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Borghi in provincia di Chieti, a Buonanotte puoi camminare tra case abbandonate a 810 metri: come arrivarci da Pescara

Il borgo sul crinale, da Pescara in auto

Se hai già fatto i borghi abruzzesi da cartolina, questo è il livello dopo: case di pietra senza tetto, viuzze lastricate invase dall’erba e nessuno intorno. Si chiama Buonanotte, ma per secoli il suo nome è stato un altro. Sta nel territorio di Montebello sul Sangro, in provincia di Chieti, in Val di Sangro.

Il nucleo antico, detto anche Buonanotte vecchio o Malanotte, occupa il crinale del Monte Vecchio a circa 810 metri sul livello del mare. Il paese vivo è un altro: è il Montebello sul Sangro “nuovo”, abitato e curato dai suoi residenti. Quello che vai a vedere tu è il pezzo lasciato indietro, il borgo abbandonato.

La descrizione del percorso arriva da una guida di Viaggiando Italia, pubblicata l’11 maggio 2026. Da Pescara, in auto, la strada è questa:

  • imbocchi la SS652, la strada della Val di Sangro;
  • esci nei pressi di Villa Santa Maria;
  • prosegui in direzione Montebello sul Sangro;
  • l’ultimo tratto è una strada secondaria o sterrata, che porta a una piccola spianata dove lasciare la macchina.

Quell’ultimo pezzo è quello da prendere con più calma. La stessa fonte rimanda a un controllo sul posto, quindi non aspettarti asfalto fino al cancello e metti in conto che la strada possa essere cambiata. Per i tempi non c’è un dato certo: apri il navigatore la mattina stessa e parti con margine, soprattutto se vuoi arrivare con la luce buona.

Dalla spianata si entra a piedi. Dal borgo, secondo la guida, parte anche un facile trekking nel bosco: ne parliamo più avanti, con i dettagli su quota e panorami.

Prima di partire, però, c’è una storia sul nome che cambia il modo di guardare le rovine.

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Da Malanotte a Buonanotte, tra storia e leggenda

Partiamo da ciò che si può affermare con una certa sicurezza. Secondo la guida di Viaggiando Italia, il nucleo antico risale al XII secolo e portava il nome di Malanotte, dal feudatario Odorisio di Malanotte. Il dato arriva da una sola fonte, quindi tienilo come una traccia e non come una data da incidere su una targa. Il passaggio da Malanotte a Buonanotte, invece, è un affare di racconti più che di documenti.

La versione che gira è questa: la “mala notte” sarebbe stata quella vissuta dagli abitanti, la “buonanotte” quella ricordata dai vincitori. Dietro c’è una storia cupa, secondo cui le donne del paese sarebbero state concesse ai conquistatori per una notte. Sembra la tipica leggenda nata per spiegare un nome strano, e la stessa fonte la definisce non verificabile storicamente. Quando ci passi, quindi, raccontala pure a chi viene con te, ma sapendo che è una storia e non una cronaca.

I fatti più solidi sono altri, e sono molto più recenti. Dagli anni ’50 agli anni ’70 il borgo fu lasciato un po’ alla volta per colpa di frane e smottamenti sul versante del Monte Vecchio, che resero le case inagibili e pericolose. Nessun assedio, nessuna maledizione: il terreno che si muoveva sotto le fondamenta, e la gente che a un certo punto ha scelto un posto più stabile. Quel posto è il Montebello sul Sangro che vedi oggi, ancora abitato.

Questo cambia il modo di camminare tra i ruderi. Muri storti, soglie che non combaciano, pietre fuori asse non sono solo scenografia: sono il segno di un versante che continua a lavorare. Te lo chiedi, ed è la domanda giusta: perché un borgo così bello non è stato recuperato? La fonte non lo spiega, e non ci sono dati per rispondere con precisione. Il motivo dell’abbandono, però, lascia intendere quanto sia delicato intervenire su un pendio che si è già mosso.

La radiolina accesa e le installazioni d’arte

Poi ci sono le suggestioni, quelle che sui social funzionano meglio delle date. La più curiosa riguarda una radiolina sempre accesa tra le case vuote, che a quanto si racconta suonerebbe ancora, come se qualcuno fosse appena uscito. Ho cercato di capire se qualcuno l’avesse mai documentata, ma la fonte la riporta come semplice voce e non ci sono conferme indipendenti. Considerala un’immagine potente, non una cosa che troverai di sicuro dietro un angolo.

Lo stesso vale per le installazioni d’arte contemporanea che, secondo la guida, sarebbero sparse tra le case e trasformerebbero il borgo in una specie di museo a cielo aperto. Anche qui manca un riscontro: non sappiamo chi le abbia realizzate, se siano ancora al loro posto, se si possano toccare o fotografare. Se ne trovi qualcuna, trattala con rispetto e non entrare dove i muri sembrano cedere per cercare l’inquadratura giusta.

Il consiglio pratico è andarci senza aspettative da set: se la radiolina non c’è e le opere non si vedono, restano comunque le viuzze lastricate, l’erba che si è ripresa le piazzette e il silenzio rotto dal vento. Resta da capire cosa fare una volta sul posto.

Dal borgo si può salire ancora, fino a un punto dove Maiella e lago si vedono insieme: ti serve sapere come arrivarci e cosa controllare prima di partire.

Il trekking fino a quota 1016 metri e i panorami

Una volta usciti dai ruderi, il Monte Vecchio ha ancora qualcosa da dirti. Sempre secondo la guida di Viaggiando Italia, dal borgo parte un facile sentiero nel bosco che sale fino a 1016 metri. Se il punto di partenza è il nucleo antico, a circa 810 metri, parliamo di poco più di 200 metri di dislivello: una salita da affrontare senza fretta, non una scalata.

La ricompensa è la vista. Da lassù, scrive la fonte, lo sguardo corre sulla Maiella, sui Monti Pizzi e sul lago di Bomba. Prova a immaginare il contrasto: dietro di te le case senza tetto, davanti un orizzonte aperto e ordinato, con la montagna madre d’Abruzzo da una parte e lo specchio d’acqua dall’altra. In questi primi giorni di ottobre, con i boschi che iniziano a cambiare colore, è il momento giusto per portarsi dietro la macchina fotografica.

Se non ti va di improvvisare, la guida non parla di visite organizzate: il primo numero da cercare è quello del Comune di Montebello sul Sangro, per sapere se esistono escursioni guidate e quando.

Cosa controllare prima di andare

Qui il discorso torna terra terra, perché i ruderi non sono un museo con le transenne. Lo abbiamo visto: il borgo è stato lasciato per le frane, e un versante che si è mosso può farlo ancora. Muri parziali, travi marce e soglie instabili sono la norma, quindi guarda dove metti le mani e non infilarti in stanze dall’aspetto incerto.

  • Scarpe da camminata, meglio se con suola scolpita: tra lastricato sconnesso, erba alta e ultimo tratto sterrato le scarpe da città non sono una buona idea.
  • Il meteo degli ultimi giorni: dopo giorni di pioggia rimanda la gita, perché è proprio l’acqua a mettere in movimento un pendio instabile.
  • Orari, costi e permessi: la fonte non ne parla. Una telefonata al Comune di Montebello sul Sangro prima di partire ti dice se l’accesso è libero, se ci sono divieti o se qualche zona è interdetta.
  • Acqua, qualcosa da mangiare e il telefono carico: sul crinale non puoi dare per scontato di trovare un bar o una buona copertura.

Il resto è questione di buon senso e di tempo. Parti la mattina, con margine sul ritorno, e tieni a mente che la strada per la spianata è l’ultimo tratto da fare con calma, non il primo da prendere alla leggera. Il borgo ti aspetta da settant’anni: può aspettare anche una giornata di sole.

Fonti