Domenica ad Atri, in piazza Duchi Acquaviva e nelle vie del centro storico, i carri allegorici di cinque Comuni sfilano insieme per la prima volta quest’anno. È la Festa dell’Uva del 6 settembre 2026, tappa di apertura del circuito “Uva Viva Uva”, il progetto che per la prima volta mette in fila cinque appuntamenti diversi legati alla vendemmia in altrettanti paesi del teramano.
Domenica ad Atri la Festa dell’Uva, orari e programma
Se vuoi esserci, ecco come si svolge la giornata. Il raduno dei carri allegorici è fissato alle 15,30 in Piazzale San Domenico: è il momento migliore per vederli da vicino prima che partano, con tutti i dettagli delle decorazioni ancora intatti. Un’ora dopo, alle 16,30 in Porta San Domenico, c’è il taglio del nastro con le autorità locali e i rappresentanti di Regione Abruzzo e Provincia di Teramo, insieme alle delegazioni degli altri quattro Comuni coinvolti nel progetto.
Subito dopo parte la sfilata vera e propria. I carri di Atri, Mosciano Sant’Angelo, Città Sant’Angelo, Morro d’Oro e Bisenti attraversano insieme le vie del centro storico atriano, tra stornelli, musiche e costumi tradizionali, fino a raggiungere Piazza Duchi Acquaviva.
Lì si concentrano i momenti che valgono da soli il viaggio: la rievocazione della pigiatura dell'uva a piedi, la premiazione dei carri allegorici e l’esibizione del Coro Folkloristico “Antonio Di Jorio” insieme ad altri gruppi folk. A condurre l’intero pomeriggio è la giornalista Evelina Frisa. L’evento è organizzato dall’Associazione Culturale Rione San Domenico, con il patrocinio del Comune di Atri e il sostegno della Fondazione Tercas e della BCC Adriatico Teramano.
E questa è solo la prima delle cinque tappe: nei prossimi giorni gli stessi carri rifaranno le valigie per altri quattro paesi, con date che conviene segnarsi subito in agenda.
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Le altre 4 tappe, dove e quando seguirle
Da Atri i carri riprendono la strada già venerdì prossimo, perché il circuito prosegue senza pause fino ai primi di ottobre. Ogni tappa ha la sua identità, ma tutte condividono lo stesso ingrediente: i carri allegorici che tornano a sfilare insieme, paese dopo paese.
- Mosciano Sant’Angelo, dall’11 al 13 settembre: la Festa dell’Uva e del Vino Memorial Luigi Galiffa arriva alla 68ª edizione, nata nel 1922. Il programma comprende i giochi della tradizione tra le contrade (morra, carretto, gara del bicchiere, fionda, tiro alla fune), il Palio delle botti diviso per fasce d’età e il Corteo della Dote, con settanta figuranti in abiti d’epoca curati dallo stilista Alessandro Pischedda.
- Città Sant’Angelo, dal 18 al 20 settembre: qui si festeggia la 39ª edizione, con la benedizione dei trattori e degli agricoltori nella Collegiata di San Michele Arcangelo, la sfilata dei carri nel centro storico e la caccia al tesoro aperta a tutti, fino alla premiazione serale in Piazza Garibaldi.
- Morro d’Oro, il 27 settembre: la tappa più breve del circuito, un’unica giornata dedicata alla sfilata dei carri.
- Bisenti, dall’1 al 4 ottobre: chiude il percorso nel segno del Montonico, il vitigno autoctono legato alla viticoltura eroica delle colline teramane.
Chi vuole seguire più tappe possibili trova ad Atri il punto di partenza ideale: è qui che nasce il cosiddetto passaporto del viandante, il libretto con un timbro per ogni Comune visitato, pensato apposta per chi non si accontenta di una sola giornata di festa.
Chi organizza e perché conta
Dietro la tappa di apertura c’è l’Associazione Culturale Rione San Domenico, che organizza l’evento con il patrocinio del Comune di Atri e il sostegno della Fondazione Tercas e della BCC Adriatico Teramano. Non è un dettaglio da bilancio: senza sponsor locali e volontariato, cinque feste popolari che durano in totale quasi un mese non si tengono in piedi.
L’assessore alla Cultura di Atri, Domenico Felicione, ha definito la manifestazione “la dimostrazione concreta di come le nostre radici culturali e le tradizioni possano trasformarsi in uno straordinario volano di promozione territoriale condivisa”, sottolineando come inaugurare il percorso insieme a Regione, Provincia e agli amministratori degli altri quattro Comuni dia forza a un progetto corale. Se ti stai chiedendo perché cinque paesi abbiano deciso di fare rete proprio ora, la risposta sta in questa frase: da soli, i singoli appuntamenti restano feste di paese; insieme, diventano un itinerario che vale la trasferta anche per chi non è di quelle zone.
Ma perché proprio questi cinque Comuni, e perché la vendemmia continua a essere un’occasione buona per fare comunità? La risposta affonda in una tradizione più lunga di quanto sembri.
La tradizione della vendemmia nel teramano
Ma perché proprio questi cinque Comuni, e perché la vendemmia continua a chiamare a raccolta intere comunità collinari anche nel 2026? La risposta ha radici lunghe quanto i filari che disegnano le colline tra Atri, Mosciano, Città Sant’Angelo, Morro d’Oro e Bisenti. Qui il vino non è mai stato solo un prodotto agricolo: è stato per generazioni il momento dell’anno in cui il lavoro nei campi si trasformava in festa condivisa, con vicini di casa e famiglie che si ritrovavano a pigiare l’uva insieme prima ancora che esistessero i carri allegorici e i cori in costume.
Il simbolo scelto per la tappa di Città Sant’Angelo, nel percorso del passaporto del viandante legato al circuito, sono due mani che si uniscono: un richiamo diretto alla prima cooperativa del vino regionale, nata proprio in quel paese. Non è un dettaglio decorativo. Racconta una storia precisa, quella di piccoli produttori che a un certo punto hanno capito di poter contare di più mettendo insieme uva, cantine e forza lavoro invece di restare isolati podere per podere.
Lo stesso ragionamento, oggi, guida il circuito Uva Viva Uva: cinque feste che da sole restano appuntamenti di paese, ma che messe in fila diventano un itinerario capace di attirare visitatori anche da fuori regione. Il vitigno che lega idealmente tutte le tappe è il Montonico, uva bianca autoctona delle colline teramane coltivata da sempre secondo pratiche che oggi si definirebbero di viticoltura eroica, cioè su terreni scoscesi dove la meccanizzazione resta quasi impossibile e la vendemmia si fa ancora a mano, grappolo per grappolo.
Ad Atri, invece, la memoria del vino si intreccia con il potere: il rosone della Cattedrale, scelto come primo simbolo del passaporto del viandante, richiama il prestigio del vino ducale legato ai Duchi d’Acquaviva, la famiglia che per secoli ha governato la città. Se ti capita di alzare lo sguardo verso la facciata mentre aspetti l’arrivo dei carri in Porta San Domenico, quel rosone racconta una storia di produzione vinicola che precede di gran lunga qualsiasi sfilata organizzata.
Fare rete tra cinque Comuni, in fondo, significa proprio questo: trasformare cinque storie diverse legate alla stessa pianta in un unico racconto che il visitatore può seguire tappa dopo tappa, imparando ogni volta qualcosa di nuovo sul territorio che sta attraversando.
Fonti
- TORNA AD ATRI LA FESTA DELL'UVA, DOMENICA LA SFILATA DEI CARRI DI 5 COMUNI – Certa Stampa (Certa Stampa)
- Festa dell’Uva, al via da Atri con la sfilata dei carri di 5 Comuni (ekuonews.it)
- Festa dell’Uva: ad Atri sfilano i carri di cinque Comuni (cityrumorsabruzzo.it)
- Mosciano Sant’Angelo, dall’11 al 13 settembre la 68ª Festa dell’Uva e del Vino (zonalocale.it)
- Festa dell’Uva 2026 ad Atri: “La via dell’Uva e del Vino” tra tradizioni e folklore – Abruzzonews (Abruzzonews)


