Costa dei Trabocchi, 60 studenti di 10 atenei ridisegnano i 42 km della Via Verde: ecco cosa cambia nelle ex stazioni
Se in questi giorni pedali sulla Via Verde e incroci gruppetti di ragazzi con taccuini e metri laser al posto delle borracce, non è un evento sportivo: è un laboratorio universitario internazionale che sta studiando come cambierà la pista che conosci a memoria. Dal 7 al 13 settembre 2026 la Costa dei Trabocchi ospita LANDCOAST_LAB, un workshop che porta sul territorio abruzzese 60 persone tra docenti, tutor e studenti arrivati da dieci atenei diversi.
A organizzare tutto è il Dipartimento di Architettura dell’Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara, che ha costruito il progetto dentro un programma Erasmus+ Blended Intensive Programme (BIP), format europeo pensato per workshop brevi e ad alta intensità che uniscono una fase online e una in presenza. Il titolo scelto è Preserving to Innovate, e non è uno slogan a caso: riassume esattamente il compito che aspetta i partecipanti, capire come si conserva un patrimonio paesaggistico mentre lo si aggiorna alle esigenze di oggi.
La parte online del corso si è già svolta tra giugno e luglio 2026. Ora tocca alla fase più concreta, quella in presenza sulla Costa dei Trabocchi, dove gli studenti lavoreranno direttamente sul campo con sopralluoghi, rilievi e workshop di progettazione. Il corso vale 3 CFU (ECTS) e si tiene interamente in inglese, segno che l’obiettivo non è solo abruzzese: si punta a creare un metodo replicabile su altri paesaggi costieri europei.
Un laboratorio internazionale sulla pista che già pedali
Il coordinamento scientifico del workshop è affidato ad Antonio Alberto Clemente e Daniela Ladiana, mentre il tutoraggio è seguito da Beatrice Cancellaro, Chiara D’Aggianti e Chiara Iacovetti. Sono loro a guidare i gruppi di lavoro nei sette giorni sul territorio, tra sopralluoghi lungo il tracciato e sessioni di confronto con il contesto locale.
Leggi anche: Costa dei Trabocchi, puoi pedalare la Via Verde senza folla e cenare su un trabocco vero: come organizzare il weekend
Da Siviglia a Marrakech, chi partecipa
La lista degli atenei coinvolti dà la misura di quanto sia largo il respiro dell’iniziativa. Oltre alla d’Annunzio ci sono l’Università di Siviglia, quella di Porto, l’Università di Málaga, la Politecnica de València, la Politecnica de Catalunya, la Portucalense, l’ENSA di Grenoble, l’ENA di Marrakech e la Universidad Central del Este della Repubblica Dominicana. Un mix che mette insieme scuole di architettura del Mediterraneo, dell’Atlantico e dei Caraibi, tutte chiamate a confrontarsi sullo stesso tratto di costa abruzzese.
Questi numeri diventano interessanti solo se sai cosa vogliono cambiare sui 42 km che magari hai già pedalato più di una volta.
I 42 km da Ortona a Vasto che gli studenti devono reinventare
Il tracciato su cui lavorano i gruppi arrivati da dieci atenei è quello che unisce Ortona a Vasto, 42 chilometri nati sostituendo i binari della vecchia ferrovia adriatica con un percorso asfaltato che oggi pedoni e ciclisti percorrono senza incrociare mai un’auto. Lungo il tragitto si contano sei ex stazioni, oggi ferme in attesa di una funzione nuova, e un alternarsi di paesaggi che nella stessa giornata di pedalata ti fa passare da una falesia a picco sul mare a una spiaggia larga, da una galleria scavata nella roccia a una riserva naturale protetta.
È proprio questa varietà a rendere il tracciato un caso di studio complicato per chi deve progettarne il futuro. Non è una pista uniforme su cui applicare una soluzione unica: ogni tratto ha un suolo diverso, un’esposizione diversa al vento e alle mareggiate, una distanza diversa dal livello del mare. Gli studenti del workshop devono leggere questa disomogeneità come un dato di progetto, non come un ostacolo da ignorare.
Le cinque sfide, dalle stazioni dismesse ai trabocchi come modello
Il programma del workshop ha messo sul tavolo cinque sfide progettuali precise, e ognuna racconta un pezzo diverso di quello che potrebbe cambiare sulla Via Verde nei prossimi anni. La prima riguarda la gestione delle acque meteoriche, un tema che sulla costa abruzzese si traduce spesso in erosione: dove la pioggia si accumula e scorre senza controllo, il tracciato rischia crepe e cedimenti che poi si vedono sotto le ruote della bici. La seconda sfida è la tutela dell’ecosistema lineare, cioè la fascia di vegetazione e fauna che accompagna tutto il percorso e che va protetta come un corridoio unico, non come una somma di tratti isolati.
La terza sfida è quella con più impatto diretto per chi pedala: la rifunzionalizzazione delle ex stazioni. Le sei strutture ferme lungo il tracciato diventano il banco di prova per capire come trasformarle in punti tappa, presidi per l’accoglienza o spazi di comunità, invece di lasciarle come semplici edifici dismessi.
Le altre due sfide guardano più lontano. La lettura della diversità paesaggistica chiede ai gruppi di progettare tenendo conto delle differenze tra falesia e spiaggia, tra galleria e riserva, senza appiattire tutto su un solo linguaggio architettonico. E poi c’è la reversibilità tecnologica, ispirata direttamente ai trabocchi: le antiche macchine da pesca su palafitta che punteggiano questa costa sono un modello di struttura leggera, removibile, capace di adattarsi al mare senza aggredirlo in modo permanente. È lo stesso principio che gli studenti devono provare ad applicare a interventi moderni sulle ex stazioni e sulle infrastrutture del percorso.
Se il modello dei trabocchi ispira le nuove strutture, le stazioni dismesse potrebbero diventare i prossimi punti tappa per chi pedala.
Cosa può nascere da qui, la scommessa dei fondi europei
L’obiettivo dichiarato dagli organizzatori del workshop non si esaurisce nella settimana di lavoro sul campo. LANDCOAST_LAB nasce anche per consolidare un partenariato stabile tra i dieci atenei coinvolti, in vista di future candidature a finanziamenti europei destinati proprio a interventi come quelli discussi durante le sessioni progettuali: gestione delle acque meteoriche, tutela dell’ecosistema lineare, rifunzionalizzazione delle stazioni dismesse.
È qui che il workshop smette di essere un semplice esercizio accademico e diventa qualcosa di più concreto per chi la Via Verde la pedala ogni fine settimana. Un partenariato universitario internazionale strutturato, con un metodo di lavoro già testato su un caso reale, è esattamente il tipo di credenziale che serve per competere sui bandi europei dedicati alla rigenerazione di infrastrutture costiere dismesse. Se le idee elaborate in questi sette giorni troveranno una traduzione in progetti finanziabili, i tempi non saranno immediati: bandi, valutazioni e cantieri richiedono anni, non mesi.
Ma il punto di partenza, quello sì, si sta scrivendo proprio ora, tra i rilievi sulle ex stazioni e i confronti tra studenti di Siviglia, Porto e Marrakech chiamati a leggere lo stesso paesaggio con occhi diversi.
Fonti
- La Via Verde della Costa dei Trabocchi al centro di un workshop universitario internazionale – piazzarossetti.it (piazzarossetti.it)
- Dieci università progettano il futuro della Via Verde: la Costa dei Trabocchi diventa un laboratorio a cielo aperto (il Centro)
- Abruzzo: un laboratorio internazionale per la Via Verde (rete8.it)