Bitcoin, l’Olanda starebbe riflettendo sulla sua messa al bando?

Il governo e le autorità monetarie dell’Olanda dovrebbero seriamente riflettere sulla possibilità di una messa al bando del Bitcoin e delle criptovalute in genere. Almeno questo è il parere di Pieter Hasekamp, ovvero il numero uno del central planning office del CPB, l’ufficio olandese delegato al compito di condurre studi e analisi per conto del governo. Un parere che è stato reso pubblico all’interno di un saggio e il quale dovrebbe senz’altro far suonare il campanello d’allarme nelle aziende del settore, considerato il livello del personaggio.

Instabilità e illegalità alla base del giudizio di Hasekamp

Secondo Hasekamp, il motivo che consiglia di prendere in considerazione la messa al bando delle criptovalute è da ricercare nella loro instabilità e nel fatto che si prestino alla perfezione per un utilizzo intensivo da parte delle bande criminali.
Si tratta in effetti di considerazioni le quali girano ormai da tempo. E che, in particolare quelle di carattere legale, sono state confutate da studi i quali non hanno avuto grande difficoltà a dimostrare come la realtà sia molto diversa. Nonostante ciò il fatto stesso che siano sempre di più i governi critici verso Bitcoin e Altcoin non manca di destare notevoli preoccupazioni nello spazio crittografico. Anche se non sono pochi i Paesi che sembrano invece decisi ad imboccare la direzione contraria.

El Salvador ha appena dichiarato il valore legale di BTC

Negli ultimi giorni si è parlato diffusamente di quanto sta accadendo in El Salvador. Ove su impulso del Presidente Nayib Bukele, il Bitcoin è stato dichiarato moneta a corso legale. Equiparato in pratica al dollaro statunitense, dovrà essere accettato in qualsiasi operazione di pagamento che avvenga all’interno del territorio nazionale.
Lo stesso Paese ha inoltre dichiarato la sua intenzione di non tassare le transazioni di questo genere. Una decisione che è stata salutata con estremo favore da Justin Sun, il fondatore di Tron. Il quale ha affermato la sua intenzione di stabilire uffici della sua azienda in El Salvador. Provocando al tempo stesso l’interessamento del Fondo Monetario Internazionale. Secondo il quale la decisione in questione pone non pochi problemi, i quali dovrebbero essere esaminati nel dettaglio, per capire cosa possa succedere. Proprio alla luce del fatto che BTC sarebbe considerato alla stregua di una moneta in un Paese e messo fuorilegge in altri.

Negli Stati Uniti monta il fastidio della politica verso il denaro digitale

Anche negli Stati Uniti di Bitcoin e criptovalute si discute molto, da tempo. Una discussione iniziata all’epoca in cui Facebook esplicitò la sua intenzione di dare vita ad una criptovaluta, Libra, poi ribattezzata Diem. Un intento che sin dall’inizio ha destato la furente reazione della politica. In particolare di Maxine Waters, presidente della Commissione sui Servizi Finanziari del Congresso statunitense. La quale ha spinto Facebook a ridimensionare i piani iniziali, per poter portare avanti il progetto.
I tamburi di guerra sono però tornati a rullare negli ultimi mesi. Quando prima il nuovo segretario al Tesoro Janet Yellen, poi la senatrice Elizabeth Warren e quindi l’ex presidente Donald Bush non hanno esitato a dichiarare la loro contrarietà agli asset digitali. Il tutto mentre si intensificano le iniziative legali contro aziende crypto lungo il territorio federale. Resta solo da capire se tra due mondi in questo momento così distanti sia destinata a scoppiare la pace o la guerra.

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