Cosa è successo a via Leopardi e cosa significa per chi va al mare
Il 5 giugno 2026 il sindaco di Pescara Carlo Masci ha firmato un’ordinanza che vietava il bagno in un tratto preciso del lungomare nord: dal lido La Capannina fino allo stabilimento La Vongola, la zona conosciuta come “antistante via Leopardi”. Il motivo non era un’emergenza improvvisa senza spiegazione, ma una filiera di controlli che a Pescara funziona così ogni volta che il mare rischia di diventare pericoloso per la salute.
Tutto era partito da un temporale intenso il 3 giugno 2026. Le piogge torrenziali avevano mandato in sfioro gli scaricatori di piena e le vasche di prima pioggia della rete fognaria che serve il fiume Pescara: in pratica, quando arriva troppa acqua tutta insieme, il sistema fognario non riesce a smaltirla e una parte finisce dritta in mare, portandosi dietro i batteri fecali.
Aca S.p.A., la società che gestisce l’acquedotto e la depurazione in città, ha segnalato l’accaduto al Comune. Da lì è partita Arpa Abruzzo, l’agenzia regionale che fa le analisi ufficiali sulla qualità delle acque di balneazione.
Il campionamento ha confermato quello che il buon senso già suggeriva dopo un nubifragio del genere. Se ti stai chiedendo quanto fosse fuori norma l’acqua in quei giorni, i numeri parlano chiaro: Arpa ha misurato 2.613 MPN/100 mL di Escherichia coli, il batterio che indica contaminazione fecale, a fronte di un limite di legge fissato a 500 MPN/100 mL.
La buona notizia, per chi frequenta quel tratto di spiaggia, è che la situazione è rientrata in tempi rapidi: il 9 giugno 2026 Arpa ha ripetuto le analisi verificando che i parametri fossero tornati nei limiti, e il Comune ha revocato il divieto lo stesso giorno. Quattro giorni in tutto, dal divieto alla riapertura.
Un dettaglio però merita di essere capito bene, perché non riguarda solo quell’episodio: il valore rilevato era oltre 5 volte il limite di legge, e questo dipende da come funziona il sistema che dovrebbe proteggerti quando vai al mare dopo un temporale.
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Come funziona il controllo della balneabilità a Pescara, Aca, Arpa e Comune
Quella sequenza di quattro giorni, dal divieto alla revoca, non è improvvisazione. È una procedura precisa, con tre soggetti che si passano il testimone e che a Pescara scatta ogni volta che le condizioni meteo mettono sotto pressione la rete fognaria.
Il primo anello è Aca S.p.A., la società che gestisce acquedotto e depurazione in città. Dopo un evento di piena come quello del 3 giugno 2026, Aca compila una tabella riepilogativa degli sfiori registrati sugli scaricatori e sulle vasche di prima pioggia, e la trasmette al Comune. È un obbligo tecnico, non una scelta discrezionale: se il sistema fognario ha sforato, va dichiarato.
A quel punto entra in gioco Arpa Abruzzo, l’agenzia regionale che fa le analisi ufficiali sulle acque di balneazione. Preleva i campioni nel tratto segnalato e li analizza per due parametri chiave: Escherichia coli ed enterococchi intestinali, i due indicatori standard di contaminazione fecale in mare. Se anche uno solo supera il limite di legge, scatta la non conformità.
L’ultimo passaggio spetta al sindaco, che firma l’ordinanza di divieto temporaneo appoggiandosi proprio ai dati Arpa. E la revoca segue lo stesso schema al contrario: Arpa ripete il campionamento, verifica il rientro nei limiti, e solo allora il Comune può togliere il divieto. Non c’è una data fissa di riapertura decisa a tavolino: si riapre quando i numeri lo permettono, punto. Nel caso di via Leopardi è successo in quattro giorni, ma la tempistica dipende sempre da quanto in fretta il mare si "pulisce" da solo, diluendo la contaminazione.
Dove informarsi prima di fare il bagno
Se stai organizzando una giornata al mare a Pescara e vuoi sapere se il tratto che ti interessa è balneabile in quel momento, il punto di riferimento resta il sito del Comune di Pescara, che pubblica le ordinanze in vigore nella sezione dedicata al demanio marittimo e alla balneazione. È lì che compaiono sia i divieti temporanei sia le revoche, con la zona esatta indicata (come “zona antistante via Leopardi”, non un generico “lungomare nord”).
In parallelo, Arpa Abruzzo pubblica i dati di monitoraggio delle acque di balneazione, aggiornati stagionalmente su tutto il litorale regionale: è la fonte primaria dei numeri, quella da cui partono poi le ordinanze comunali. Controllare prima di partire richiede letteralmente pochi minuti, ed è l’unico modo per sapere con certezza se il tratto scelto è sicuro quel giorno, invece di fidarti dell’aspetto dell’acqua a occhio.
Un chiarimento che conviene avere chiaro riguarda proprio la zona coinvolta a giugno 2026: il tratto di via Leopardi non è tra quelli con Bandiera Blu, il riconoscimento che la Fee assegna alle spiagge con parametri ambientali e di qualità delle acque monitorati con standard più stringenti.
Perché dopo forti piogge il mare di Pescara rischia di più
Il nodo è tutto nel modo in cui è costruita la rete fognaria del centro urbano. Come in molte città costiere italiane, a Pescara le acque nere (quelle di scarico domestico) e le acque piovane viaggiano spesso negli stessi condotti. Finché piove poco, il sistema regge senza problemi e tutto arriva regolarmente al depuratore. Ma quando cade un nubifragio come quello del 3 giugno 2026, il volume d’acqua che entra in rete moltiplica in poche ore, e i tubi non sono dimensionati per reggere quel picco.
Qui entrano in gioco gli scaricatori di piena, dispositivi pensati apposta per evitare che la pressione mandi in tilt l’intero impianto: quando il livello supera una soglia critica, una parte del flusso viene sfiorata, cioè deviata direttamente verso il fiume Pescara o il mare, saltando il depuratore. È una valvola di sicurezza per la rete, ma ha un costo ambientale, perché quell’acqua sfiorata porta con sé i batteri fecali che normalmente verrebbero trattati.
Le vasche di prima pioggia dovrebbero limitare proprio questo effetto. Servono a trattenere i primi minuti di dilavamento, quelli più carichi di sostanze inquinanti raccolte dalle strade e dai tetti, prima che il grosso dell’acqua piovana finisca nei condotti. Il problema è che, con eventi meteo particolarmente intensi e concentrati come quello di inizio giugno, anche queste vasche possono saturarsi in fretta e sfiorare a loro volta.
È qui che si inserisce l’annuncio dell’assessore al Demanio Marittimo Claudio Croce, che ha indicato nella realizzazione di nuove vasche di prima pioggia l’intervento infrastrutturale su cui punta il Comune per ridurre la frequenza di episodi come quello di via Leopardi, soprattutto in occasione dei temporali più violenti. Non è una soluzione che elimina il rischio, perché la fisica della pioggia intensa resta quella: ma un impianto di raccolta più capiente significa meno sfiori, meno frequenza di divieti e, per chi va al mare a Pescara, meno giorni persi ad aspettare che i parametri rientrino nella norma dopo ogni acquazzone forte.
Fonti
- Parametri rientrati nella norma: torna balneabile il tratto di mare antistante via Leopardi – IlPescara (IlPescara)
- Pescara: divieto temporaneo di balneazione nel solito tratto “antistante Via Leopardi” – Rete8 (Rete8)


