Cerchi «borgo più bello d’Italia» e trovi un nome solo. In Abruzzo la domanda ha una risposta diversa, e molto più lunga: qui i paesi che portano quella certificazione si contano a decine, dalla Marsica alla costa teramana. Il punto è che dietro la stessa frase ci sono due cose che non c’entrano niente l’una con l’altra.
Due classifiche diverse, e nessuna delle due è quella che pensi
La prima è un programma televisivo: Il Borgo dei Borghi, legato a Kilimangiaro su Rai 3, con un borgo candidato per ogni regione e un vincitore all’anno scelto dal voto del pubblico e da una giuria di esperti. L’edizione 2026 è andata a Cingoli, nelle Marche. Per l’Abruzzo era in gara Tagliacozzo, in provincia dell’Aquila.
La seconda è l’associazione I Borghi più belli d’Italia, e non elegge nessuno. È un club: un comune fa domanda, viene esaminato, e se ha i requisiti entra nell’elenco. Non c’è un primo e un secondo, ci sono centinaia di paesi certificati insieme, in tutta Italia. Chi scrive «il borgo più bello d’Italia è X» mescolando le due cose sta confondendo una gara con una patente.
Poi esiste un terzo marchio, che finisce spesso nello stesso calderone: la Bandiera Arancione del Touring Club Italiano, un riconoscimento di qualità turistica e ambientale riservato ai piccoli centri dell’entroterra, con criteri che guardano anche all’accoglienza e ai servizi. Altri parametri, altra commissione, altro elenco.
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I borghi abruzzesi con la certificazione
L’Abruzzo è una delle regioni più rappresentate nel club, e non per caso: quattro province di montagna, uno spopolamento che ha lasciato intatti i centri storici, pochi interventi edilizi recenti dentro le mura. Fra i nomi che ricorrono nell’elenco:
- Provincia dell’Aquila: Santo Stefano di Sessanio, Castel del Monte, Pacentro, Pescocostanzo, Scanno, Opi, Barrea, Villalago, Anversa degli Abruzzi, Navelli, Pettorano sul Gizio, Bugnara, Introdacqua, Tagliacozzo.
- Provincia di Chieti: Guardiagrele, Fara San Martino, Palena, Casoli, Crecchio, Rocca San Giovanni.
- Provincia di Pescara: Caramanico Terme, Abbateggio, Città Sant’Angelo.
- Provincia di Teramo: Civitella del Tronto, Pietracamela.
L’elenco si muove: ogni anno qualche comune entra, qualcuno esce se smette di rispettare i requisiti. Prima di partire conviene guardare la lista aggiornata sul sito dell’associazione, che è l’unica fonte che fa testo.
Come si entra nella lista
I criteri sono più severi di quanto sembri, e non premiano la cartolina. Contano l’integrità del tessuto urbanistico — niente palazzine piantate dentro il centro storico —, l’armonia architettonica, la vivibilità reale del paese, la qualità dei servizi e la cura del patrimonio pubblico. C’è anche un limite di dimensione: il borgo storico deve restare piccolo, e il comune non può essere una città.
È il motivo per cui in questo elenco non troverai mai Pescara, Chieti o Teramo, e ci trovi invece paesi da poche centinaia di abitanti dove d’inverno chiude anche il bar. E spiega anche perché la certificazione non è per sempre: se un comune lascia andare il centro storico, prima o poi esce.
Quattro borghi e il motivo per cui ci si va
Elencare venticinque nomi serve a poco. Ne prendiamo quattro, uno per provincia, con la ragione concreta per andarci.
- Santo Stefano di Sessanio (AQ), a 1.250 metri sotto il Gran Sasso. Pietra bianca, viuzze a gradoni, il recupero delle case come alberghi diffusi. È il posto dove si capisce cosa vuol dire un borgo tornato in vita dopo essere stato quasi abbandonato.
- Guardiagrele (CH), la «città di pietra» ai piedi della Majella, con la tradizione degli artigiani del ferro e del rame e una pasticceria — le sise delle monache — che da sola giustifica il viaggio. Nei dintorni si cena anche dentro una grotta con oltre mille etichette in cantina.
- Città Sant’Angelo (PE), il balcone sull’Adriatico a un quarto d’ora da Pescara: corso lungo, chiese, e la vista che nelle giornate limpide arriva dal Gran Sasso al mare.
- Civitella del Tronto (TE), con la fortezza borbonica che domina la valle del Salinello: una delle più grandi opere di ingegneria militare d’Europa, e l’ultima a resistere all’unità d’Italia.
Come si sceglie quello giusto per la giornata
La certificazione dice che il posto è bello, non che ci si sta bene a qualunque ora dell’anno. Qualche regola pratica, per non fare la strada a vuoto:
- Quota alta, stagione corta. Santo Stefano di Sessanio e Castel del Monte stanno sopra i 1.200 metri: d’inverno la neve è parte dello spettacolo, ma lo stato della strada va controllato prima di partire.
- La domenica pomeriggio i borghi si svuotano. Se ci vai per mangiare, la mattina o il sabato sera danno più garanzie, e la prenotazione non è un eccesso di prudenza.
- Le feste patronali cambiano tutto, in meglio e in peggio: paese pieno, parcheggi introvabili, ma anche l’unico giorno in cui vedi il borgo come è stato pensato. Le trovi nel calendario degli appuntamenti.
- Molti borghi non hanno bancomat né benzinaio. Il pieno si fa a valle: i prezzi comune per comune sono aggiornati ogni mattina.
- In quota il meteo è un’altra cosa. Fra la costa e i mille metri ci sono spesso dieci gradi e un temporale di differenza: le condizioni stazione per stazione valgono anche fuori stagione sciistica.
Quando andare, mese per mese
La stagione buona per i borghi abruzzesi è più lunga di quanto si pensi, ma cambia carattere.
- Primavera: fioriture, giornate lunghe, paesi ancora vuoti. È il periodo migliore per i borghi di montagna sopra i mille metri, appena la neve lascia le strade.
- Estate: paesi pieni, feste ogni settimana, ma anche caldo sopportabile in quota mentre sulla costa non si respira. Il vantaggio abruzzese è tutto qui.
- Autunno: la luce migliore dell’anno, i colori dei boschi, le sagre dei prodotti. Per le fotografie non c’è confronto.
- Inverno: pochi visitatori e atmosfera intatta, ma va messo in conto che molti locali chiudono e che la strada per i borghi alti richiede attenzione.
Il paradosso dei borghi certificati
C’è una tensione che nessuna guida racconta: la certificazione porta visitatori, i visitatori portano economia, l’economia salva le case ma cambia il paese. Nei borghi abruzzesi più famosi il fenomeno si vede già — case comprate da fuori, botteghe che diventano ristoranti, prezzi che salgono.
Il modello che qui funziona meglio è quello che tiene insieme le due cose: recupero delle case, ospitalità diffusa, e residenti che restano. Dove i residenti se ne vanno del tutto, il borgo diventa una scenografia. Chi ci va può fare la sua piccola parte scegliendo di spendere nelle attività del posto invece che nelle catene a valle.
Domande frequenti
Quanti sono i borghi abruzzesi nella lista ufficiale?
Sono circa una ventina, con variazioni annuali dovute a nuovi ingressi e a revoche. Il numero esatto e aggiornato è pubblicato dall’associazione, che è l’unica fonte attendibile.
Il Borgo dei Borghi e I Borghi più belli d’Italia sono la stessa cosa?
No. Il primo è un programma televisivo con un vincitore annuale scelto per voto; il secondo è un’associazione che certifica centinaia di comuni in base a requisiti oggettivi. Un borgo può essere nella lista e non partecipare al programma, e viceversa.
Un borgo certificato è più costoso da visitare?
Non per l’ingresso, che è libero: sono paesi, non musei. Possono esserlo ristoranti e alloggi nei centri più conosciuti, mentre nei borghi meno battuti i prezzi restano quelli di un paese qualunque.
Qual è il borgo abruzzese più vicino a Pescara?
Città Sant’Angelo, a una ventina di minuti d’auto dal centro. È anche quello con la stagione più lunga, perché la quota bassa lo rende accessibile tutto l’anno.
Si visitano bene con i bambini?
Dipende dal borgo: quelli a gradoni, come Santo Stefano di Sessanio, sono faticosi con il passeggino. Città Sant’Angelo, Caramanico e Casoli hanno percorsi più agevoli.
Meglio l’auto o i mezzi pubblici?
L’auto, quasi sempre: i collegamenti verso i borghi interni sono pochi e concentrati negli orari scolastici. Fanno eccezione i centri sulla direttrice della costa e alcuni comuni serviti dalla ferrovia.
Alla fine, «il borgo più bello d’Italia» resta una domanda mal posta. Quello giusto per la domenica che hai davanti, invece, è una domanda a cui in Abruzzo si può rispondere in venticinque modi diversi.