Il Bechdel Test, lo strumento che usano da decenni per misurare la rappresentazione
Se vuoi uno strumento più vecchio e più semplice del conteggio dei personaggi parlanti, esiste già: si chiama Bechdel-Wallace Test, nato negli anni ’80, e chiede una cosa sola. Il film che stai per guardare ha almeno due donne che parlano tra loro di qualcosa che non sia un uomo? Non serve un algoritmo, basta la memoria di quello che hai appena visto.
Sembra un criterio minimo, quasi banale, ma è proprio la sua semplicità a renderlo utile: tantissimi film di grande successo, anche recenti, non lo superano, perché le poche protagoniste femminili parlano quasi sempre in funzione di una relazione con un personaggio maschile.
Il test non misura la qualità di un film né la profondità dei suoi personaggi, e non è un giudizio morale su chi lo scrive. È un filtro rapido, un modo per accorgerti di uno schema che altrimenti passerebbe inosservato mentre segui la trama. Se ti interessa vedere come cambia il racconto quando le protagoniste guidano la storia, vale la pena guardare anche ai film con protagoniste femminili forti, che spesso rovesciano proprio questo schema. Con questo strumento puoi valutare da solo qualsiasi film in 3 domande, e sono più semplici di quanto pensi.
Checklist pratica: 3 domande da farti mentre guardi un film
Eccole, le tre domande. Semplici, veloci, da farti anche a metà film senza mettere in pausa, giusto per allenare l’occhio a notare quello che di solito scorre via senza che tu ci faccia caso.
- Quante donne parlano, non solo quante compaiono? Non contare le comparse silenziose sullo sfondo: conta chi ha una battuta, chi prende parola in una scena di gruppo, chi risponde a una domanda invece di limitarsi ad ascoltarla. Se in una cena tra sei personaggi solo una donna dice qualcosa, e lo fa una volta sola, il film ti sta raccontando qualcosa anche con quel silenzio.
- Le donne parlano tra loro di qualcosa che non sia un uomo? È la domanda del Bechdel-Wallace Test applicata al film specifico che hai davanti: basta una scena, anche breve, in cui due personaggi femminili discutono di lavoro, di un progetto, di una paura, di qualsiasi cosa che non giri intorno a un terzo personaggio maschile. Se non la trovi in tutto il film, hai già una risposta.
- Le donne guidano la scena o la subiscono? Qui non basta contare le battute: devi guardare se quelle parole spostano la trama, se portano a una decisione, a un conflitto, a una svolta, oppure se servono solo a commentare quello che fa il protagonista maschile. Una protagonista che parla tanto ma reagisce sempre alle scelte di un altro personaggio non sta guidando la storia.
Bastano queste tre domande per capire, in pochi secondi e senza bisogno di contare battuta per battuta come fanno gli studi di settore, se il film che stai guardando tratta le donne come voci che contano o come sfondo sonoro della trama di qualcun altro.
Cosa cambia per chi sceglie i film in famiglia
Se in casa ci sono bambini o ragazzi, questa checklist diventa qualcosa in più di un esercizio da cinefili. I più piccoli assorbono modelli anche da quello che guardano distrattamente il sabato pomeriggio, e se in due ore di film le donne parlano un terzo delle volte rispetto agli uomini, quel rapporto diventa in parte anche il loro metro di misura su chi, nella vita reale, ha diritto di prendere parola.
Non significa evitare certi titoli o trasformare ogni visione in una lezione: significa, semmai, farsi tu per primo le tre domande, e magari farle anche a loro dopo i titoli di coda, come si fa con qualunque altra osservazione su quello che si è appena visto insieme. È un modo pratico per trasformare un dato statistico, quello riportato dall’ANSA sui film di maggior successo del 2025, in qualcosa che puoi usare, ogni volta che scegli cosa guardare stasera.