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Cantieri a Pescara, dal 5 ottobre puoi navigare più sicuro all’ingresso del porto: ecco cosa cambia

Dal 5 ottobre la draga al lavoro sul porto di Pescara

Se vivi il porto di Pescara, che sia per lavoro o per una battuta di pesca nel weekend, segnati questa data: il 5 ottobre arriva la draga all’imboccatura dello scalo, la bocca di ingresso dal mare che ogni giorno attraversano pescherecci e barche da diporto.

Lo ha annunciato Mirco Carloni, presidente dell’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico Centrale, durante la prima giornata dell’Abruzzo Economy Summit. Un intervento che punta dritto a un obiettivo semplice da capire: rendere più sicura la navigazione proprio nel punto più delicato del porto, quello dove il fondale si riempie di sedimenti e restringe lo spazio utile alle imbarcazioni.

Non è un annuncio isolato. Carloni lo ha inserito dentro un discorso più ampio sul momento che sta vivendo il sistema portuale abruzzese, definito senza precedenti per volume di finanziamenti pubblici e privati messi in campo insieme alla Regione. Ma la notizia concreta, quella che tocca da vicino chi il porto lo usa tutti i giorni, è questa: lavori in partenza tra pochi giorni, con la draga (il mezzo che rimuove i sedimenti dal fondale) già programmata per intervenire sull’ingresso.

Per chi pesca o naviga da queste parti, la differenza si misura in centimetri di acqua sotto la chiglia. Un fondale troppo basso all’imboccatura significa manovre più rischiose, soprattutto con mare mosso o in certe condizioni di marea. Ripulire quel tratto vuol dire restituire margine di sicurezza a chi entra ed esce dal porto ogni giorno, dal pescatore professionista al diportista della domenica.

Ma perché proprio ora, e cosa c’entra questo intervento con un piano molto più grande che riguarda anche Ortona e Vasto? Te lo spiego nel dettaglio.

Leggi anche: Storie di Pescara, il patrono che il mare e il fiume hanno portato fin qui: cosa puoi vedere il 10 ottobre

Perché l’imboccatura del porto ha bisogno della draga

Il problema, in fondo, è sempre lo stesso da anni: il fiume Pescara scarica sedimenti proprio davanti alla foce, e quei sedimenti si depositano nel tratto dove il porto si apre verso il mare. Con il tempo il fondale si alza, il pescaggio utile si riduce, e chi entra o esce con una barca deve fare i conti con margini sempre più stretti sotto lo scafo.

Non è un dettaglio tecnico da addetti ai lavori. È la ragione per cui certe manovre, con mare formato o vento contrario, diventano più delicate proprio nel punto in cui servirebbe più margine, non meno. La draga lavorerà esattamente lì, restituendo profondità dove oggi ce n’è meno.

A beneficiarne per primi sono i pescatori professionisti, che ogni giorno attraversano quel varco con i pescherecci carichi, spesso in orari poco favorevoli in termini di luce e marea. Ma il discorso vale allo stesso modo per chi tiene la barca in porto solo per il weekend: un fondale più pulito riduce il rischio di urti e di manovre sbagliate proprio nel tratto più stretto e frequentato dello scalo.

Il piano più grande, Pescara, Ortona e Vasto

L’intervento sull’imboccatura di Pescara non è un episodio isolato, ma il pezzo più visibile di un piano che riguarda tutti e tre gli scali abruzzesi gestiti dall’AdSP del mare Adriatico Centrale, l’Autorità di sistema portuale che pianifica insieme alla Regione la crescita di Pescara, Ortona e Vasto.

Su Ortona, per esempio, Carloni ha parlato di finanziamenti pubblici destinati a potenziare le banchine, ad approfondire i fondali e a sviluppare il mercato crocieristico, accompagnati da investimenti privati paralleli. È un tassello diverso dello stesso disegno: rendere i porti abruzzesi più capaci di attrarre traffico commerciale e turistico, non solo più sicuri per chi già li usa.

Per Pescara, oltre alla draga in arrivo il 5 ottobre, c’è un secondo annuncio che riguarda direttamente il presidio locale: entro novembre aprirà un ufficio dell’Autorità di sistema portuale in città, sostenuto da nuove assunzioni dedicate proprio al rilancio dello scalo pescarese. Significa avere, per la prima volta, un punto di riferimento stabile sul territorio invece di gestire tutto a distanza.

Se ti stai chiedendo perché la Regione e l’Autorità stiano investendo proprio ora con questa intensità, la risposta di Carloni è chiara: parla di un volume di risorse pubbliche e private senza precedenti nella storia recente del sistema portuale abruzzese, con l’obiettivo dichiarato di spenderle in fretta e bene, senza lasciarle bloccate nella burocrazia.

Ma quanto pesa questo momento su scala regionale, e quali nuove attività sta portando in porto? I numeri raccontano una storia che va oltre il singolo cantiere.

Il contesto regionale, un momento senza precedenti per i porti abruzzesi

I numeri, appunto. Carloni ha citato una cifra che da sola spiega perché la Regione sta spingendo così tanto su Pescara, Ortona e Vasto: 75 milioni di tonnellate di interscambio nel 2025, il volume di merci che è passato per i porti abruzzesi durante l’anno. È il dato che trasforma tre scali di taglia medio-piccola in un sistema che pesa sull’economia della regione, entroterra compreso.

Perché il punto, e Carloni lo ha detto esplicitamente nel suo intervento all’Abruzzo Economy Summit, è che il porto non è un affare isolato di chi ci lavora sopra. Un sistema portuale efficiente porta ricadute su tutta la filiera che sta dietro, dai trasporti alla logistica fino alle imprese che spediscono e ricevono merci da fuori regione.

Le pale eoliche entrano in porto

C’è poi un dettaglio che racconta dove sta andando questo sistema portuale meglio di qualsiasi comunicato: l’efficienza delle infrastrutture sta attirando filiere industriali nuove, legate in particolare alla produzione e al trasporto di pale eoliche. Non è un caso marginale.

Le pale eoliche sono componenti enormi, difficili da spostare su strada o ferrovia, che hanno bisogno di banchine capienti e fondali profondi per essere caricate su navi dedicate. Se un porto riesce ad attirare questo tipo di traffico, significa che sta offrendo condizioni operative competitive rispetto ad altri scali dell’Adriatico. Ed è esattamente il tipo di attività che giustifica investimenti su pescaggio e banchine come quelli in corso su Ortona, e in prospettiva sullo stesso porto di Pescara.

Uno sguardo agli altri scali della stessa Autorità

Il dragaggio di Pescara, del resto, non è un caso isolato nemmeno guardando fuori dall’Abruzzo. La stessa Autorità di sistema portuale del mare Adriatico Centrale gestisce anche il porto di Pesaro, dove a settembre 2026 è stato annunciato un minidragaggio simile all’imboccatura, da completare entro fine anno, in accordo con la locale Capitaneria di porto.

Su Pesaro, l’ente ha parlato anche di fondi da 11 milioni di euro destinati a una cassa di colmata, un’opera più strutturale che dovrebbe risolvere il problema dei sedimenti in modo definitivo, con l’appalto integrato da affidare entro il 30 giugno 2027. È un buon termine di paragone: il dragaggio dell’imboccatura, sia a Pesaro che a Pescara, viene descritto dagli stessi vertici dell’Autorità come una risposta rapida e necessaria, ma non come la soluzione finale al problema dei sedimenti.

Per Pescara questo significa una cosa concreta: il lavoro del 5 ottobre toglierà sedimenti e restituirà margine di sicurezza subito, ma il tema dei fondali che si riempiono nel tempo resterà sul tavolo dell’Autorità, dentro lo stesso piano di investimenti che oggi guarda a Ortona e Vasto e che, stando alle parole di Carloni, punta a spendere in fretta le risorse disponibili prima che si blocchino nella burocrazia.

Fonti

  • Carloni (Autorità sistema portuale mare Adriatico Centrale) all'Abruzzo Economy Summit: "Il 5 ottobre la draga operativa sul porto di Pescar (ilpescara.it)

Foto: L1Ucgen — CC BY 4.0 (fonte)