Criptovalute, Christine Lagarde apre di nuovo le ostilità

Dopo un periodo di tregua, sembra proprio che il mondo politico e della finanza tradizionale abbia deciso di riaprire le ostilità contro le criptovalute. A testimoniarlo è nelle ultime ore il duro attacco di Christine Lagarde, con il Governatore della Banca Centrale Europea (BCE) che non ha esitato ad indicare negli asset digitali uno strumento utile esclusivamente per coloro i quali sono intenzionati a ripulire capitali sporchi.
Una tesi non nuova, che ricalca ad esempio le parole di Davide Serra, il fondatore di Algebris, ma che sono destinate a fare una certa impressione considerato come ormai da tempo il denaro virtuale sia cresciuto di reputazione rispetto agli inizi.

Cosa ha detto Christine Lagarde?

Secondo Chistine Lagarde le criptovalute servono esclusivamente al riciclaggio di denaro sporco. Proprio per questo motivo devono essere oggetto di preciso regolamento. Inoltre chi investe su di esse deve fare attenzione in quanto rischia di perdere tutto il denaro investito.
Sembrava difficile riuscire a collezionare una serie di banalità come quelle snocciolate in rapida sequenza da Christine Lagarde. La quale è però riuscita in una impresa che rischia di riaprire le ostilità del mondo istituzionale nei confronti dell’innovazione finanziaria.
Il discorso è stato tenuto presso l’Istituto Finanziario Europeo e ha in pratica ripreso argomenti che sembravano appartenere ad un’altra era. Se, infatti, il denaro virtuale può essere uno strumento di riciclaggio, da più parti è stato fatto notare nel corso degli ultimi anni come la maggior parte dei tentativi in tal senso sia portata avanti tramite impiego di denaro tradizionale. E se è vero che le criptovalute sono molto volatili, lo stesso discorso vale per molti asset giornalmente negoziati presso le tante borse mondiali.

Le parole di Lagarde preludono ad una ripresa delle ostilità?

Le dichiarazioni di Christine Lagarde non suonano eccessivamente sorprendenti, alla luce del suo atteggiamento di vecchia data nei confronti delle criptovalute. Sono però la spia di un malumore sempre più vistoso del mondo politico e finanziario nei confronti di un fenomeno che molti stentano a capire.
Basterebbe in effetti ricordare i toni molto aspri adottati da Janet Yellen nel corso dell’audizione parlamentare in cui doveva essere ratificata la sua nomina a Segretario del Tesoro per la nuova amministrazione Biden. O l’ostilità dimostrata da alcuni settori di Capitol Hill di fronte a Diem, la nuova criptovaluta di Facebook. A dimostrazione di come le ostilità verso gli asset digitali non siano una esclusiva del passato.

Cosa potrebbe accadere, ora?

Le dichiarazioni di Christine Lagarde hanno naturalmente riacceso i timori relativi ad una possibile stretta da parte dei governi sulle criptovalute. Timori abbastanza fondati, alla luce dei recenti fatti della Turchia, ove dall’inizio di maggio Bitcoin e Altcoin sono praticamente al bando.
Se in alcune parti del globo gli asset digitali sono stati individuati come un possibile strumento in grado di risolvere i problemi relativi all’iperinflazione o ai blocchi economici imposti dagli Stati Uniti, in particolare in Africa e parte dell’America Latina, in altre le politiche dei governi stanno progressivamente irrigidendosi. La motivazione addotta è molto spesso quella relativa alla necessità di regolamentare il settore, per evitare abusi. Molte personalità di rilievo dello spazio crypto, però, pensano che invece l’obiettivo sia proprio la repressione di uno strumento in grado di eliminare un vero e proprio monopolio, quello esercitato dalle banche. Una tesi che in effetti suona tutt’altro che peregrina.

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