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Campovalano, la necropoli picena di Campli: tombe, carri e corredi a due passi da Teramo

Ogni volta che nelle Marche riaffiora una tomba principesca picena, la notizia gira per giorni. Quasi nessuno ricorda che la stessa civiltà, negli stessi secoli, seppelliva i suoi capi a venti minuti da Teramo, in una delle necropoli più grandi d’Italia.

Chi erano i Piceni

Popolo italico dell’età del Ferro, stanziato lungo l’Adriatico centrale fra il IX e il III secolo avanti Cristo, fino alla conquista romana. Guerrieri, allevatori, commercianti: i loro corredi funerari raccontano scambi con la Grecia, con l’Etruria e con il mondo transalpino, e una società fortemente gerarchica.

L’immagine più famosa che ci hanno lasciato è proprio abruzzese: il Guerriero di Capestrano, oggi al museo archeologico di Chieti, è la statua-simbolo di quel mondo.

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Che cosa c’è a Campovalano

La necropoli si estende nella piana sotto Campli, in provincia di Teramo, e gli scavi hanno portato alla luce centinaia e centinaia di sepolture, con una continuità d’uso di secoli. Fra i ritrovamenti che hanno reso il sito importante per gli studiosi ci sono tombe a tumulo, sepolture con carri e corredi ricchissimi: armi, ornamenti in bronzo e ambra, vasellame, oggetti che dichiaravano il rango di chi veniva sepolto.

Sono proprio i corredi a raccontare la struttura della società: le tombe maschili con le armi, quelle femminili con i gioielli e gli strumenti della filatura, e le differenze evidenti fra le sepolture più ricche e quelle comuni.

Accanto all’area sorge la chiesa di San Pietro, costruita sull’antica necropoli: uno di quei sovrapposti che in Italia si trovano di continuo e che raccontano da soli tremila anni di storia.

Dove si vedono i corredi

I materiali degli scavi sono conservati ed esposti al Museo Archeologico Nazionale di Campli, ospitato nell’ex convento di San Francesco, nel centro del paese. È lì che l’area di scavo diventa comprensibile: senza i corredi, i tumuli in mezzo al prato dicono poco a chi non è archeologo.

La visita ha senso in quest’ordine: prima il museo, poi la piana. Al contrario si torna a casa avendo visto un campo.

Campli, che merita da sola

Il borgo sopra la necropoli è uno dei centri storici meglio conservati del Teramano, con la Scala Santa — che si sale in ginocchio, ed è una delle poche in Italia autorizzate — la casa del Medico, il palazzo Farnese e un impianto urbanistico rimasto quasi intatto. In mezza giornata si fanno museo, borgo e area archeologica senza correre.

Campli è anche il paese della porchetta italica, che ha una sagra dedicata ed è uno dei prodotti più identificabili del Teramano.

Come arrivare e quando andare

  • Da Pescara: poco più di un’ora, autostrada fino a Teramo e poi strade provinciali verso i Monti Gemelli.
  • Quando: primavera e autunno. In estate la piana è esposta e non c’è ombra; d’inverno la luce bassa sui Monti della Laga vale il freddo.
  • Orari: quelli dei musei statali cambiano con la stagione, meglio verificarli prima di partire.
  • Scarpe chiuse per l’area archeologica, che è un prato con dislivelli.

Perché questa storia non è mai diventata famosa

Perché in Italia funziona così: il ritrovamento singolo e spettacolare fa notizia, il sito che restituisce materiali per decenni no. Campovalano è stato scavato a lungo, ha riempito le vetrine di un museo e ha cambiato quello che sappiamo dei Piceni, ma non ha mai avuto il suo giorno sui telegiornali.

È anche il motivo per cui ci si va senza fila. Se ti piacciono i posti dove la storia sta ferma e non c’è nessuno a fotografarla, ne trovi altri fra i borghi abruzzesi e nei paesi più piccoli della regione.

Che cosa si trova in una tomba picena

I corredi funerari sono la fonte principale di quello che sappiamo, e seguono uno schema riconoscibile:

  • Nelle tombe maschili: armi — lance, spade corte, asce — e talvolta elementi di difesa. La quantità e la qualità segnalano il rango.
  • Nelle tombe femminili: ornamenti in bronzo e ambra, fibule, collane, elementi di cintura, oggetti legati alla filatura.
  • In entrambe: vasellame per il cibo e per il vino, che indica il rito del banchetto funebre.

L’ambra è l’elemento che dice di più: non è locale, arriva dal Baltico attraverso rotte commerciali lunghissime. Trovarla in una necropoli dell’entroterra teramano significa che quelle comunità erano dentro una rete di scambi europea, e non ai margini di niente.

Come si scava una necropoli, e perché ci vuole tanto

Un’area sepolcrale non si scava tutta in una volta. Si procede per settori, si documenta ogni strato, si rilevano le posizioni degli oggetti prima di rimuoverli, perché il rapporto spaziale fra un oggetto e l’altro è a sua volta un dato. Il lavoro di laboratorio che segue — restauro, analisi, studio — dura molto più dello scavo.

È il motivo per cui una necropoli indagata da decenni può avere ancora settori intatti, e perché quello che si vede in un museo è sempre una parte del totale. Le indagini a Campovalano si sono succedute per generazioni di archeologi, e hanno restituito un numero di sepolture che ne fa una delle aree più importanti dell’Italia centrale adriatica.

Che cosa è rimasto dei Piceni nella regione

La cultura picena non finisce con la conquista romana: si assorbe. Restano tracce nella toponomastica, nei culti locali poi cristianizzati, e soprattutto nella distribuzione degli insediamenti, perché i Romani hanno usato in gran parte la rete di villaggi già esistente.

Il reperto più celebre di questo mondo, il Guerriero di Capestrano, viene da un contesto vicino per cultura e per epoca ed è oggi il simbolo archeologico dell’intera regione: dove si trova e che cosa si vede accanto lo abbiamo raccontato nella guida ai musei d’Abruzzo. Per il periodo successivo, quello delle città romane dell’interno, il percorso continua fra Alba Fucens e Amiternum.

Una giornata a Campli, oltre allo scavo

Il borgo merita da solo il viaggio: la piazza con il palazzo civico, la chiesa madre, la struttura urbana medievale rimasta leggibile. Nei dintorni la campagna teramana offre una viabilità minore piacevole da percorrere, e il Gran Sasso resta sullo sfondo per tutto il tempo.

Da Pescara si arriva in poco più di un’ora. Chi vuole allungare, la stessa giornata può comprendere uno dei borghi certificati della zona: la mappa dei borghi più belli d’Abruzzo aiuta a costruire l’itinerario.

Come si visita, in pratica

L’area archeologica e il museo hanno orari che cambiano con la stagione e che conviene verificare prima di partire, soprattutto fuori dai mesi estivi. La visita a piedi richiede scarpe chiuse e, in estate, acqua e cappello: l’ombra è poca.

Il modo migliore per capire quello che si vede è affidarsi a una visita guidata, quando è disponibile, oppure leggere prima le due o tre informazioni essenziali sul contesto: chi erano i Piceni, in che secoli si colloca la necropoli, che cosa significa la presenza dell’ambra. Senza quel minimo, un’area sepolcrale rischia di ridursi a un campo con delle buche; con quello, diventa la mappa di una società intera.

Domande frequenti

Dove si trova Campovalano?

Nella piana sotto Campli, in provincia di Teramo, a poco più di un’ora d’auto da Pescara.

Si può visitare l’area archeologica?

Sì, l’area è visitabile; il contesto si capisce molto meglio dopo essere passati dal museo archeologico di Campli, dove sono esposti i corredi.

Chi erano i Piceni?

Un popolo italico dell’età del Ferro stanziato lungo l’Adriatico centrale, noto per i corredi funerari ricchi e per la statua del Guerriero di Capestrano.

Quanto dura la visita?

Museo e area archeologica insieme richiedono circa due ore; aggiungendo il centro storico di Campli si arriva a mezza giornata.

È adatta ai bambini?

Sì: armi, carri e ornamenti dei corredi sono fra le cose che funzionano meglio con i più piccoli in un museo archeologico.

Che cos’è la Scala Santa di Campli?

Una scala devozionale che si sale in ginocchio, legata a un’indulgenza concessa nel Settecento: è una delle poche autorizzate in Italia.