Animali, il cavallo suda come te ma il cane no: ecco come proteggerlo dal colpo di calore

Torni dalla passeggiata con il cane e lo trovi steso sul pavimento fresco, lingua di fuori, fianchi che si muovono a scatti. Tu, invece, sei sudato fradicio. Stessa giornata calda, due corpi che reagiscono in modo completamente diverso. E qui casca l’asino: se pensi che il tuo cane “suda ma non si vede”, stai sbagliando premessa, e quella premessa sbagliata può costargli un colpo di calore.

Perché gli animali non sudano (o quasi)

La verità è che l’uomo è una specie piuttosto rara sotto questo aspetto. Abbiamo ghiandole sudoripare eccrine sparse su quasi tutta la pelle, pronte a produrre quel liquido che evaporando ci raffredda. La maggior parte degli altri mammiferi, invece, non ha questo sistema diffuso, e si affida a strategie completamente diverse per non surriscaldarsi.

Il tuo cane, per esempio, ha ghiandole sudoripare quasi solo sui polpastrelli: un’area minuscola, che serve a poco quando la colonnina di mercurio sale. Il raffreddamento vero avviene ansimando: l’aria che entra ed esce velocemente dalla bocca fa evaporare l’umidità dalle mucose e dalla lingua, portando via calore. È un sistema che funziona, ma ha un limite chiaro: se l’aria intorno è già calda e umida, ansimare diventa molto meno efficace, e il rischio di colpo di calore sale in fretta.

Se ti stai chiedendo perché l’evoluzione non abbia dotato tutti gli animali di ghiandole sudoripare come le nostre, la risposta ha a che fare con il pelo. Su un corpo coperto di pelliccia, il sudore fatica a raggiungere l’aria ed evaporare: resta intrappolato, inutile. Per questo molte specie hanno sviluppato comportamenti alternativi, dal leccarsi al cercare acqua, che vedremo nel dettaglio.

C’è però un’eccezione che sorprende quasi tutti: un animale che suda quasi come te, e forse anche di più.

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Come si raffredda ogni animale, il confronto

Il cavallo è l’anomalia che rovescia tutto quello che hai appena letto sul cane. Suda copiosamente, quasi come te, grazie a ghiandole apocrine distribuite sulla pelle. C’è di più: il suo sudore contiene una proteina, la latherina, che aiuta il liquido a distribuirsi sul pelo invece di restare intrappolato alla base, come succederebbe in altri animali pelosi.

È per questo che dopo un galoppo lo vedi coperto di schiuma bianca sul collo e tra le zampe: non è sporco, è il meccanismo di raffreddamento che sta funzionando alla perfezione.

Il gatto gioca una partita diversa. Ha anche lui qualche ghiandola sudoripora nei polpastrelli, ma il contributo al raffreddamento è minimo. La strategia vera è un’altra: si lecca il pelo, e la saliva che evapora dalla superficie del corpo porta via calore, un po’ come farebbe il sudore sulla tua pelle. Solo nei casi più estremi, quando anche questo non basta, il gatto inizia ad ansimare, ed è un segnale da prendere sul serio perché per lui non è normale.

Il maiale, al contrario di quello che dice il luogo comune, non ama il fango per sporcarsi. Ha pochissime ghiandole sudoripare funzionanti, quindi rotolarsi nell’acqua o nel fango è l’unico modo efficace che ha per abbassare la temperatura corporea: l’acqua che evapora dalla pelle fa il lavoro che altrove farebbe il sudore.

Gli uccelli non hanno proprio ghiandole sudoripare, nessuna. Disperdono calore ansimando, ma anche con un meccanismo curioso chiamato gular fluttering: fanno vibrare rapidamente la gola, aumentando l’evaporazione dalle mucose senza sprecare energia in un respiro pesante come quello del cane.

L’elefante ha risolto il problema in modo tutto suo. Non suda nel senso classico, ma dissipa calore soprattutto attraverso le orecchie enormi, piene di vasi sanguigni: agitandole, raffredda il sangue che le attraversa come farebbe un radiatore. Quando può, si aggiunge un bagno di fango o acqua, che protegge anche dal sole.

Anche molti roditori se la cavano senza ghiandole sudoripare sul corpo: regolano la temperatura dilatando i vasi sanguigni della coda, quando ce l’hanno, oppure spargendosi la saliva sul pelo con le zampe, un trucco che ricorda da vicino quello del gatto.

Animale Ghiandole sudoripare Meccanismo di raffreddamento principale
Cane Solo sui polpastrelli Ansimare
Gatto Minime, nei polpastrelli Leccarsi il pelo + ansimare in casi estremi
Cavallo Diffuse (apocrine) Sudorazione con latherina
Maiale Quasi assenti Rotolarsi nel fango/acqua
Uccelli Assenti Ansimare e gular fluttering
Elefante Assenti nel senso classico Orecchie vascolarizzate + bagnarsi

Perché l’uomo suda e (quasi) nessun altro animale così tanto

Se ti stai chiedendo perché proprio la nostra specie abbia sviluppato ghiandole sudoripare eccrine su quasi tutto il corpo, la risposta più diffusa tra chi studia l’evoluzione umana ha a che fare con la corsa prolungata. È un’ipotesi, non un fatto certo al cento per cento, ma è affascinante: i nostri antenati avrebbero cacciato inseguendo le prede per ore, sfiancandole con la resistenza più che con la velocità, un metodo che gli studiosi chiamano persistence hunting.

Un ghepardo ti stacca in pochi secondi, ma dopo poco deve fermarsi a smaltire il calore prodotto dallo sforzo. Un essere umano, sudando in modo diffuso ed efficiente, può continuare a correre nell’ora più calda del giorno, quando quasi tutti i predatori quadrupedi sono costretti a rallentare o cercare ombra.

Questa capacità ha un prezzo: perdiamo litri di acqua e sali minerali, per questo la disidratazione è un rischio concreto per noi quanto il colpo di calore lo è per gli animali. La differenza è che tu puoi bere, cambiare vestiti, entrare in un luogo con l’aria condizionata. Il tuo cane, il tuo gatto o il cavallo nella scuderia dipendono da te per avere le stesse possibilità.

Sapere questo cambia il modo in cui devi proteggere il tuo animale dal caldo.

Cosa cambia per te, come evitare il colpo di calore al tuo animale

Tutto questo confronto tra specie non è un esercizio da biologi: è la base per capire quando il tuo animale sta rischiando qualcosa, e non accusando il caldo come faresti tu con un ventaglio in mano. Il punto è che ogni specie mostra segnali diversi, proprio perché il suo sistema di raffreddamento è diverso, e riconoscerli in tempo fa la differenza tra un pomeriggio scomodo e un’emergenza veterinaria.

Nel cane il segnale d’allarme non è l’ansimare in sé, che è normale, ma il modo in cui lo fa. Se ansima con la bocca spalancata, la lingua molto allungata, la saliva che cola in modo eccessivo e magari fatica a stare in equilibrio, quel meccanismo che nello strato precedente ti ho descritto come efficiente ha smesso di bastare. A quel punto le mucose diventano molto scure o rosse, il respiro accelera senza ritmo e l’animale può crollare.

È il momento di portarlo all’ombra, offrirgli acqua fresca (non ghiacciata, per non causare uno shock) e bagnargli zampe e ventre, poi chiamare il veterinario senza aspettare che passi da solo.

Nel gatto il problema è che tende a nascondersi quando sta male, quindi il colpo di calore arriva spesso più avanti di quanto vorresti. Se lo vedi ansimare, quando normalmente non lo fa mai, o se smette del tutto di leccarsi e sembra svogliato oltre il normale, è il momento di intervenire: sposta subito la lettiera e le ciotole in una zona fresca della casa e valuta se tenere le tapparelle abbassate nelle ore più calde.

Per il cavallo, che suda copiosamente come hai visto, il rischio paradossale è la disidratazione: perde molti liquidi e sali minerali insieme al sudore, quindi va sempre garantita acqua abbondante e, nei climi più caldi, un’attenzione particolare durante lo sforzo fisico. Per maiali, conigli e altri animali da fattoria o da compagnia senza un buon sistema sudoripore, la regola resta identica: acqua a disposizione, ombra vera (non un telo che filtra il sole) e mai lasciarli chiusi in spazi senza ricambio d’aria.

Una buona pratica trasversale, valida per quasi tutte le specie di cui abbiamo parlato, è scegliere gli orari: le ore centrali della giornata, quando il calore è più alto, andrebbero evitate per passeggiate, spostamenti o attività fisica, spostando tutto al mattino presto o alla sera. Vale per il cane quanto per il cavallo, e anche per un coniglio tenuto in giardino, che va spostato all’ombra prima che il sole diventi un problema.

Se poi hai animali in casa durante l’estate, informarti su come climatizzare correttamente gli ambienti senza sprecare energia ti aiuta doppiamente: protegge loro dal calore e alleggerisce la bolletta, un tema che trovi approfondito nei nostri contenuti dedicati al risparmio energetico estivo.

  • Quali animali sudano come gli esseri umani? Il cavallo è l’esempio più noto: suda copiosamente grazie a ghiandole apocrine e a una proteina, la latherina, che aiuta il sudore a diffondersi sul pelo.
  • Come capisco se il mio cane sta soffrendo il caldo? Ansimare in modo eccessivo, saliva abbondante, debolezza o difficoltà a stare in piedi sono segnali da non ignorare: porta subito l’animale all’ombra e offrigli acqua fresca.
  • I gatti sudano dalle zampe? Sì, hanno alcune ghiandole sudoripare nei polpastrelli, ma il contributo al raffreddamento è minimo rispetto a leccarsi il pelo e cercare zone fresche.
  • Wikipedia (voce ghiandole sudoripare/termoregolazione)
  • risorse divulgative di veterinaria e zoologia
  • manuali di fisiologia animale

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