Bitcoin Law, le proteste in El Salvador si intensificano

La Bitcoin Law, il provvedimento che introduce il corso legale per il token inventato da Satoshi Nakamoto, continua a far discutere molto El Salvador. La decisione sponsorizzata da Nayib Bukele, infatti, è avversata addirittura dal 77% dei cittadini del piccolo Paese centroamericano. I quali temono fortemente la volatilità ormai proverbiale delle criptovalute, dimostrata del resto proprio dal crollo fatto registrare da BTC nel corso degli ultimi mesi. Un’avversione la quale inizia ora a dare lo spunto per le proteste di piazza.

Le proteste contro la Bitcoin Law

All’interno del territorio di El Salvador è stato emesso un divieto contro le proteste di piazza, valido per tre mesi. Il motivo sbandierato dal governo è da ravvisare nella necessità di arginare la diffusione del Covid. Secondo le opposizioni, però, non sarebbe altro che un escamotage per mascherare le intenzioni autoritarie di Bukele.
Un divieto il quale, comunque, è stato espressamente aggirato da un folto drappello di manifestanti, composto tra gli altri da militanti di sinistra e rappresentanti delle organizzazioni studentesche. I quali si sono presentati di fronte ai locali che ospitano l’Assemblea legislativa con il preciso intento di protestare contro la Bitcoin Law.
Ad organizzare la protesta è stato il Block of Resistance and Popular Rebellion, forte del 77% di cittadini salvadoregni che si proclama contrario alla legge la quale impone l’accettazione del Bitcoin alle aziende. Una avversione quindi fortissima e tale da poter rivelarsi pericolosa per la popolarità del partito di governo.

Le dichiarazioni di Idalia Zuniga sul provvedimento

A spiegare i motivi che spingono alla protesta è stata l’attivista Idalia Zuniga. Secondo la quale la legge sarebbe fonte di insicurezza legale e potrebbe essere lo strumento ideale per le frodi a scapito degli utenti. Senza contare la possibilità di un suo utilizzo per il riciclaggio di denaro proveniente da operazioni illegali.
Altri manifestanti hanno invece preferito puntare il dito sull’eccessiva volatilità di BTC, ricordandone le recenti vicissitudini che ne hanno abbattuto la quotazione dai quasi 64mila dollari di aprile ai 32mila di oggi. Dati tali da incutere timore, soprattutto alla luce della possibilità di utilizzare un dollaro statunitense il quale non è sottoposto a sbalzi di questo genere. Si tratta del resto delle stesse argomentazioni che hanno sinora spinto molti governi ad esplicitare la loro contrarietà nei confronti degli asset digitali.

Un processo legislativo molto discutibile

La Bitcoin Law, peraltro, sta procedendo nel Parlamento salvadoregno alla stregua di uno schiacciasassi. Il controllo ferreo di Bukele sull’Assemblea legislativa, infatti, ha permesso al provvedimento di essere approvato in poche ore e con una discussione ridotta al minimo. Se non addirittura inesistente, nonostante gli avvertimenti di FMI e Banca Mondiale Considerato come dopo l’approvazione servano 90 giorni prima che un provvedimento entri a regime, il corso legale del Bitcoin dovrebbe essere realtà già nel mese di settembre. Obbligando di conseguenza i cittadini del Paese ad esporsi ai rischi derivanti dalle fluttuazioni del token. Basterà di conseguenza un tweet di Elon Musk o la decisione contraria di un governo nei confronti di BTC per decidere le sorti di un bilancio aziendale o familiare.
Se Satoshi Nakamoto sperava di sovvertire il settore della finanza tradizionale, con il varo del Bitcoin, non sembra quello di Bukele il modo migliore per ottemperare alle sue speranze iniziali.

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