Quel 25 aprile era a Katmandu in vacanza, aveva deciso di trascorrere le ferie in Asia e sognava un'escursione sulla cima dell' Everest, ma il terremoto del 7,9 grado di magnitudo che ha ucciso 9000 persone, ha cambiato i suoi piani e probabilmente la sua vita. Quando la tremenda scossa ha colpito la capitale Nepalese Giuseppe Lalli, poliziotto di 51 anni di Vasto in servizio presso la Questura di Pescara stava visitando l'orfanotrofio di Katmandu:

"Mio fratello, monsignor Mauro Lalli, è il consigliere di nunziatura presso l'ambasciata del Vaticano a Delhi. Quel giorno aveva un meeting istituzionale all'orfanotrofio di Katmandu e io l'ho seguito. Lì c'erano bambini di sette e otto anni. La scossa di terremoto è stata fortissima e prolungata, eravamo a 15 km dall'epicentro. Non ho sentito il boato, ma ho visto i vetri delle finestre frantumarsi. Ho subito capito la gravità della situazione, avendo vissuto già i terremoti di Perugia e L'Aquila. Eravamo al terzo piano. Abbiamo preso i bambini e siamo scappati fuori. Nessuno si è fatto male. Il terremoto ha fatto crollare un'ala dell'edificio"

"Quei bambini mi hanno salvato: quel giorno non dovevo essere lì, ma nel centro della città che è andato distrutto. Ho cambiato programma solo perché mio fratello aveva una riunione istituzionale. Mi sento un miracolato" - Ha riferito Giuseppe, che è riuscito a mantenere la calma e da subito si è prodigato per aiutare la popolazione in ginocchio dopo il sisma."

Ha sentito il desiderio irrefrenabile di aiutare quei bambini in difficoltà  che lui definisce soldatini "Ogni volta che c'era una scossa, i bambini si alzavano e uscivano fuori come soldatini. Poi, una volta rientrati, si addormentavano subito" da qui la decisione di rifiutare un volo militare che lo avrebbe portato a casa e ha deciso di restare una settimana in Nepal con i volontari della croce rossa internazionale per aiutare: "Non voglio abbandonare questi bambini, Non voglio scappare, voglio aiutarli"

Una settimana di sopralluoghi e soccorsi nei villaggi devastati dal sisma, Lalli da subito, anche grazie alla sua esperienza di volontario a Vasto, ha dimenticato lo spavento e si è rimboccato le mani che "Ho visto di tutto: cadaveri sepolti già pronti per essere cremati, case distrutte, persone inginocchiate a pregare. C'era un nepalese che gridava e, disperato, ci chiedeva di aiutarlo a togliere le macerie perché lì sotto era sepolto il cadavere di un suo familiare. E' stato un inferno, ma non ho mai avuto paura perché in quei momenti hai poco tempo per pensare e devi solo rimboccarti le maniche per prestare soccorso"

Tornerà presto a Katmandu, ha deciso di studiare delle iniziative in favore degli orfani del terremoto, Giuseppe non ha figli, ma è come se ne avesse adottati: "Non potrò mai dimenticare gli occhi di quei bambini. Non sono sposato e non ho figli, ma è come se li avessi lasciati in Nepal""