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Parco della Maiella, puoi camminare 169 km tra trincee e diari di guerra segreti: ecco dove parte il cammino

Sopra Civitella Messer Raimondo, nei boschi dove la Maiella scende verso la Valle Aventino, la vegetazione ha coperto per ottant’anni le trincee scavate durante la Seconda Guerra Mondiale. Gli anziani del posto le chiamavano “quelle cose” senza troppi giri di parole, sapevano che erano lì ma nessuno le aveva più cercate. Oggi quelle stesse trincee sono diventate tappe di un cammino: si chiama Cammino della Linea Gustav e, quando sarà completato, misurerà circa 169 chilometri, dai boschi della Maiella fino alla costa abruzzese.

Il cammino nato dalle trincee della Maiella

Non è un sentiero qualunque tracciato a tavolino. Il progetto nasce dal recupero fisico dei camminamenti scavati lungo quella che gli storici chiamano Linea Gustav, la linea difensiva tedesca che tagliava l’Italia centrale da un mare all’altro durante il conflitto. Il primo tratto fu inaugurato nel 2020, un singolo sentiero escursionistico nato dal lavoro di mappatura di Adele Garzarella, geologa del Parco della Maiella. Da lì l’idea è cresciuta fino a diventare un percorso continuo che unisce la montagna, le colline interne e il litorale.

Se ti stai chiedendo dove si parte, la risposta è proprio da quei boschi sopra Civitella Messer Raimondo, nel cuore della Valle Aventino: da lì il tracciato scende attraversando i paesi e le campagne della provincia di Chieti fino ad arrivare al mare. Camminarlo per intero significa attraversare l'Abruzzo da parte a parte, con la Maiella alle spalle e l’Adriatico come punto d’arrivo.

Ma dietro i chilometri c’è una storia più fitta di quella che racconta una mappa: il percorso attraversa montagna, colline e costa in un’unica traversata dell’Abruzzo, e ogni tappa porta con sé un pezzo di memoria che conviene conoscere prima di allacciare gli scarponi.

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Come è nato, da Civitella Messer Raimondo al progetto completo

Prima di essere una geologa che mappa trincee, Adele Garzarella è una cittadina della Valle Aventino, cresciuta con quei boschi sopra casa. Per anni li aveva studiati solo dal punto di vista naturalistico, rocce e sentieri, senza pensare che sotto la vegetazione si nascondesse altro. Poi, più di dieci anni fa, qualcosa ha cambiato la prospettiva: l’incontro con alcuni allievi ufficiali del Parachute Regiment britannico, arrivati sulla Maiella per uno studio sull’ambiente montano della Seconda Guerra Mondiale.

Quella visita le ha fatto scoprire una lettura del territorio che non conosceva. Da lì ha iniziato a raccogliere racconti degli anziani, memorie tramandate a voce, indicazioni imprecise ma insistenti su cosa ci fosse nei boschi. Il lavoro di mappatura, trincea dopo trincea, ha richiesto anni: il primo sentiero è stato inaugurato nel 2020, ma quello era solo l’inizio.

Da quella prima esperienza, racconta Garzarella, è nata la consapevolezza che il progetto potesse crescere. Il confronto con il presidente del Parco della Maiella e con storici e ricercatori arrivati da fuori ha trasformato un sentiero locale nell’idea di un cammino che attraversasse l’intera regione, fino ai 169 chilometri di oggi. Se ti stai chiedendo perché ci sia voluto così tanto tempo, la risposta sta proprio qui: non si trattava di tracciare un percorso su una mappa, ma di ricostruire pezzo per pezzo una memoria che rischiava di sparire con l’ultima generazione che l’aveva vissuta.

La Brigata Maiella e il diario inedito del partigiano

Tra le tappe che il cammino porterà a conoscere, una ha un peso particolare: quella legata alla Brigata Maiella, la formazione partigiana nata proprio nella Valle Aventino tra il 1943 e il 1944. Non fu un gruppo isolato di resistenti locali: la Brigata combatté al fianco dell’Ottava Armata britannica lungo tutta la risalita della penisola, fino a Bologna. È l’unica formazione partigiana italiana ad aver ricevuto una decorazione al valor militare, un riconoscimento che dice molto sul peso che quella storia ha avuto nel percorso della Liberazione.

A rendere ancora più concreta questa parte di racconto è un ritrovamento che pochi si aspettavano: un diario inedito, scritto da un partigiano della zona, con l’arrivo degli inglesi in Valle Aventino e il modo in cui si erano costruiti i rapporti con la popolazione locale, giorno dopo giorno, tra diffidenza e collaborazione. Non è materiale da museo chiuso in un cassetto: è il tipo di fonte che dà voce alle tappe del cammino, trasformando un tratto di sentiero nel punto esatto dove qualcuno ha vissuto quelle giornate.

Capisci allora perché il progetto non si fermi alla segnaletica o al tracciato GPS. Ogni tappa del cammino custodisce una storia da raccontare, e sono proprio queste storie a spingerti verso il pezzo di percorso che, dai boschi della Maiella, scende fino a toccare il mare.

Dai boschi al mare, cosa si incontra lungo la via

Il progetto non si ferma alla sola narrazione storica: cambia paesaggio a ogni tappa, ed è proprio questo cambio continuo a renderlo diverso da un sentiero escursionistico qualsiasi. Si parte dai boschi fitti sopra Civitella Messer Raimondo, dove i castagni e i faggi coprono ancora oggi tratti di camminamento scavati ottant’anni fa, e si scende gradualmente verso un paesaggio più aperto.

Superata la fascia montana della Maiella, il tracciato attraversa le colline della Valle Aventino, dove i boschi lasciano spazio a vigneti e oliveti che seguono il declivio del terreno. È il paesaggio agricolo tipico della provincia di Chieti, fatto di piccoli borghi arroccati e terrazzamenti che raccontano un’economia rurale rimasta quasi invariata nel tempo. Camminando, ti trovi a passare da un bosco silenzioso a un filare di vigne in pochi chilometri, ed è un contrasto che da solo giustifica la traversata.

Verso le tappe finali il paesaggio cambia ancora: le colline si abbassano, l’aria si fa più salmastra, e all’orizzonte compare la costa adriatica. Chi percorre l’intero cammino arriva così a chiudere il cerchio tra la montagna dove tutto è cominciato e il mare che segna il punto di arrivo del tracciato completo.

Quello che rende il progetto solido, oltre al paesaggio, è il metodo con cui è stato costruito: amministrazioni comunali, cooperative locali e abitanti dei paesi attraversati hanno contribuito insieme alla definizione delle tappe, tratto dopo tratto. Non è un percorso pensato a tavolino da un ente esterno e poi calato sul territorio, ma il risultato di anni di lavoro condiviso con chi in quei paesi ci vive tutto l’anno.

È questo, in fondo, il motivo per cui il Cammino della Linea Gustav interessa oggi chi cerca in Abruzzo qualcosa di diverso dal solito sentiero fotografato mille volte. Non promette solo panorami, promette di camminare dentro una storia che fino a pochi anni fa rischiava di restare sepolta sotto la vegetazione, esattamente come le trincee da cui tutto è partito.

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