Se confermato lo scandalo che coinvolge il depuratore di Chieti (Salvaiezzi) sarebbe drammatico sull'impatto ecologico che ne consegue. Spuntano nuovi riferimenti dalle carte dell'inchiesta della DDA (Direzione Distrettuale Antimafia), retroscena che fanno rabbrividire. Nell'inchiesta, nella quale sono  9 gli indagati, si fa riferimento a fanghi interrati e a liquidi tossici sversati nel Pescara.

La DDA, ipotizza, nel decreto di perquisizione, uno scenario di disastro ambientale di enormi proporzioni:

“Pur essendo a conoscenza dell’inquinamento che provocano le acque reflue rilasciate dall'impianto di depurazione consortile, gli indagati continuavano dolosamente a sversare nell’area circostante liquidi inquinanti interessando, oltre le acque superficiali, anche le acque sotterranee e persino l’interramento dei fanghi”

Il corpo forestale dello Stato, nel suo rapporto, fa espressamente riferimento alle acque reflue non depurate che sono state scaricate nel Pescara. Ad avvalorare il loro rapporto ci sono documentazioni fotografiche degli scarichi velenosi. Ogni giorno sarebbero arrivati decine di Tir provenienti prevalentemente dal Nord Italia per scaricare sostanze da smaltire nella discarica teatina. L'accusa ritiene che l'impianto di Chieti non ha tutte le analisi di tutte le sostanze entrate in discarica, aggravando la pericolosità delle possibili sostanze entrate senza che se ne conoscano la vera natura.

Tra i 9 indagati ci sono vertici del Depuracque, imprenditori del settore ecologico e 3 responsabili dell'ente pubblico del consorzio di Bonifica Centro.


F.D.T.