Pescara . Perchè ce l'hanno tutti con Lilli Mandara ? O meglio, perchè tutti i potenti d'Abruzzo ce l'hanno con lei ?
Di solito, quando un giornalista fa arrabbiare il potere è perchè sta facendo bene il suo mestiere. 

La notizia è che anche ieri in Consiglio Regionale si è parlato dei suoi articoli ( sulla controversa trattativa di acquisto della City )e il Consigliere Camillo D'Alessandro, nel suo intervento ha criticato duramente la giornalista invitando il Presidente Luciano D'Alfonso a querelarla anche lui, proprio come aveva già fatto Mario Amicone. Per fortuna la cosa si è risolta, ma la giornalista ha rischiato ancora un k.o. pesante.

Perchè Camillo D'Alessandro voleva far querelare la giornalista ? Per il titolo di un suo post “City, caccia alle tangenti” ritenuto lesivo. Chiariamo che tangenti finora non sono state trovate, ma che, in effetti, c'è un' inchiesta in atto per presunte irregolarità nei confronti ex amministratori, tecnici e costruttori .

Andiamo con ordine : alcuni giorni fa esce la notizia che Mario Amicone , vertice dell'Agenzia Regionale per l'Ambiente ha vinto una causa per diffamazione contro il Messaggero, contro la giornalista Lilli Mandara e il suo ex direttore Mario Orfeo per una storia risalente a tre anni fa. 

Se come in effetti ha stabilito un giudice, Amicone sia stato diffamato (?) sarebbe giusto che venisse risarcito, ma il fatto che ha destato particolare stupore ( e indignazione ) è che il risarcimento danni di 45 mila euro sia stato ingiunto soltanto verso la giornalista e non, come accade sempre, nei confronti del giornale e del direttore ( che solitamente possono contare su assicurazioni e fondi per questo genere di problemi legali frequentissimi per un giornale)

In questi giorni, la "giustizia" , o meglio la legge, farà il suo corso e la giornalista Lilli Mandara potrebbe subire addirittura un pignoramento di beni. 

La Mandara avrà capito la lezione ? Avrà finalmente imparato a tacere ? Questo non lo possiamo sapere, ma ciò che vediamo con grande chiarezza è un sistema intimidatorio nei confronti della giornalista e di tutta la stampa libera.

Dello stesso avviso anche l'Ordine dei Giornalisti che in una dura nota definisce l'azione di Amicone come "volontà di vendetta postuma" e un tentativo di soffocare la voce della giornalista che , attraverso il suo blog "Maperò " fa le pulci al potere e spesso e volentieri fa "vedere i sorci verdi" a quelli che contano.

Ecco la nota di Stefano Pallotta Presidente dell' Ordine dei Giornalisti  Abruzzesi :

"Gli attacchi alla libertà di stampa sembrano non avere più limiti. Ogni giorno che passa siamo costretti a registrare salti di qualità e innovative metodologie di intimidazioni nei confronti dei giornalisti tali da rendere effettivamente congruenti le classifiche che pongono il nostro paese a livelli non invidiabili sotto il profilo dell’esercizio del diritto-dovere di cronaca e di critica. 

L’ultima innovazione intimidatoria, che ha anche il sapore di una vendetta politica “postuma”, arriva da un politico che ha ingiunto un pignoramento per oltre 45 mila euro nei confronti della giornalista Lilly Mandara, condannata per diffamazione, insieme all’ex direttore del quotidiano di cui era dipendente, Il Messaggero, per una vicenda datata tre anni fa. Ebbene il personaggio in questione, che oggi dirige un Ente regionale, ha volutamente ignorato il direttore e l’editore, che avrebbero potuto soddisfare, grazie alle garanzie assicurative, la sua pretesa risarcitoria, per scaricarla interamente sulla collega che nei prossimi giorni dovrebbe subire il pignoramento dei beni

L’Ordine dei giornalisti d’Abruzzo non si limita a condannare tale comportamento, ma si adopererà affinché la collega non subisca un’angheria che, ancorché ammantata di legittimità, manifesta una proterva volontà di vendetta che non può essere tollerata dai giornalisti"