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Birre artigianali d’Abruzzo: i birrifici che hanno fatto conoscere la regione

Vent’anni fa, in Abruzzo, la birra era quella del bar. Oggi la regione ha birrifici che si trovano nelle carte dei ristoranti di mezza Europa, ed è successo grazie a poche persone che hanno cominciato quando in Italia non lo faceva quasi nessuno.

Che cosa vuol dire «artigianale» per legge

Non è un aggettivo libero. In Italia una birra può dirsi artigianale se è prodotta da un birrificio indipendente, con produzione annua sotto una certa soglia, e soprattutto se non è pastorizzata né microfiltrata. È questa la differenza tecnica che conta: la birra resta viva, con i lieviti ancora presenti, e per questo cambia nel tempo e va conservata con più cura.

Una birra «artigianale» pastorizzata, semplicemente, non è artigianale.

I nomi che hanno portato l’Abruzzo fuori dai confini

  • Opperbacco, a Notaresco nel Teramano: uno dei birrifici italiani più riconosciuti, con una produzione che va dalle birre di ispirazione belga alle sperimentazioni sui grani e sulle fermentazioni.
  • Almond ’22, a Spoltore, alle porte di Pescara: nato in un vecchio essiccatoio di mandorle, da cui il nome, è stato fra i pionieri del movimento artigianale italiano e ha costruito la sua identità su birre speziate e non convenzionali.
  • Birrificio Maiella, a Casoli nel Chietino: birre legate al territorio della montagna, con l’acqua come elemento distintivo.

Accanto a questi c’è una generazione di microbirrifici più giovani, spesso a conduzione familiare, che vendono in azienda e nei locali della zona. Sono quelli che conviene cercare quando si gira per i paesi.

Come si legge un’etichetta

  • Lo stile. IPA, Pils, Weizen, Blanche, Stout: dice il carattere prima ancora del produttore. Una IPA sarà amara e aromatica, una Weizen morbida e speziata.
  • Il grado alcolico. Sotto il 5 per cento si beve in quantità; sopra l’8 è una birra da meditazione, e va trattata come un vino.
  • La data di confezionamento. Le birre luppolate, soprattutto le IPA, danno il meglio nei primi mesi: l’aroma del luppolo se ne va. Le birre scure e forti invece migliorano.
  • Il fondo. Se rifermentata in bottiglia, sul fondo c’è il deposito di lievito: è normale, e si versa piano lasciandolo dentro se non lo si vuole nel bicchiere.

Come si serve, dove si sbaglia di più

La birra artigianale non va servita ghiacciata: sotto i 4 gradi non si sente niente. Le chiare stanno bene fra 6 e 8 gradi, le ambrate e le scure fra 8 e 12. Il bicchiere deve essere ampio, mai il boccale del congelatore, e va riempito lasciando salire due dita di schiuma: la schiuma non è sprecata, protegge gli aromi.

Il bicchiere va anche sciacquato con acqua fredda prima di versare: i residui di detersivo abbattono la schiuma in pochi secondi.

Con che cosa berla, qui

Gli abbinamenti che funzionano in Abruzzo sono i più semplici.

  • Una chiara secca con gli arrosticini, dove il grasso della pecora chiede pulizia.
  • Una ambrata maltata con i formaggi di montagna stagionati e con i salumi.
  • Una scura con i dolci di mandorla e cioccolato, dal parrozzo ai bocconotti.
  • Una blanche o una birra acidula con il pesce dell’Adriatico: funziona meglio di quanto ci si aspetti.

Dove si assaggiano

Molti birrifici vendono direttamente e organizzano visite; nei mesi caldi le sagre di paese e le rassegne dedicate portano più produttori nello stesso posto. Gli appuntamenti confermati settimana per settimana li trovi nel calendario.

Nei locali, il segnale che qualcuno ci ha pensato è la carta delle birre con gli stili indicati e le spine che cambiano: dove c’è una sola spina fissa tutto l’anno, la birra è un accessorio.

Gli stili che qui si trovano più spesso

Chi entra in un birrificio abruzzese senza sapere cosa chiedere può orientarsi su poche famiglie, che sono anche quelle che i produttori locali fanno meglio:

  • Le chiare di ispirazione belga, con lieviti che portano note speziate e fruttate: sono le più diffuse e le più facili da abbinare a tavola.
  • Le luppolate di scuola anglosassone, amare e aromatiche, che vanno bevute giovani perché il luppolo si spegne in fretta.
  • Le birre scure, tostate, da fine pasto o da abbinamenti importanti.
  • Le birre agricole, prodotte con orzo coltivato dallo stesso birrificio: in Abruzzo è una strada che diversi produttori hanno imboccato, e cambia il prodotto.

Perché una birra artigianale costa più del doppio

La differenza di prezzo rispetto a una industriale non è un ricarico arbitrario. Pesano l’assenza di pastorizzazione e filtrazione — che allunga i costi di gestione e accorcia la vita del prodotto — i volumi ridotti, che non permettono economie di scala, il costo delle materie prime scelte e non contrattate su grandi lotti, e il fatto che il birrificio, quasi sempre, distribuisce da sé.

C’è poi la voce che nessuno vede: la catena del freddo. Una birra non pastorizzata mal conservata perde qualità in poche settimane, e il produttore serio limita i canali di vendita proprio per controllarla. È il motivo per cui certe etichette si trovano solo in alcuni locali.

Come si conserva a casa

  • In piedi, non coricata: il contatto prolungato con il tappo altera gli aromi, e nelle birre rifermentate tiene il deposito sul fondo.
  • Al buio: la luce, anche quella di un negozio, produce difetti evidenti in poche ore su una bottiglia chiara.
  • Fresco e stabile: le oscillazioni di temperatura fanno più danni del caldo costante.
  • Le luppolate si bevono subito, le scure e le forti possono maturare.

Dove le birre abruzzesi finiscono a tavola

L’abbinamento con la cucina locale funziona meglio di quanto si pensi, e non solo con la pizza. Una chiara belga regge gli arrosticini molto meglio di un vino leggero, perché la carbonazione pulisce il grasso; una luppolata accompagna i fritti e i formaggi stagionati; una scura tostata sta bene con i dolci di mandorla e con la crostata di scrucchiata.

Il consiglio pratico per chi vuole provare: nei mesi delle sagre e delle feste di paese diversi birrifici sono presenti con il proprio banco, ed è l’occasione migliore per assaggiare più etichette pagando poco. Il calendario aggiornato di quello che succede in regione è negli appuntamenti.

Portare a casa la birra alla spina

Molti birrifici e locali riempiono contenitori da asporto, e la pratica funziona bene se si rispettano poche regole. Il contenitore deve essere pulito e freddo, il riempimento va fatto dal basso per limitare l’ossigenazione, e il prodotto va bevuto entro poche ore, o al massimo un paio di giorni se il contenitore è a tenuta.

Una birra alla spina versata in una bottiglia qualunque e lasciata in auto al sole perde tutto in mezza giornata. È il motivo per cui i produttori seri spiegano come conservarla e spesso rifiutano contenitori non idonei: non è puntiglio, è la differenza fra bere quello che hanno fatto e bere altro.

Domande frequenti

Che cos’è una birra artigianale per legge?

Una birra prodotta da un birrificio indipendente, sotto una determinata soglia di produzione, non pastorizzata e non microfiltrata.

A che temperatura si serve?

Fra 6 e 8 gradi le chiare, fra 8 e 12 le ambrate e le scure. Mai ghiacciata.

Il fondo nella bottiglia è un difetto?

No, è il lievito della rifermentazione in bottiglia. Si può lasciare nella bottiglia versando lentamente, oppure bere.

Le birre artigianali scadono?

Hanno un termine minimo di conservazione. Le luppolate vanno bevute fresche, le scure e alcoliche possono migliorare con il tempo.

Perché costano più delle industriali?

Per volumi di produzione più bassi, materie prime più costose e assenza di pastorizzazione, che riduce la durata e complica la logistica.

Si possono visitare i birrifici abruzzesi?

Molti organizzano visite e vendita diretta, di solito su prenotazione. Conviene contattarli prima di presentarsi.