Criptovalute, il loro utilizzo in Colombia è sempre più intenso

Se già in Venezuela e in Argentina l’utilizzo del denaro digitale ha raggiunto livelli notevoli, ora anche la Colombia sembra si stia convertendo in massa all’utilizzo delle criptovalute. Tanto da spingere le autorità locali a prendere in considerazione l’ipotesi di un intervento legislativo teso a definire i contorni in cui esse possono circolare. Anche al fine di tagliare la strada alla possibilità di truffe.
E’ stato Jehudi Castro, consulente per la trasformazione digitale della Presidenza della Colombia, ad  affermare che il governo non poteva ignorare la ripresa dell’uso delle criptovalute in Colombia, proprio in considerazione dei tanti raggiri ad esse collegati.

Criptovalute in Colombia: i numeri della crescita

Sono i semplici numeri a dimostrare quello che sta accadendo. Basta in effetti dare un’occhiata a quelli di Buda.com, un exchange di criptovaluta cileno, il quale in Colombia ha registrato volumi di affari pari ad oltre 31 milioni di dollari nel corso del 2020. Nel solo primo trimestre di quello nuovo, il dato  ha già raggiunto i 40 e potrebbe impennarsi ulteriormente. E’ stato Alejandro Beltrán, country manager colombiano di Buda.com. ad affermare che la crescita in atto è assolutamente incredibile.
A confermare quanto sta accadendo è  il Global Criptocurrency Adoption Index 2020 di Chainalysis,secondo il quale la Colombia sta emergendo come il secondo mercato in più rapida crescita della regione, secondo solo al confinante Venezuela. Mentre la piattaforma di criptovaluta peer-to-peer LocalBitcoins ha scoperto che la Colombia rappresenta il terzo mercato mondiale per volume di scambi.

I provvedimenti del governo

Il governo ha naturalmente dovuto fare buon viso a cattivo gioco. Oltre a rifinire la normativa sul settore della fintech, con il preciso includere le startup di criptovaluta, le autorità di regolamentazione hanno provveduto ad emettere linee guida sul denaro digitale e regolamenti anti-riciclaggio (Anti Money Laundering). Inoltre stanno portando avanti un progetto pilota teso a permettere alle principali banche commerciali locali di lavorare con importanti scambi internazionali di criptovalute in modo da testare determinati servizi. Al progetto, varato dall’SFC, parteciperanno 9 delle 14 aziende di servizi crittografici che hanno avanzato la propria candidatura.
Per quanto riguarda le banche, si stanno intensificando le collaborazioni con gli exchange operanti sul territorio colombiano. Bancolombia ne ha intrapresa una con Gemini, mentre la banca Davivienda sta collaborando con Binance.

Perché il boom delle criptovalute, in Colombia?

La Colombia si trova in un momento molto particolare. La ventilata riforma fiscale del governo, la quale porterebbe l’IVA sui prodotti alimentari al 19% e aumenterebbe le accise sulla benzina, ha infatti scatenato le proteste di piazza dei ceti popolari, i più colpiti dalla nuova tassazione. Motivate dal fatto che la sua entrata in vigore comporterebbe aumenti generalizzati dei costi dei servizi, luce, gas, acqua.
La riforma, peraltro, non va minimamente a toccare le tasche dei ceti abbienti e il settore finanziario. Il tutto mentre la privatizzazione della sanità fa sentire i suoi tragici effetti, con il Covid che semina i suoi effetti in maniera devastante. Negli ultimi giorni si viaggia ad una media di 500 morti e quasi 20mila contagi.
Di fronte ad una situazione di questo genere e con una moneta che perde rapidamente il potere d’acquisto, anche in Colombia, come in Venezuela, sono sempre di più coloro i quali appena entrati in possesso di stipendi e pensioni provvedono a scambiarli in asset digitali. Che, per quanto volatili, comportano rischi minori rispetto alla valuta fiat.

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