Lanciano 23 Maggio 2015 ancora una volta la marea no oil, no triv, o come preferiamo definirli : contrari alla petrolizzazione della costa adriatica si sono riuniti a Lanciano, ad una manciata di km di fronte la fetta di mare in cui dovrebbe sorgere Ombrina, la piattaforma petrolifera che minaccia la costa dei trabocchi. Un litorale ancora parzialmente incontaminato in mezzo ad una parte di costa che ha già dei problemi, la cui economia si regge prevalentemente sulla ricchezza del territorio e sul turismo.

Erano in 40 mila a manifestare, determinati, arrabbiati ma per nulla rassegnati alle decisioni del governo, che con il decreto "Sblocca Italia" ha di fatto sbloccato l'Adriatico alla speculazione dei petrolieri ( e commercianti di gas)

Già perchè Ombrina si potrebbe fare sul serio, il rischio che Medoilgas possa costruire una piattaforma petrolifera alta come un palazzo di 10 piani (35 metri x 24) a pochissimi km dalla spiaggia di San Vito è alto, da quando la commissione Valutazione Impatto Ambientale del  Ministero dell' Ambiente e della Tutela del Mare VIA-AIA "ha concesso l'autorizzazione" al progetto di perforazione di 4-6 pozzi, alla realizzazione di un serbatoio FPSO galleggiante per il trattamento e lo stoccaggio della produzione di olio, di una piattaforma OMB-A di produzione di gas ed olio, di una sealine per i trasferimenti tra la piattaforma OMB-A ed il serbatoio FSPO e di una sealine per il trasferimento del gas dalla piattaforma OMB-A alla piattaforma esistente Santo Stefano Mare 9.

In parole povere Ombrina Mare è un'enorme piattaforma petrolifera galleggiante collegata a 4 o 6 pozzi estrattivi e ad un'enorme nave raffineria da 50 mila tonnellate, lunga 320 metri (100 metri più lunga della curva nord del' Adriatico, per intenderci) che per 25 anni, secondo le previsioni della Medoilgas Italia, dovrebbe estrarre 5/7.000 barili di olio e di 85.000 Smc di gas al giorno rischia di contaminare per sempre questa fetta di mare.
Tuttavia i giochi non sono ancora conclusi del tutto, non è detta l'ultima parole in quanto il decreto fnale di autorizzazione deve essere emesso dai ministri dell' Ambiente e dei Beni Culturali, ma il processo di autorizzazione sta subendo dei rallentamenti a causa delle numerose interrogazioni parlamentari su denunciati conflitti d'interesse di membri del VIA e contiguità con la malavita organizzata.

Forum Abruzzese dei Movimenti dell'Acqua, Zona22, Coordinamento No Triv Abruzzo e Nuovo Senso Civico non ci stanno e in una nota congiunta fanno presente come oltre al danno ambientale ci sia anche un problema di democrazia e di corruzione criminale: "A nostro avviso fermo restando la verifica e l'accertamento dei fatti segnalati dai parlamentari e dai giornali da parte degli organi competenti, non è accettabile che il futuro della nostra regione per i prossimi decenni sia determinato da scelte di una commissione, peraltro in regime di prorogatio da quasi un anno, su cui pesano ombre così pesanti. Chiediamo quindi una verifica attenta anche per diversi procedimenti che sono ancora aperti pur avendo ricevuto il parere favorevole di compatibilità ambientale tramite i decreti dei due ministri"

Infine c'è l'ostacolo dei soldi: pochi maledetti e subito per Legambiente che nel dossier su Ombrina Mare presentato nel 2013, ha definito il progetto estrattivo come un'operazione "insensata" che dovrebbe fruttare agli abruzzesi un risparmio in bolletta di circa un caffè all'anno, altro che ridurre la dipendenza energetica dall'estero preventivata dalla Strategia Energetica Nazionale. Una marea di soldi invece sarebbero le Royalties, anche se in Italia sono molto più basse che all'estero, di cui il 55% spetterebbe alla Regione e che potrebbero sempre fare gola, anche se il Presidente D'Alfonso in campagna elettorale ha annunciato l'impegno a "difesa del mare dagli UFO" (pozzi di petrolio).