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Eventi a Chieti, puoi vivere il Venerdì Santo con un canto che dura da 1180 anni: dove e quando vederlo

Il canto che attraversa i secoli a Chieti

Ci sono tradizioni che si guardano da fuori, come uno spettacolo. E ce ne sono altre in cui, se sei di Chieti, ci sei dentro con la pelle d’oca da quando avevi sei anni in braccio a tuo padre. Il Venerdì Santo teatino è di questa seconda categoria. Cala il buio sul centro storico, le strade si riempiono di ceri, e a un certo punto parte lui: il Miserere di Saverio Selecchy, un canto che accompagna la processione da secoli e che i teatini si portano dentro come un secondo battesimo.

Non è una processione qualunque. È probabilmente una delle più antiche d’Italia, e a renderla unica non sono solo le statue lignee o gli incappucciati delle confraternite: è la musica. Il Miserere, composto dal maestro teatino Saverio Selecchy tra il Settecento e l’Ottocento, non accompagna la processione: la costruisce. Senza quelle note, dicono a Chieti, non sarebbe la stessa cosa.

Il bello, e il motivo per cui conviene saperne di più prima della prossima Pasqua, è che questo canto non vive nei libri o negli archivi diocesani. Vive nelle famiglie. C’è chi lo impara da bambino guardando il nonno intonarlo, chi studia il violino apposta per suonarlo dietro il Cristo Morto, chi a sei anni si ritrova già in fila con la divisa della processione perché è quello che si fa, in casa sua, da generazioni.

Se ti stai chiedendo cosa renda speciale un rito che, in fondo, si ripete identico ogni anno, la risposta sta proprio qui: nella continuità quasi ininterrotta da un tempo che precede di gran lunga la nascita dell’Italia unita, e in una famiglia teatina che ha fatto del Miserere una questione di sangue, non solo di fede.

Le origini risalgono a un episodio medievale legato alla ricostruzione della cattedrale di Chieti, e dietro il canto del prossimo Venerdì Santo ci sarà, ancora una volta, la stessa famiglia che lo tramanda da quattro generazioni: la loro storia conviene essere raccontata per intero.

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Dall’842 d.C. a oggi, una processione (quasi) mai interrotta

La storia comincia con una distruzione. Nell’801 il re Pipino rase al suolo la prima cattedrale di Chieti, e ci vollero decenni per rimetterla in piedi. Quando la ricostruzione si concluse, nell’842 d.C., nacque insieme a quella pietra ricomposta anche la processione del Venerdì Santo: un modo per celebrare la rinascita della città attraverso un rito che da allora si ripete ogni anno.

Da quel momento in poi, per oltre undici secoli, la processione teatina non si è quasi mai fermata. Nemmeno la guerra è riuscita a interromperla del tutto: nel 1944, con l’Italia spaccata in due dal fronte e un divieto ufficiale in vigore, i teatini uscirono comunque per le strade, sia pure in versione ridotta. Immagina la scena: bombe, coprifuoco, eppure quel canto doveva risuonare lo stesso.

L’unica vera interruzione è arrivata solo nel 2020, con il Covid. Per la prima volta da quando esiste, la processione del Cristo Morto non poté attraversare le vie del centro storico. Ma il Miserere non si è fermato: l’Arciconfraternita del Sacro Monte dei Morti, che organizza il rito da sempre, lanciò l’idea di farlo risuonare dai balconi di tutta la città, a mezzogiorno e dopo la benedizione serale. Il coro, allora diretto da Loris Medoro (alla guida dal 2004), contava 200 cantori e 120 strumenti: numeri che da soli spiegano perché il canto di Chieti non è mai stato una faccenda di pochi appassionati, ma un coinvolgimento collettivo che attraversa la città.

Le statue lignee che sfilano nel corteo, il gallo, l’angelo, la scala, le tenaglie, le lance, la croce appena sbozzata, risalgono al 1855: sono più giovani della processione stessa, segno che il rito si è rinnovato nei secoli senza mai smettere di esistere.

Quattro generazioni sotto lo stesso Cristo Morto

Se il canto è sopravvissuto ai secoli, lo si deve anche a famiglie come i Caratelli, teatini doc che hanno trasformato il Miserere in un’eredità di casa. Tutto comincia negli anni Settanta con Mario Caratelli, che debutta come cantore nella processione. Da lì in poi, quella passione non si è più fermata.

Il figlio Nicola, oggi noto fotografo, ha iniziato a studiare violino a sette anni con il maestro Francesco Maviglia, e nel 2026 ha tagliato un traguardo che ha del clamoroso, se ci pensi bene: la sua 62esima partecipazione consecutiva alla processione, senza saltarne mai una. Sessantadue Venerdì Santo di fila, con lo stesso violino, nella stessa città.

La staffetta prosegue con Giacomo, nipote di Mario, che nel 1999 ha iniziato lo studio del flauto traverso con il maestro Sandro Coppola nella sezione a indirizzo musicale della scuola media Chiarini di Chieti. E la storia, nel 2026, si allunga ancora: entra in scena Filippo, pronipote di Mario, appena sei anni, seguito nello studio dal maestro Silvia Di Virgilio.

Filippo, con la sua divisa piccola addosso, prende parte alla processione seguendo le orme del bisnonno che, mezzo secolo prima, aveva aperto la strada: come sarà, dal vivo, vedere quattro generazioni della stessa famiglia camminare dietro lo stesso Cristo Morto?

Come vivere il Venerdì Santo a Chieti

Se questa storia ti ha messo addosso la voglia di esserci, sappi che il Venerdì Santo teatino si vive in due momenti distinti, e conviene conoscerli entrambi prima di organizzare il viaggio. Il primo appuntamento è a mezzogiorno in punto: sempre il giorno di Venerdì Santo, alle ore 12, il coro e i musicisti si radunano per le prove generali dentro la cattedrale di San Giustino. Non è un dettaglio da poco.

Chi ci è passato racconta un’emozione diversa da quella della sera, più raccolta: le note del Miserere rimbalzano tra le navate della cattedrale, senza la folla e i ceri del corteo serale, ed è il momento in cui puoi ascoltare da vicino il lavoro di un coro che negli anni ha contato anche 200 cantori e 120 strumenti insieme. Se arrivi a Chieti nel primo pomeriggio, questa è la tappa da non perdere prima ancora della processione vera e propria.

Il secondo momento arriva col buio. La processione parte all’imbrunire e attraversa le vie del centro storico partendo dall’area della cattedrale, tra i ceri portati dai fedeli e gli incappucciati delle confraternite. È lì che il Miserere di Selecchy torna a risuonare nelle strade, esattamente come accade da secoli.

Un consiglio pratico, utile per la prossima Pasqua: gli orari precisi di partenza del corteo serale e il percorso completo vengono resi noti ogni anno dall’Arciconfraternita del Sacro Monte dei Morti insieme all’Arcidiocesi di Chieti-Vasto, che pubblicano il programma della Settimana Santa con largo anticipo. Conviene controllarlo qualche settimana prima, perché a Chieti in quei giorni arrivano visitatori anche da fuori regione e i punti migliori lungo Corso Marrucino e nei pressi di piazza San Giustino si riempiono presto.

Per orientarti sulla data, tieni presente che il Venerdì Santo cambia ogni anno seguendo il calendario liturgico: nel 2026 cadeva il 3 aprile, ma la data va sempre ricontrollata sul calendario dell’anno in cui vuoi andarci. Chi arriva a Chieti apposta per questo canto, di solito, torna anche l’anno dopo.

Fonti

  • I segreti del Miserere di Chieti – RaiNews (RaiNews)
  • VIDEO I Venerdì Santo è arrivato, tanta emozione per le prove generali del Miserere nella cattedrale di San Giustino – ChietiToday (ChietiToday)
  • Il Coronavirus ferma la Processione di Chieti non il Miserere di Selecchy – Abruzzonews (Abruzzonews)