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Storie di Chieti, puoi seguire dal vivo la nascita del busto di un santo da un tronco spezzato: ecco dove si trova

Da un albero spezzato nasce il volto di un santo

Se passi in questi giorni dal Bosco di Sant’Amico, a San Pietro Avellana, in Molise, trovi uno scultore chino su un tronco spaccato dal maltempo, intento a tirarne fuori un volto. Non è un restauro, è una nascita.

Il tronco in questione era un albero monumentale che lo scorso inverno si è spezzato in due parti sotto il peso della neve e del vento. La parte alta è andata perduta, ma la base è rimasta ben radicata proprio davanti al Santuario di Sant’Amico al Bosco, il luogo dedicato al patrono di San Pietro Avellana. Ed è da quella base, da quel legno già segnato dalla natura, che sta prendendo forma il busto del santo.

A occuparsene è Domenico Ferrante, scultore originario di Lanciano, in provincia di Chieti, a cui l’incarico è stato affidato dal Comitato 3 Novembre. Non è un lavoro da atelier chiuso: Ferrante scolpisce sul posto, con il tronco ancora piantato dove è sempre stato, e chi frequenta il bosco può vederlo lavorare dal vivo, un colpo di scalpello alla volta, mentre il volto del santo emerge lentamente dalle venature del legno danneggiato.

È un progetto che mette insieme tre cose che raramente stanno nella stessa frase: l’arte, la natura che si è già presa la sua parte, e la memoria religiosa di un paese. Il segno lasciato dal maltempo non viene cancellato, ma diventa il punto di partenza della scultura.

E qui viene il bello, perché questa non è la prima volta che Ferrante fa rinascere un albero abbattuto. In provincia di Chieti c’è già un intero parco nato dalle sue mani, e puoi andarci a vederlo oggi stesso.

Dove si trova, quante opere conta e come lo scultore abruzzese è arrivato a scolpire i tronchi spezzati: te lo raccontiamo nel prossimo capitolo.

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Chi è Domenico Ferrante, lo scultore dei tronchi

Domenico Ferrante viene da Lanciano, uno dei centri più grandi della provincia di Chieti, e nel tempo si è ritagliato una specializzazione che in Abruzzo non ha molti concorrenti: intervenire su alberi già caduti o spezzati, invece di partire da un blocco di legno scelto in falegnameria. È una differenza che conta. Lo scultore non decide la forma di partenza, la eredita da un evento che è già successo, un fulmine, una tempesta di vento, il peso della neve. Il suo lavoro comincia sempre da un incidente della natura, mai da una tela bianca.

Questo approccio richiede tempo, occhio e la capacità di leggere le venature e le spaccature del tronco come indicazioni, non come ostacoli. Ferrante non nasconde i segni lasciati dal maltempo, li integra nella scultura finale: una crepa può diventare una piega del volto, una frattura può segnare il confine tra due porzioni dell’opera. È lo stesso metodo che sta applicando ora sul busto di Sant’Amico, ed è il metodo che lo ha reso riconoscibile ben prima che arrivasse l’incarico del Comitato 3 Novembre.

Il Parco d’arte di Casoli, dove vederlo in provincia di Chieti

La prova più concreta di questo lavoro non è a San Pietro Avellana, ma molto più vicino, nella Villa Comunale di Casoli, in provincia di Chieti. Lì, in circa due anni di lavoro, Ferrante ha trasformato una serie di alberi abbattuti in un Parco d’arte: nove opere ricavate direttamente dai fusti, senza spostarli, senza tagliarli via dal loro punto di caduta originario.

Il parco di Casoli è oggi visitabile liberamente, ed è probabilmente il modo più semplice per farsi un’idea concreta di cosa significhi il lavoro di Ferrante prima ancora di vedere completato il busto di Sant’Amico. Camminare tra le nove sculture della Villa Comunale ti fa capire che la firma dello scultore lancianese è sempre la stessa: partire da un tronco che la natura ha già segnato, e lasciare che quel segno diventi parte della storia scolpita nel legno. Se ti stai chiedendo se ne valga la pena, la risposta è sì: sono opere che raccontano insieme un albero e la mano di chi lo ha trasformato, e non capita spesso di poterle vedere gratis, all’aperto, nel centro di un paese della provincia di Chieti.

Ma perché scolpire proprio un santo da un tronco spezzato dal maltempo, e cosa significa questa scelta per il paese di San Pietro Avellana? Nel prossimo capitolo entriamo nel senso più profondo di quest’opera.

Perché un albero spezzato diventa arte sacra

C’è una logica precisa dietro la scelta di scolpire proprio Sant’Amico da un tronco rotto dal maltempo, ed è una logica che a San Pietro Avellana capiscono bene. Il santo patrono non arriva su un piedistallo nuovo, arriva da un albero che il bosco a lui dedicato ha già perso in parte. Non è un dettaglio di poco conto: il Bosco di Sant’Amico non è un parco qualunque, è un’area boschiva che porta il nome del santo e che da sempre fa da cornice al Santuario di Sant’Amico al Bosco. Un albero di quel bosco, spezzato proprio davanti al santuario, diventa quindi qualcosa di più di un tronco da recuperare: è un pezzo del paesaggio sacro del paese che, invece di essere rimosso, torna a far parte della devozione locale sotto un’altra forma.

Il maltempo dello scorso inverno ha tolto qualcosa, la metà alta dell’albero è andata perduta. Ma quello che resta, la base ancora piantata nel terreno, diventa il materiale da cui nasce un’immagine nuova del santo. È un ribaltamento di senso che tocca da vicino il modo in cui una comunità elabora un danno naturale: invece di limitarsi a tagliare e rimuovere ciò che il vento e la neve hanno rovinato, il Comitato 3 Novembre ha scelto di trasformarlo in un segno che resterà nel tempo, proprio nel punto in cui l’albero è caduto.

Per chi vuole seguire il cantiere, la cosa più semplice è tornare al Bosco di Sant’Amico più volte nelle prossime settimane: Ferrante lavora sul posto, con il tronco ancora radicato, e ogni visita può restituire il busto un po’ più definito rispetto alla precedente. La scultura procede a vista, colpo dopo colpo, ed è questo il motivo per cui conviene passare al bosco più di una volta, non solo per il risultato ma per il processo stesso. Lo stesso vale, su scala diversa, per chi in provincia di Chieti vuole prima farsi un’idea del metodo dello scultore lancianese passando dalla Villa Comunale di Casoli, dove le nove opere del Parco d’arte raccontano già, tronco dopo tronco, come Ferrante trasforma un danno della natura in una presenza destinata a restare.

Fonti

  • Lo scultore abruzzese Domenico Ferrante trasformerà un albero spezzato nel busto di Sant’Amico (chietitoday.it)
  • Lo scultore Domenico Ferrante trasforma un albero nel busto di Sant’Amico – VastoWeb.com (VastoWeb.com)